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UIL Veneto. Reddito d’inclusione, domande e risposte

L’Adi è compatibile con il lavoro?

 

Sì. La misura dell’Adi è compatibile con lo svolgimento di un’attività di lavoro, rispettivamente dipendente o autonomo, purché il reddito percepito dal nucleo non superi i valori soglia per accedere al beneficio.

 

Cosa succede se nel nucleo familiare è presente un componente che lavora?

 

Se nel nucleo del richiedente disoccupato è presente un componente che lavora, va comunicato attraverso il modello Adi Com ridotto.

 

 

È indispensabile che nel nucleo ci sia almeno una persona disabile, oppure un minorenne, oppure un over 60 oppure una persona inserita in programma di cura e assistenza dei servizi socio sanitari territoriali?

 

Sì, se non è presente nessuna persona con le suddette caratteristiche non si ha diritto all’ADI. In tal caso si può valutare la domanda di Supporto Formazione Lavoro.

 

Come viene erogato il beneficio economico?

 

Il beneficio economico viene erogato attraverso uno strumento di pagamento elettronico ricaricabile, denominato “Carta d’inclusione”

 

Che decorrenza avranno le domande presentate e completate del PAD entro il mese di febbraio 2024?

 

Avranno decorrenza marzo 2024

 

Quanto dura il beneficio economico?

 

Il beneficio economico è erogato mensilmente per un periodo continuativo non superiore a diciotto mesi e può essere rinnovato, previa sospensione di un mese, per periodi ulteriori di dodici. Allo scadere dei periodi di rinnovo di dodici mesi è sempre prevista la sospensione di un mese.

 

Si può presentare domanda con l’ISEE presentato nel 2023?

 

In tema di presentazione della domanda di Assegno di Inclusione, fino al mese di febbraio 2024, ai fini del riconoscimento e dell’erogazione del beneficio, continuerà ad avere validità l’ISEE familiare presentato per il 2023, che non deve superare la soglia di 9.360 euro.

 

Come presentare la domanda?

 

La domanda può essere presentata sul sito dell’INPS, tramite SPID o attraverso i Patronati e, dal 1° gennaio 2024, anche attraverso i Caf. Una volta compilata e inviata la domanda di Assegno di Inclusione, si dovrà procedere contestualmente all’iscrizione alla piattaforma SIISL (Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa) e alla successiva sottoscrizione del Patto di Attivazione Digitale (PAD) del nucleo familiare.

 

Quanto deve essere l’ISEE per l’assegno d’inclusione?

 

L’Isee, non deve superare i 9.360 euro. Il reddito familiare deve essere inferiore alla soglia di 6mila euro annui, moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza Adi.

 

Se faccio la domanda il 1° gennaio 2024, quando potrò ricevere il beneficio?

 

Il beneficio decorre dal mese successivo a quello di sottoscrizione, da parte del richiedente, del patto di attivazione digitale.

 

Cos’è l’Assegno di Inclusione e a chi si rivolge?

 

l’Assegno di inclusione è una misura di sostegno economico e inclusione sociale e professionale rivolta a:

 

  • nuclei con minorenni

 

  • nuclei con persone con disabilità (allegato 3 al DPCM 159/2013)

 

  • nuclei con persone anziane con almeno 60 anni

 

  • nuclei con componenti in condizioni di svantaggio e inseriti in programmi di cura e assistenza dei servizi socio sanitari territoriali certificati dalla pubblica amministrazione.

 

Come si definisce la condizione di svantaggio e che certificazione è necessaria?

 

Con decreto attuativo verrà chiarito il tipo di certificazione necessaria per le diverse categorie di svantaggio. Per ora, a titolo esemplificativo, si considerano in condizione di svantaggio:

 

  • le persone in carico ai servizi per le persone con disabilità

 

  • le persone in carico ai servizi per le dipendenze

 

  • le persone in carico ai servizi per le donne vittime di violenza

 

  • le persone in carico ai servizi psicologici per la salute della persona

 

  • le persone in carico ai servizi per le malattie psichiatriche

 

  • le persone senza fissa dimora, iscritte nel registro di cui all’articolo 2, quarto comma, della legge 24 dicembre 1954, n.1228, in carico ai servizi sociali territoriali.

 

Quale è il primo passo che il richiedente ADI dovrà compiere?

 

Il richiedente presenterà telematicamente a INPS la richiesta dell’Assegno di Inclusione. L’INPS informa il richiedente che per ricevere il beneficio economico deve effettuare l’iscrizione presso la nuova piattaforma digitale SIISL al fine di sottoscrivere un Patto di Attivazione Digitale, autorizzando espressamente la trasmissione dei dati relativi alla domanda ai Centri per l’impiego, alle agenzie per il lavoro, agli enti autorizzati all’attività di intermediazione, nonché ai soggetti accreditati ai servizi per il lavoro ai sensi dell’art. 12 del d. lgs. 150/2015.

 

Cosa si intende per percorsi di protezione relativi alla violenza di genere? E chi li certifica? Ad esempio, è necessario l’inserimento in casa rifugio o la denuncia avvia già il percorso di protezione?

 

Fatte salve ulteriori specificazioni, l’articolo 6, comma 5, lettera d-bis, prevede una presa in carico da centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni o dai servizi sociali nei percorsi di fuoriuscita, anche a seguito di provvedimento dell’Autorità Giudiziaria.

 

La pensione di cittadinanza verrà eliminata completamente dal 2024?

 

A partire dal 1° gennaio 2024 la misura della pensione di cittadinanza è abolita. A decorrere da tale data per i nuclei con minorenni, persone con disabilità come definita definite ai sensi del regolamento ISEE, persone anziane con almeno 60 anni di età, componenti in condizioni di svantaggio e inseriti in programmi di cura e assistenza dei servizi sociosanitari territoriali certificati dalla pubblica amministrazione, sarà possibile presentare domanda ai fini del riconoscimento dell’Assegno di Inclusione, la nuova misura di sostegno economico ed inclusione sociale e professionale.

 

Qual è il ruolo dell’Ufficio Anagrafe nella nuova misura?

 

In base all’art. 8, comma 11, Decreto-Legge 48/2023 convertito, con modificazioni, dalla L. 3 luglio 2023, n. 85, i comuni sono responsabili delle verifiche e dei controlli anagrafici, attraverso l’incrocio delle informazioni dichiarate ai fini dell’ISEE con quelle disponibili presso gli uffici anagrafici e quelle raccolte dai servizi sociali e ogni altra informazione utile per individuare omissioni nelle dichiarazioni o dichiarazioni mendaci al fine del riconoscimento del beneficio. Tuttavia, ai sensi dall’articolo 4, comma 1 del medesimo decreto, i requisiti anagrafici sono preventivamente verificati dall’INPS anche sulla base delle informazioni messe a disposizione dal Ministero dell’Interno attraverso l’Anagrafe nazionale della popolazione residente. Pertanto, l’INPS per il tramite di GePI, invierà ai Comuni la richiesta di effettuare le verifiche laddove risulti necessario un supplemento di istruttoria rispetto alle informazioni nella loro disponibilità.

 

I controlli del nucleo familiare saranno fatti preliminarmente alla percezione della misura?

 

L’ Assegno di inclusione è richiesto con modalità telematiche all’INPS, che lo riconosce, previa verifica del possesso dei requisiti e delle condizioni previsti richieste dalla legge, sulla base delle informazioni disponibili sulle proprie banche dati o messe a disposizione dai comuni, dal Ministero dell’interno attraverso l’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), dal Ministero della giustizia, dal Ministero dell’istruzione e del merito, dall’Anagrafe tributaria, dal pubblico registro automobilistico e dalle altre pubbliche amministrazioni detentrici dei dati necessari per la verifica dei requisiti, attraverso sistemi di interoperabilità, fatti salvi i controlli previsti dall’articolo 7 decreto-Legge 48/2023 convertito, con modificazioni, dalla L. 3 luglio 2023, n. 85.

 

Che sanzioni sono previste in caso di dichiarazioni false oppure omissione di informazioni dovute?

 

Chiunque per ottenere indebitamente l’ADI rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o omette informazioni dovute è punito con la reclusione da due a sei anni. L’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, e di altre informazioni dovute e rilevanti è punita con la reclusione da uno a tre anni.

 

Quanti anni di residenza sono necessari per richiedere l’ADI?

 

Per richiedere l’ADi sono necessari almeno cinque anni di residenza in Italia, di cui gli ultimi due in maniera continuativa, per il richiedente. Tutti gli altri componenti del nucleo inseriti nella scala di equivalenza dovranno risultare residenti in Italia al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio.

 

Tutti i componenti del nucleo devono avere una residenza di almeno 5 anni?

 

Il requisito della residenza in Italia per almeno cinque anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo, si intende riferito esclusivamente al richiedente il beneficio economico e non ai componenti il nucleo familiare rientranti nella scala di equivalenza di cui al comma 4 decreto-Legge 48/2023 convertito, con modificazioni, dalla L. 3 luglio 2023, n. 85. In riferimento a questi ultimi è necessario che siano residenti in Italia al momento della presentazione della domanda e durante l’intera fruizione del beneficio.

 

Quale titolo di soggiorno devono possedere gli altri componenti del nucleo familiare ai fini AdI?

 

La norma richiede solamente che siano residenti in Italia al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio.

 

Qualora una persona abbia commesso un reato ma abbia scontato la propria pena in carcere/misura alternativa alla detenzione nel periodo precedente alla domanda, rientra nella possibilità di richiedere l’assegno di inclusione?

 

Se non sono decorsi 10 anni dalla condanna no. Più nel dettaglio, il beneficiario dell’assegno di inclusione, che si tratti del richiedente l’ADI o un componente del nucleo incluso nella scala di equivalenza, non deve essere sottoposto a misura cautelare personale o a misura di prevenzione; nei suoi confronti non deve essere stata pronunciata, nei dieci anni precedenti la richiesta, sentenza definitiva di condanna o sentenza adottata ai sensi degli artt. 444 e seguenti del codice di procedura penale.

 

Da chi saranno effettuati i controlli sulla continuità della residenza (cioè che non vi sia stata una assenza dal territorio italiano per oltre 2 mesi o 4 mesi non continuativi negli ultimi 18 mesi)?

 

In attesa di ulteriori specificazioni circa le modalità di controllo, si richiama l’articolo 3, comma 8 del D.L. 48/2023 che pone in capo al beneficiario dell’Assegno di inclusione la comunicazione di ogni variazione delle condizioni e dei requisiti di accesso alla misura e per il suo mantenimento – tra questi la residenza in Italia – a pena di decadenza dal beneficio, entro quindici giorni dall’evento.

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