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Soppressione dell’Anpal. Nota UIL su Decreto-Legge 22 giugno 2023 n. 75

Nel più ampio progetto di intervento sulla Pubblica Amministrazione, con il Decreto-legge 22 giugno 2023 n°75, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 23 giugno, si dà avvio, all’art. 3, ad una importante riorganizzazione del Ministero del Lavoro con la quale, tra le altre cose, si prevede l’assorbimento, da parte del Ministero, di tutte le competenze sino ad oggi attribuite all’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive per il Lavoro (Anpal).

Sarà, poi, un DPCM, da emanare entro il prossimo 30 di ottobre, a disciplinare il passaggio di tutte le funzioni ad oggi attribuite ad Anpal al Ministero del Lavoro e la conseguente “soppressione” dell’Agenzia stessa.

Un epilogo, quest’ultimo, facilmente immaginabile sin da quando, con l’allora Ministro Orlando, venne ricostituita la “vecchia” Direzione Generale per le politiche attive e che oggi viene collocato all’interno di una importante riorganizzazione del Ministero del Lavoro e di tutti gli uffici di diretta collaborazione che verranno incardinati all’interno di tre dipartimenti.

Tornando alla “soppressione “dell’Anpal, va detto che un abbozzo di confronto c’è stato, anche se a singhiozzo, con una difficoltà nel raggiungere una soluzione condivisa dovuta essenzialmente alle differenti vedute presenti proprio all’interno del Ministero stesso.

Nel merito, e ferme restando le perplessità legate al completo azzeramento dell’Agenzia ed alla rapidità con la quale si consumerà, va detto che alcune delle nostre proposte mirate alla garanzia delle lavoratrici e dei lavoratori di Anpal sono state accolte e ci aspettiamo che il DPCM le consolidi e le rafforzi.

Infatti, con il venir meno di Anpal passeranno al Ministero tutti i rapporti giuridici in essere e soprattutto saranno trasferite tutte le risorse umane, strumentali e finanziarie, dovendo necessariamente dare continuità a tutte le attività oggi in essere e a quelle da poco avviate dall’Agenzia nazionale.

Per questa delicatissima fase avevamo chiesto garanzie rispetto al trattamento economico di tutto il personale con particolare attenzione a quello riferibile al comparto della ricerca per il quale si continua ad applicare il CCNL di riferimento e, va sottolineato, il Decreto sembra andare in questa direzione.

Infatti, al personale che transiterà al Ministero viene data la garanzia del trattamento economico in atto attraverso un assegno ad personam. Non troviamo invece alcun riferimento alla nostra richiesta di realizzare prima del trasferimento i passaggi di qualifica che erano stati previsti prima della pubblicazione del Decreto.

Un impegno preso al tavolo di confronto e del quale si dovrà fare carico il Commissario nelle more della definizione ed approvazione del DPCM.

Per quanto riguarda invece il personale afferente al comparto della ricerca è stato ottenuto quanto richiesto ed il DPCM dovrà disciplinare il trasferimento (rientro) di queste lavoratrici e lavoratori, e delle risorse finanziarie loro afferenti, all’Inapp.

Per garantire la continuità delle attività sino ad oggi svolte dal personale della ricerca, il Decreto definisce una specie di clausola di salvaguardia che permette al Ministero di avvalersi della collaborazione del personale dell’Inapp fino al 31/12/2026 attraverso una convenzione non onerosa e per un numero di persone, al massimo, pari a quelle trasferite da Anpal all’Istituto di ricerca.

Infine, le novità introdotte dal Decreto riguardano anche Anpal Servizi, la S.p.A. in house del Ministero, che assumerà il nome di “Sviluppo Lavoro Italia” e sarà governata da un Consiglio di Amministrazione composto da cinque membri, di cui tre, tra cui il presidente, di nomina del Ministro del Lavoro, uno di nomina del Ministro dell’economia ed uno designato dalla Conferenza permanente Stato Regioni.

La società Sviluppo Lavoro Italia diventerà, inoltre, il luogo del confronto con le parti sociali attraverso la costituzione di un Comitato consultivo strategico che dovrebbe controbilanciare il venire meno del CIV dell’Anpal. Il Comitato sarà formato da dieci componenti in rappresentanza delle parti sociali (sia sindacali che datoriali) più rappresentative e presieduto dallo stesso presidente del CdA di Sviluppo Lavoro Italia.

Va inoltre detto che anche il più generale processo di riorganizzazione del Ministero del Lavoro prevede un confronto in itinere con le Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative sulla definizione dei dipartimenti e delle singole direzioni generali.

Si tratta di una sensibilità che valutiamo positivamente e la cui efficacia valuteremo nel momento in cui il percorso di riorganizzazione del Ministero del Lavoro si sarà concluso e quando la nuova architettura ministeriale inizierà ad operare su tutti quei temi che da mesi sono all’ordine del giorno del Ministero, a partire dal sistema nazionale delle politiche attive, dal pieno utilizzo delle risorse europee e fino al raggiungimento dei target del PNRR. In particolare, ci preme sottolineare che sarebbe inaccettabile l’eventuale restituzione di risorse comunitarie non spese dovute ai pur necessari adeguamenti della normativa.

 

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