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Negli ultimi tempi c’è stata parecchia confusione intorno allo smart working nel pubblico impiego e il confronto col governo ha rischiato di incagliarsi intorno a sterili questioni buone solo per dibattiti mediatici. Ieri, finalmente, si è registrata una svolta dopo che il governo ha presentato lo “Schema di Linee guida in materia di lavoro agile nelle amministrazioni pubbliche” scaturito dall’incontro tra Funzione Pubblica e Organizzazioni Sindacali. Per la UIL la delegazione era guidata dal Segretario generale Pierpaolo Bombardieri.

Una volta tanto la politica ha rinunciato alla tentazione di calare dall’alto “regole speciali” per il lavoro pubblico e di abbracciare una concezione delle nuove modalità digitali del lavoro basata sulla responsabilizzazione degli operatori e sulla capacità dei dirigenti di pianificare e organizzare il lavoro per obiettivi e progetti.  

Di fatto le Linee guida recepiscono alcune istanze che stiamo portando avanti ai tavoli ARAN in sede di rinnovo dei CCNL 2019-2021. Tra queste istanze al primo posto c’è quella di evitare soluzioni preconfezionate riguardo a numeri, percentuali, livelli, condizioni personali e caratteristiche professionali dei destinatari. Per il sindacato la regolazione governativa deve limitarsi a definire una cornice generale che permetta al confronto con le rappresentanze dei lavoratori di svilupparsi all’interno di ciascuna amministrazione, lasciando libere le parti di fissare le condizioni organizzative più idonee alle specificità di ogni ente.  

Nelle Linee guida si afferma esplicitamente che esse “anticipano in parte” le previsioni dei CCNL e mirano a delineare le modalità di svolgimento della prestazione lavorativa agile con specifico riferimento “al diritto alla disconnessione, al diritto alla formazione specifica, al diritto alla protezione dei dati personali, al regime dei permessi e delle assenze ed alla compatibilità con ogni altro istituto del rapporto di lavoro e previsione contrattuale”. Al di fuori di questo perimetro di regolazione normativa c’è solo il Contratto collettivo.

Altri passaggi dell’intervento governativo indicano che stiamo andando nella direzione giusta. Per esempio:

  • dopo la fine della fase emergenziale il lavoratore in smart working dovrà essere fornito di “idonea dotazione tecnologica” e che l’accesso alle applicazioni dell’ente potrà avvenire esclusivamente tramite “la connessione Internet fornita dal datore di lavoro”;
  • l’adesione al lavoro agile è consentita a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla tipologia di orario e dalla durata del contratto di assunzione;
  • tramite accordo individuale scritto saranno regolate la durata del periodo di svolgimento dell’attività in modalità agile (a termine o a tempo indeterminato), le giornate di lavoro da svolgere in sede e quelle da svolgere a distanza, i tempi di riposo;
  • la prestazione lavorativa in modalità agile è svolta “senza un vincolo di orario” entro il limite delle ore di lavoro giornaliere e settimanali stabilite dai CCNL e andrà individuata una fascia di disconnessione nella quale il lavoratore non può essere richiesta alcuna prestazione.

Per concludere, riteniamo utile segnalare due importanti passaggi del testo governativo che aprono scenari innovativi in chiave di valorizzazione del ruolo della contrattazione in coerenza con i contenuti dei CCNL 2019-2021 in corso di definizione. Il primo, riguarda la previsione di specifiche iniziative formative riservate a chi opera in modalità agile. Il secondo, definisce un’ulteriore tipologia di telelavoro “con vincolo di tempo”. Cioè con orario di lavoro giornaliero predeterminato e, dunque, concettualmente diversa dal lavoro agile.

Al di là del rumore mediatico la paziente azione del sindacato sta dando i suoi frutti nell’interesse degli utenti dei servizi pubblici e dei lavoratori.

Sandro Colombi, Segretario generale UIL Pubblica Amministrazione

Roma, 23 ottobre 2021