Dom. 25 Febbraio 2024 - 06:19

Anac. Indagine sulla prevenzione della corruzione

I punti critici

 

Difficoltà nell’effettuare la rotazione del personale a causa del numero ridotto di dipendenti in organico e delle resistenze ai cambiamenti; carenza di sensibilità verso il conflitto di interessi; mancanza dei controlli necessari all’applicazione del divieto di pantouflage; problemi con l’informatizzazione; ostacoli a garantire l’aggiornamento dei dati sulla trasparenza.

Sono solo alcune delle criticità riscontrate dai Responsabili della prevenzione della corruzione (Rpct) nell’attuare le misure di trasparenza e anticorruzione all’interno della Pubblica amministrazione italiana.

È quanto emerso dall’indagine effettuata da Anac tra gli Rpct.

 

Lo scenario delle pubbliche amministrazioni

 

Le problematicità accomunano sia le grandi e medie amministrazioni che le piccole anche se dall’esame dei questionari è nei piccoli enti che è più ampia (il 24%) la fetta di chi considera i doveri correlati alla prevenzione della corruzione come meri adempimenti formali che non migliorano il funzionamento dell’amministrazione.

Tra le grandi amministrazioni esaminate solo in nove enti i dipendenti vivono l’anticorruzione come un appesantimento burocratico fine a se stesso. Anac tuttavia ritiene che la scarsa sensibilità della struttura verso la materia dell’anticorruzione – seppure rilevata in pochi casi – sia per lo più dettata da una non profonda conoscenza della disciplina e delle sue finalità. Una maggiore diffusione della cultura della legalità all’interno degli enti, dunque, secondo l’Autorità, potrebbe certamente incrementare il livello di interesse dei dipendenti.

Tra le grandi amministrazioni sono stati esaminati 56 riscontri pervenuti (circa il 19%), di cui 31 inviati dagli enti campionati e 25 selezionati tra quelli che hanno aderito volontariamente all’iniziativa: si tratta di 8 Università; 14 Comuni e 2 Città Metropolitane; 2 Camere di Commercio; 27 soggetti appartenenti ad altre tipologie di enti; 3 Ministeri. Cinquantacinque i riscontri esaminati (circa il 19%) nelle piccole amministrazioni. Si tratta di: 27 piccoli comuni; 13 società pubbliche; 15 soggetti appartenenti ad altre tipologie di enti (enti pubblici, ordini professionali ecc.).

Sia nelle piccole che nelle grandi amministrazioni dall’analisi dei dati si evince la propensione ad individuare l’Rpct tra le figure dirigenziali. In molti casi la competenza acquisita in materia di anticorruzione e trasparenza e – nel caso dei piccoli enti le ridotte dimensioni e le poche figure dirigenziali disponibili – comportano un rinnovo quasi automatico dell’incarico con superamento del triennio nell’80% dei casi.

 

Le misure di prevenzione: criticità

 

Tra le misure di prevenzione della corruzione, la rotazione del personale è una di quelle dove i responsabili anticorruzione incontrano più difficoltà. Le criticità segnalate nell’indagine Anac sono: numero assai ridotto dei dipendenti in organico; resistenze di vario genere ai cambiamenti; specificità delle competenze e carenza di risorse alternative con pari competenze; difficoltà di programmare la rotazione in modo pluriennale. Problemi anche con l’informatizzazione: dai questionari esaminati emerge scarsa disponibilità di software adeguati; mancanza di profili idonei e limitata propensione del personale alla gestione informatizzata dei processi; costi eccessivi.

Problemi con la trasparenza per la difficoltà a garantire l’aggiornamento tempestivo dei dati, anche per la scarsa efficienza del sistema di tracciamento del flusso informativo; eccessiva mole della documentazione da pubblicare; poca formazione e scarsa gestione flussi informatizzati.

Sono pochissimi i casi di conflitti di interessi e pantouflage rilevati.

Gli Rpct lamentano una scarsa sensibilità sul tema che, secondo Anac, potrebbe derivare anche da una seria difficoltà a intercettare i fenomeni rendendo poco efficace la strategia di prevenzione su questo punto. In particolare nelle piccole amministrazioni le criticità rilevate in riferimento all’attuazione delle misure di prevenzione sono connesse alle ridotte dimensioni dell’ente, che difficilmente riesce ad adeguarsi alle prescrizioni dettate in materia per mancanza di risorse umane ed economiche sufficienti.

Nelle piccole amministrazioni sono state segnalate criticità anche in materia di whistleblowing relative all’aggiornamento della piattaforma e alle difficoltà a garantire la riservatezza dell’identità del segnalante in una piccola struttura.

 

Le misure sulla trasparenza: le proposte

 

Per quanto riguarda la trasparenza agli Rpct è stato chiesto se viene effettuata la trasmissione/ pubblicazione dei dati e delle informazioni nella sezione “Amministrazione Trasparente” del sito istituzionale dell’ente.

I riscontri pervenuti evidenziano un buon grado di assolvimento degli obblighi (il 100 % dei soggetti intervistati ha risposto positivamente, i 95% nei piccoli enti), e un buon grado di controllo del Rpct.

Dall’indagine sono emerse anche proposte di semplificazione degli obblighi di pubblicazione. Tra le più significative: centralizzare le informazioni relative alle pubbliche amministrazioni; semplificare la previsione sui parenti entro il secondo grado, e la previsione di pubblicazione per i tre anni successivi; valutare l’individuazione di un unico strumento di pubblicazione degli avvisi/ bandi di concorso, coordinando o limitando le altre pubblicazioni legali nazionali, regionali e sui siti degli enti.

Tra le criticità nell’attuazione degli obblighi di trasparenza emergono problemi nella raccolta delle informazioni sui titolari di altri incarichi dovuti per lo più alla scarsa collaborazione dei soggetti interessati. Per quanto riguarda la pubblicazione dei dati dei consulenti e dei collaboratori, agli Rpct risulta complesso acquisire i curricula in formato europeo soprattutto nel mondo accademico dove viene utilizzato un cv che riassume le pubblicazioni e i progetti di ricerca mentre la necessità di fornire un cv in formato europeo è vissuta da molti come vessatoria. Inoltre, gli studiosi provenienti da paesi extra UE utilizzano format previsti nei loro paesi e non è certo possibile costringerli a utilizzare un formato diverso.

 

Monitoraggio delle misure

 

In riferimento alle modalità utilizzate per il monitoraggio delle misure di prevenzione, risulta che 25 tra i grandi enti esaminati non hanno provveduto ad informatizzare le attività.

Il metodo utilizzato è quello di compilazione di schede di rilevamento precostituite. Anche la maggioranza degli enti piccoli utilizza un sistema di rilevazione manuale dello stato di attuazione delle misure. Ciò dipende per lo più dalla mancanza di risorse sufficienti a informatizzare le attività.

 

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