Firmato il rinnovo del contratto per le funzioni centrali. Intervista a Sandro Colombi

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Allora Segretario, siamo finalmente arrivati alla firma del contratto per una parte considerevole del pubblico impiego: il comparto ministeri, le agenzie fiscali, gli enti pubblici non economici e gli organi costituzionali. Come è andata la trattativa?

È stata lunga, serrata, per certi versi anche aspra. Però credo che sia stata facilitata dal Patto per l’Innovazione firmato il 10 marzo scorso dai tre segretari confederali, dal governo e dal ministro della Funzione Pubblica. Credo che in un momento complicato come quello che stiamo attraversando ormai da quasi due anni a causa della pandemia il riconoscimento da parte della politica della centralità della Pubblica Amministrazione e il valore dei suoi dipendenti abbia costituito un atto importante per lo svolgimento di una trattativa stimolando le innovazioni che erano solo germogliate nel contratto 2016-2018 e che invece con questo contratto sono diventate una realtà.

 

A cosa si riferisce?

Mi riferisco al nuovo ordinamento professionale, che nel precedente contratto era solo una coda del documento e mi riferisco alla strutturazione all’interno del contratto collettivo nazionale del lavoro agile in termini di articolato completo, peraltro passando attraverso un accordo stipulato dalle confederazioni con il ministro della Funzione Pubblica e tramite il quale il lavoro agile è stato normato nelle sue due accezioni più utilizzate durante l’emergenza sanitaria: lo smart working e il telelavoro. Vorrei ricordare che nel precedente contratto di lavoro non erano stati scritti nemmeno i titoli. Ma ci sono una serie di novità all’interno dell’attuale contratto collettivo che ci fanno ben sperare sul mantenimento della centralità della Pubblica Amministrazione intesa come leva per garantire a cittadini, imprese e più in generale al Paese la ripresa economica di cui ha bisogno.

 

Restano tuttavia ancora da chiudere i contratti degli altri comparti pubblici.

Sì. Infatti questo delle Funzioni centrali è il primo dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego. Non ci aspettiamo niente di meno per quanto riguarda la sanità e le autonomie locali. È il momento del rilancio della Pubblica Amministrazione, è il momento del rinnovo generazionale, è il momento della valorizzazione delle professionalità e delle competenze massicciamente presenti all’interno del pubblico impiego, è il momento che si riconosca la centralità dello Stato e della sua forza-lavoro.

 

117 euro di aumenti lordi. È una cifra soddisfacente?

È una cifra in linea con gli aumenti contrattuali degli altri comparti, superiore al precedente rinnovo e che presenta un aspetto importante: siamo riusciti a far inserire il 3,87 percento di aumento sul tabellare determinando un aumento complessivo di circa il 5 percento. Ciò significa un miglioramento dei compensi economici fissi, ricorrenti e pensionabili. A questo aggiunga che nel 2022 arriveranno nelle buste paga dei dipendenti poco meno di 10 miliardi di arretrati. Naturalmente va tenuto conto che l’attuale contratto riguarda il 2019-2021. Perciò i rinnovi comprendono l’indennità di vacanza contrattuale, un meccanismo automatico che scatta quando appunto si è in attesa del rinnovo del contratto.

 

A cura dell’Ufficio comunicazione UIL Pubblica Amministrazione

Roma, 22 dicembre 2021

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