Sab. 2 Marzo 2024 - 05:44

Melis. L’illusione riformista del taylorismo amministrativo: far funzionare
lo Stato come l’industria

di Guido Melis

 

La prima guerra mondiale e l’immediato dopoguerra riproposero all’ordine del giorno il tema della riforma dell’amministrazione dello Stato. Rispetto all’età giolittiana, quando pure se ne era a lungo discusso, alcuni elementi nuovi rendevano ancora più urgente il problema: il primo era la crescita, avvenuta durante il conflitto, delle funzioni esercitate direttamente dallo Stato nel campo soprattutto dell’organizzazione dell’economia e specificamente della gestione industriale (si doveva recedere, come chiedevano a gran voce i liberisti capeggiati da Luigi Einaudi, oppure si doveva proseguire sulla strada, se non della statalizzazione, per lo meno del dirigismo statale?); il secondo era la riforma dei metodi di lavoro negli uffici pubblici.

 

E qui un gruppo assai attivo di studiosi e dirigenti amministrativi (questi ultimi prevalentemente attivi nel Ministero delle Poste e Telegrafi e raccolti intorno alla «Rivista delle comunicazioni») lavorava intensamente a un progetto di «industrializzazione» dei servizi amministrativi. Ciò che si voleva era introdurre anche nell’attività burocratica i metodi di lavoro moderni, ispirati al modello della grande industria fordista (specificamente alla catena di montaggio): dunque occorreva radunare i dipendenti in grandi open spaces (lo si faceva già del resto negli istituti bancari in molti paesi europei e anche in Italia); affidare a ogni lavoratore una sola mansione, posta in relazione di continuità con quelle dei colleghi; calcolare rigorosamente i tempi di esecuzione; semplificare le procedure; abolire il vizio capitale della comunicazione scritta e protocollata sostituendola con l’istantaneo contatto telefonico. Ciò naturalmente comportava un mutamento organizzativo radicale, e anche un diverso tipo di formazione (non più strettamente giuridica, per intanto, ma finalizzata specialmente alle mansioni che si sarebbero poi svolte). Torquato Carlo Giannini (1868-1962), dinamico direttore alle Poste e Telegrafi del primo reparto dell’Ufficio speciale per gli affari legali, di statistica e legislazione comparata, fu insieme il teorico principale del gruppo (ispirandosi soprattutto alle idee dell’imprenditore francese Henri Fayol) e lo sperimentatore in proprio, nella sua amministrazione, della nuova metodologia produttiva.


In questo brano, tratto da uno dei suoi tanti interventi, sono concentrate alcune delle sue proposte. Occorre aggiungere però che esse avranno vita breve: esclusa qualche applicazione nel ministero postelegrafico (specie il servizio assegni postali), non riusciranno a penetrare nel cuore dell’amministrazione del dopoguerra. Riproposte negli anni successivi al 1922, non avranno da parte fascista l’appoggio che alcune prime aperture avevano fatto sperare. Giannini fu, in qualche modo, un riformatore sconfitto.

 

Gli stessi esami di concorso, vertenti sopra rami di dottrina faticosamente e casualmente raggruppati fungono in sostanza come un mezzo per arrivare a una cernita fra i numerosi concorrenti, non per constatare il grado di attitudine caratteristica alle funzioni cui il candidato aspira. Gli ambienti di lavoro sono generalmente incomodi – non di rado poco salubri – adottati senza preoccupazioni delle finalità; persino quando si costruiscono ex novo, l’esigenza architettonica prevale sull’armonia fra l’ambiente e la sua destinazione (…). Il macchinismo in generale è ignorato negli uffici pubblici, come lo è il valore del tempo (…). Le necessità create dalla guerra hanno posto il colmo a questa dispersione – cosicché può dirsi senza tema di smentita che la pubblica amministrazione, salvo rare eccezioni, è una fucina di sottolavoro e che, salvo pochi casi, il tempo utilmente impiegato è appena di ½ su quello dichiarato o durante questo periodo la produzione è forse la metà di quella che potrebbe essere, in totale il rendimento è ridotto a ¼ .

 

(…). L’ambiente deve essere razionalmente costruito o adattato tenendo conto dello scopo cui lo si destina. Deve essere tale da favorire il massimo rendimento, vale a dire di permettere facilmente il controllo e ridurre al minimo il lavoro in perdita, il continuo e frequente spostamento delle persone. Il sistema di distribuzione cellulare, necessario per lavori di precisione e di calcolo, rende difficile la sorveglianza e facilita il sottolavoro e l’inazione, la pulizia dei locali è più difficile, la manutenzione ne è più costosa e via dicendo. (…)

 

È egualmente necessario che l’ambiente sia conforme alle regole igieniche, cioè sano, arioso, ben rischiarato. Non solo ciò evita le frequenti liti per infortuni dovuti a difettosa manutenzione e costruzione del locale (pavimenti rotti, correnti d’aria, oftalmine ecc.) ma con ciò si diminuiranno le malattie e quindi le assenze degli operatori. Inoltre è dimostrato che la specie di ambiente influisce sullo spirito di chi lavora abituando o no all’ordine, alla precisione ecc.

 

(…) La classificazione delle carte e dei documenti è anch’essa materia degna di particolare studio. Occorre una classificazione razionale e costante (…). Non è impossibile una classificazione fondamentale unica per tutte le amministrazioni, come si è arrivati ad una classificazione universale della dottrina. Formalmente occorre valersi di segni e colori, in modo da facilitare l’individuazione delle carte. Gli schedari e i registratori che furono mira di varie proposte nell’industria privata son sconosciuti nella pubblica amministrazione.

 

Il tipo usato di protocollo, che si conviene agli atti notarili, è la gora dove si impaludano spesso gli invii degli uffici, né questo facilita in alcuna guisa la indagine di un affare: qui pure l’industria privata ci porge l’esempio di un facile e comodo sistema di doppia classifica contemporanea, per nomi e per materie.

 

Bisogna valersi in ampia misura di tutti i mezzi meccanici che si conoscono e costruirne se occorre di speciali per speciali bisogni. (…). L’impiego di stenografi e di apparecchi scriventi (dictograph) consente di economizzare una metà almeno degli impiegati di concetto. (…). Anche la posta pneumatica ed in generale la posta meccanica concorre ad abbreviare il tempo necessario alla trasmissione delle carte da un ufficio all’altro (…).

 

In tutti i casi il cronometraggio, cioè il computo esattissimo dei minuti in cui si svolgono le singole parti di un’operazione, può rendere utili servizi.

 

(…) La corresponsione di premi d’incoraggiamento è fondamentale (metodo Stimulus): esso è la base di tutti i sistemi (Taylor, Gantt, York ecc.) di salario moderno. Essa può paragonarsi al lubrificante della macchina. Lo stipendio fisso o a tempo, improntati alle antiche cariche, prebende e benefici, è l’antitesi della produttività.

 

Torquato Carlo Giannini, La scienza del metodo nel lavoro delle grandi amministrazioni pubbliche, in «Rivista delle comunicazioni», XII, 1919, nn. 7, 9, 10, pp. 291 ss., 319 ss., 347 ss.

 

Fonte: Irpa.eu

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