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UIL. Imu: il ballo
del mattone

1992 nasce l’ISI

 

In principio era l’ISI (Imposta Straordinaria sugli Immobili), correva l’anno 1992 con il Governo Amato (Decreto-legge n.333/1992), sotto la morsa della crisi economica e con un’inflazione galoppante.

L’aliquota era del 2 per mille per l’abitazione principale e del 3 per mille per gli altri immobili sulle rendite catastali rivalutate con moltiplicatore pari a 100 per le abitazioni (prima e seconda casa) e le loro pertinenze.

Venivano esentati gli edifici di culto, i fabbricati di proprietà della Santa Sede, i fabbricati appartenenti agli Stati esteri, gli immobili utilizzati per scopi socioassistenziali.

Da “imposta straordinaria” diviene la stabile ICI

 

Passarono 5 mesi e da “straordinaria” l’imposta si trasformò in comunale stabile: con il Dlgs 504/1992, venne istituita l’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili), il cui gettito era di esclusiva competenza dei Comuni.

Le aliquote (prima e seconda casa) potevano variare dal 3 al 7 per mille (a facoltà del Comune), con aliquote anche al 9 per mille per particolari tipologie di immobili (aree fabbricabili, appartamenti sfitti da oltre 3 anni).

La base imponibile per le abitazioni era: rendita catastale moltiplicata 100 e rivalutata del 5%.

Per le abitazioni principali era prevista una detrazione di base di 103,29 euro, che i Comuni a discrezione potevano aumentare.

Nel 2008, il Governo Berlusconi appena subentrato in carica, nel mese di maggio con la Legge 126/2006, elimina l’ICI sulla prima casa, ad esclusione delle cosiddette abitazioni di lusso, lo 0,5% del totale del patrimonio abitativo (168 mila unità), accatastate in A/1, A/8 e A/9 (abitazioni di lusso, ville e castelli).

IMU/TARES

 

Si ritorna a parlare di ICI (Governo Berlusconi), sia sulla prima, sia sulla seconda casa, in occasione del Decreto del Federalismo Fiscale (Dlgs 23 del Marzo del 2011), inerente il fisco municipale.

Durante i lavori preparatori si è a lungo fatta una riflessione tra le varie forze politiche sull’opportunità di ripristinare una qualche forma di tassazione sulla prima casa.

Alla fine si decise di non tassare la prima casa, ma di istituire l’IMU (Imposta Municipale Unica), che modificava la vecchia ICI e l’IRPEF sugli immobili.

La nuova imposta sostituisce, l’ICI e l’IRPEF e le relative Addizionali sui redditi fondiari in un’unica imposta, a partire dal 2014.

L’imposta non si applica alle abitazioni principali e ad una sola pertinenza accatastata in C/2, C/6 e C/7.

L’aliquota ordinaria dell’IMU è fissata al 7,6 per mille con facoltà dei Comuni di aumentarla o diminuirla fino ad un massimo del 3 per mille.

Si ritorna a parlare di tassazione della prima casa nell’autunno del 2011 a seguito della famosa lettera della BCE e alle sollecitazioni dell’Unione Europea con le famose 39 domande dell’UE al Governo italiano dove al numero 7 si chiedeva: il Governo italiano sta valutando l’idea di reintrodurre la tassa sulla prima casa (ICI)?

Con il Governo Monti attraverso il Decreto Salva Italia si riordina la tassazione sulla casa: si introduce l’IMU anche sulla prima casa a partire dal 2012 e si perfeziona la TARES a partire dal 2013.

Per l’IMU vengono riviste le vecchie rendite catastali con un’ulteriore rivalutazione del 60%, restano invariate le aliquote ordinarie sulle seconde case ed altri immobili al 7,6 per mille, il cui gettito va suddiviso al 50% tra Stato centrale e Comuni, mentre l’aumento o diminuzione del 3 per mille è a carico dei Comuni.

Mentre per la prima casa, l’aliquota è fissata al 4 per mille con facoltà dei Comuni di aumentarla o diminuirla del 2 per mille, la detrazione è di 200 euro più 50 euro per ogni figlio minore di 26 anni fino ad un massimo di 8 figli (400 euro).

La TARES, invece, riprende lo schema correttivo dal decreto sul federalismo fiscale municipale: per quanto riguarda i rifiuti la tassa è determinata dalle componenti essenziali del costo del servizio in modo da assicurare la copertura integrale dei costi, a cui vanno aggiunti 30 centesimi al mq per la parte dei servizi indivisibili aumentabili fino a 40 centesimi dai Comuni.

La IUC: il contenitore di TASI, TARI, IMU

 

Il Governo Letta nel 2013 (Legge 27 dicembre 2013, n. 147), riforma l’IMU ed introduce l’Imposta Unica Comunale (IUC).

Fanno parte della IUC la nuova tassa la TASI (Tassa Servizi Indivisibili), la TARI (Tassa Rifiuti), e l’IMU.

L’IUC non è quindi una vera e propria imposta unica, ma un contenitore che racchiude in sé tre imposte distinte: la TASI, la TARI e l’IMU.

La TASI sostituisce l’IMU sulle abitazioni principali.

L’aliquota massima era del 2,5 mille, ma ogni singolo Comune aveva autonomia di introdurre delle agevolazioni sulla prima casa introducendo un’addizionale fino allo 0,8 per mille sull’aliquota TASI prima casa e IMU altri immobili.

Il Governo Renzi successivamente nel 2016 abolisce la TASI sulla prima casa lasciandola soltanto sulle prime case di lusso.

La situazione ad oggi

 

E veniamo ai giorni nostri: nel 2020 la TASI viene completamente abolita e resta soltanto l’IMU.

È l’ultimo atto della telenovela del “ballo del mattone”.

Ma quanto si paga e chi paga?

Per il 2023 gli italiani si preparano a versare 22,1 miliardi di euro di IMU (11 miliardi di euro con l’acconto del prossimo 16 giugno).

Saranno chiamati ai versamenti oltre 25,3 milioni di proprietari (il 41% sono lavoratori dipendenti e pensionati), di immobili diversi dall’abitazione principale (seconde case, seconde pertinenze, negozi, capannoni, alberghi ecc.).

Il costo medio complessivo dell’IMU per una “seconda casa”, ubicata in un capoluogo di provincia sarà di 1.074 euro medi (537 euro per l’acconto di giugno), con punte di oltre 2 mila euro nelle grandi città.

 

Un’analisi a cura della UIL Servizio Politiche del Lavoro, Coesione e territorio

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