Ven. 1 Marzo 2024 - 07:53

Miracolo neoliberista: finanziare i CCNL con la spending review. Intervista a Sandro Colombi

Sandro Colombi, Segretario generale UILPA

Il DEF 2023 appena approvato dal governo non prevede il finanziamento per il rinnovo del CCNL. È deluso?

 

Sono deluso, ma non sorpreso. Già in un recente incontro dei segretari generali di CGIL, CISL e UIL con il ministro Zangrillo, al quale hanno partecipato anche le categorie del pubblico impiego, si erano viste le avvisaglie di un atteggiamento dilatorio che ora è ufficialmente confermato. Al di là dei facili proclami e di vecchi slogan come quelli sulla performance o sulla ricerca delle eccellenze da valorizzare, la realtà dei fatti è che a questo governo, anzi alla politica nazionale in generale non importa un fico secco del lavoro pubblico.

 

Parole molto dure Segretario. Ma se le cose stanno così, a cosa è dovuto il disinteresse della politica nei confronti del lavoro pubblico?

 

Dal fatto che la politica pende dalle labbra di poteri economici. Quando si sente dire dagli industriali che i contratti collettivi non posso essere aumentati perché aumenterebbero la spirale inflazionistica e la politica ubbidisce, ciò significa che la programmazione economica non la fa più il governo. Il quale ormai amministra quello che altri poteri gli concedono di amministratore.

 

Secondi lei allora la politica di oggi ha margini molto ristretti di autonomia rispetto al passato?

 

Non è da oggi che le cose vanno in questa direzione. L’attuale governo non si distingue dagli altri che l’hanno preceduto se non per una più supina fedeltà agli assurdi meccanismi economico-finanziari che producono disuguaglianze e alimentano le divisioni sociali.  E ciò è confermato anche nei confronti di chi ancora non è povero ma si sta avviando su quella strada. Penso ai tanti lavoratori pubblici e privati col posto fisso ma che non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Cosa sta facendo per loro il governo? Li impoverisce ancora di più con le sue politiche economiche.

 

Parliamo del contratto del pubblico impiego. Un eventuale rinnovo quanto costerebbe?

 

Ho letto che servirebbero 8 miliardi per le amministrazioni centrali e un totale di circa 14 miliardi per tutta la P.A. Ma cosa vuole, sono tutti calcoli fatti a spanne, magari partoriti da chissà quale agenzia di rating internazionale, applicando non si sa bene quale misterioso algoritmo. Calcoli che automaticamente diventano la vulgata di una stampa anch’essa genuflessa dinanzi ai poteri economici.

 

Tuttavia il governo prevede il rinnovo del CCNL dei dipendenti pubblici.

 

Sì, ma come? Con la revisione della spesa pubblica. Proprio lei: la vecchia cara revisione della spesa pubblica del “Ce lo chiede l’Europa” che, a quanto pare, non passa mai di moda. Almeno finché serve ad assecondare le logiche neoliberiste che puntano alla progressiva dismissione del pubblico a vantaggio del privato.

 

Dunque quello che si dà con una mano si toglie con l’altra?

 

Esatto. Per finanziare gli incrementi contrattuali dei dipendenti pubblici occorrerà per forza tagliare i servizi sociali: istruzione, sanità, assistenza, giustizia, sicurezza, tutela del patrimonio culturale, vigilanza, prevenzione e così via.  Se, come tutto lascia prevedere, le cose andranno così, allora gli aumenti contrattuali i lavoratori se li pagheranno da sé.

 

A quanto lei dice il ventilato nuovo contratto sembrerebbe il gioco delle tre carte e sempre lei nei mesi scorsi ha denunciato che la parte normativa del CCNL 2019-2021 è inapplicata in molte amministrazioni, o lo è solo parzialmente. Che cosa sta succedendo nel mondo del pubblico impiego?

 

Niente di nuovo, purtroppo. Da anni c’è un’intera classe politica che sta riducendo ai minimi termini il mondo del pubblico impiego per favore i privati. I quali da anni si stanno appropriando dei servizi pubblici con risultati disastrosi. Ciononostante si continua su quella strada proprio perché la politica non è più in grado di alzare la testa. Per quanto concerne la parte normativa del CCNL 2019-2021 l’inapplicazione è a vasto raggio. Penso alla riforma dell’ordinamento professionale e alla definizione delle nuove famiglie professionali; penso agli accordi integrativi sul lavoro agile e da remoto per superare la fase emergenziale legata al Covid e sganciarsi dall’arbitrarietà di regole calate dall’alto; penso al nuovo sistema di partecipazione e all’attivazione degli organismi paritetici necessari a garantire la democrazia e la trasparenza nella gestione delle scelte organizzative all’interno delle amministrazioni.

 

In compenso, però, il governo ha appena varato un piano di assunzioni straordinarie per i ministeri. Non è quello che avete sempre chiesto anche per far fronte agli adempimenti del PNRR?

 

Sì. Peccato che i numeri delle nuove assunzioni nei ministeri siano risibili. In tutto non arriviamo a mille nuovi ingressi, a cui si aggiungeranno circa 2mila unità da destinare alle Forze di polizia e al settore della sicurezza. Pannicelli caldi se si pensa che nel biennio 2020-2021 le Funzioni Centrali hanno visto diminuire il loro personale di ben 14 mila unità.

 

Dinanzi ai vuoti di organico il governo intende assumere personale in somministrazione. Le sembra una buona soluzione? 

 

Per niente. Mentre servono tecnici specializzati e alte professionalità per non rischiare di perdere i finanziamenti del PNRR i politici cosa fanno? Ricorrono alle assunzioni veloci o al lavoro in affitto. In altre parole le professionalità destinate a mansioni complesse vengono selezionate con questionari a risposta multipla o, peggio, vengono forniti dalle agenzie di collocamento private. Quello che lascia stupefatti dinanzi alle decisioni dei politici di questo e di precedenti governi è la completa mancanza di conoscenza del mondo del lavoro pubblico. Forse consci di questo loro limite nel nuovo decreto assunzioni è prevista la nascita presso il Dipartimento della funzione pubblica di un Osservatorio nazionale del lavoro pubblico. Soluzione sbagliata a un problema reale. Il miglior osservatorio del lavoro pubblico esiste già: è il sindacato. Se la politica vuol sapere come vanno le cose negli uffici pubblici si rivolga a noi e la smetta di buttare via soldi in inutili carrozzoni.

 

A cura dell’Ufficio comunicazione UIL Pubblica Amministrazione

 

Roma, 15 aprile 2023

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