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Dal 2026 il Fisco metterà le mani in tasca agli statali morosi

Statale moroso, statale prezioso… per il Fisco. Dal 2026 infatti lo Stato inizierà a prelevare direttamente dai salari dei propri dipendenti che hanno debiti fiscali superiori a 5.000 euro.

 

Il meccanismo, previsto nella legge di Bilancio dello scorso anno attraverso una modifica dell’art. 48 bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (“Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddit1o”), colpirà chi guadagna più di 2.500 euro al mese: un settimo dello stipendio sarà trattenuto fino all’estinzione del debito, più un 10% sulla tredicesima.

 

Ogni volta che un’amministrazione pubblica erogherà uno stipendio, una pensione o un’indennità dovrà verificare preventivamente la eventuale presenza di un debito fiscale da parte del beneficiario nei confronti del Fisco, all’esito positivo della quale scatterà la trattenuta.

 

Secondo il MEF, circa 180 mila dipendenti pubblici rientrano in questa categoria. Il governo conta di recuperare appena 36 milioni di euro nel primo anno — una cifra ridicola rispetto al gigantesco buco della riscossione italiana.

 

Infatti, nel Paese ci sono 22,8 milioni di contribuenti indebitati col Fisco, per un totale monstre di 1.274 miliardi di euro non riscossi. Solo una minima parte — circa 100 miliardi — sarebbe realisticamente recuperabile.

 

Nonostante l’entità del problema, la stretta si concentra sugli statali, mentre il resto dell’iceberg di crediti rimane sott’acqua, dove resterà per sempre.

 

Il risultato è un’operazione simbolica e punitiva verso una fascia facilmente controllabile, che permetterà al Tesoro di vantare ordine nei conti pubblici, ma senza intaccare davvero l’enorme inefficienza della macchina fiscale.

 

Ufficio comunicazione UIL Pubblica Amministrazione

 

Roma, 8 novembre 2025