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P.A. Piemonte e Val d’Aosta. «Le privatizzazioni del lavoro pubblico sono inefficienti e costose». Intervista ad Antonio Pennella

Antonio Pennella

Qual è la situazione degli organici nel territorio di cui si occupa?

 

Secondo la Ragioneria Generale dello Stato il Piemonte è la penultima regione d’Italia per il rapporto abitanti/dipendenti pubblici: 8,5 per ogni mille abitanti. Ma se consideriamo le sole Funzioni Centrali tale rapporto è drammaticamente inferiore e in molte strutture si è ormai superato il punto di non ritorno, causando la chiusura o il ridimensionamento degli uffici col conseguente accentramento delle funzioni a Torino. Il sindacato ha spesso denunciato questa situazione attraverso manifestazioni, scioperi e assemblee e tutti i canali di informazione che ha potuto attivare. Ultimamente abbiamo portato a termine diverse manifestazioni di cui l’ultima, quella dei dipendenti doganali, ha ottenuto un’adesione pari al 100% dei lavoratori di tale categoria.

 

Nelle Funzioni Centrali la carenza di personale non sembra sia risolvibile con le assunzioni previste da qui al 2026. Cosa può fare il sindacato per risolvere questo problema?

 

Fino ad oggi il piano di assunzioni definito a livello nazionale è stato un fallimento perché non riesce a riequilibrare il rapporto tra dotazioni organiche e carichi di lavoro che diventano sempre più pesanti. In alcune realtà manca il 50% o anche più rispetto alle dotazioni di personale previste. Occorre perciò passare da concorsi su base nazionale a concorsi su base territoriale, perché carovita, inflazione, affitti e bassi stipendi spingono i giovani a non trasferirsi da una regione all’altra. Senza contare che l’inefficienza degli uffici dovuta alla carenza di personale rende i dipendenti pubblici esposti anche sul piano della responsabilità patrimoniale.

 

Nella sua regione quanto incidono le privatizzazioni e le esternalizzazioni sull’efficienza e sulla qualità dei servizi resi all’utenza?

 

All’interno della P.A. ci sono tutte le competenze e le professionalità di cui le amministrazioni hanno bisogno. Non si vede quindi il motivo per cui si debbano affidare all’esterno funzioni che la P.A. potrebbe benissimo svolgere col proprio personale. La Pubblica Amministrazione non deve esternalizzare, ma investire sul proprio capitale umano. La Uilpa ha sempre stigmatizzato i costi eccessivi delle esternalizzazioni, sottolineando come tali risorse dovrebbero essere reinvestite sulla formazione del personale interno. Certo, occorrerebbe anche reclutare il personale in numero adeguato, ma qui ci troviamo di fronte a un altro problema: oggi in Piemonte, come pure in altre regioni del Nord, registriamo che da parte dei giovani c’è scarso appeal verso il lavoro pubblico. Il problema dei vincitori di concorso che rinunciano al posto è preoccupante. Bisognerebbe partire dalle scuole per far conoscere meglio l’importanza del lavoro pubblico ai giovani.

 

In quali condizioni logistico-strutturali versano gli uffici delle amministrazioni centrali nella sua regione?

 

Dipende dai vari territori e dalle decisioni prese negli anni dalle singole amministrazioni. Ci sono amministrazioni all’avanguardia sia per il livello di digitalizzazione dei servizi che dei luoghi di lavoro. Soprattutto nel Ministero delle Finanze o alle Agenzie fiscali si investe molto nella ristrutturazione degli immobili e nella strumentazione di supporto al personale. Per contro, ci sono amministrazioni molto indietro, come ad esempio il Ministero dell’Interno. Abbiamo fatto diversi sopralluoghi denunciando più volte la fatiscenza delle strutture di questo e di altri enti. Secondo me non si è fatta una giusta politica di investimenti portando le strutture al limite sia dal punto di vista della sicurezza, che della tecnologia. Ma nel complesso, al netto di alcune criticità, Piemonte e Val d’Aosta registrano una situazione abbastanza positiva.

 

Teme che sul breve-medio termine nelle amministrazioni pubbliche il lavoro umano possa essere sostituito dalle macchine e dall’intelligenza artificiale?

 

Non credo e in ogni caso l’utente ha bisogno di un contatto in presenza con individui in carne e ossa. I processi di digitalizzazione e l’introduzione dell’intelligenza artificiale possono accelerare e facilitare la produzione di servizi amministrativi, ma non possono sostituire la persona umana. La quale possiede la memoria storica dei processi lavorativi. Una memoria che però sta sbiadendo a causa della carenza di personale, delle rinunce ai posti di lavoro e della mancata trasmissione di esperienza da una generazione di dipendenti all’altra. Infatti, oggi diventa sempre più difficile sviluppare quel processo di affiancamento che era alla base del lavoro pubblico.

 

Negli enti delle regioni di sua competenza dove si applica il CCNL Funzioni Centrali il sistema delle relazioni sindacali funziona in maniera soddisfacente?

 

Dipende dalle amministrazioni. Molte di queste fanno ancora fatica a rispondere alle sollecitazioni dell’ultimo CCNL. Mi riferisco, ad esempio, a innovazioni organizzative come quella del lavoro agile. In alcuni uffici c’è una mentalità conservatrice incapace di comprendere i benefici per i lavoratori con particolari condizioni familiari o personali. Noi come sindacato facciamo il possibile per aiutare le amministrazioni a procedere nel modo corretto al tavolo della trattativa. Siamo anche molto attivi riguardo a quelle materie che ci sono state sottratte, cercando di rispondere alle istanze dei lavoratori. Tuttavia, su temi come l’organizzazione del lavoro i rapporti con le controparti sono decisamente più difficoltosi perché la legge assegna loro piena discrezionalità.

 

Una serie di provvedimenti normativi esclude il sindacato da trattare materie decisive come l’organizzazione del personale. Su questo tema cosa pensa che si dovrebbe fare?

 

Innanzitutto, bisogna che il sindacato sia sempre presente ai tavoli della contrattazione. Poi, dal prossimo rinnovo contrattuale è necessario rintrodurre l’organizzazione e del lavoro all’interno della contrattazione. Non è detto che ciò accada, ma abbiamo il dovere di insistere. Ci sono amministrazioni che accettano il confronto su questa materia, mentre altre fanno muro. La soluzione sarebbe collaborare per portare quanti più vantaggi possibili sia alle amministrazioni che ai dipendenti pubblici. Purtroppo, lo squilibrio creatosi in questi anni a favore della parte datoriale è diventato uno scoglio da superare. Lo si può fare in due modi: con il dialogo, tentando di convincere i nostri interlocutori dell’opportunità di coinvolgere i lavoratori nelle scelte organizzative; oppure si può intervenire utilizzando le armi più dure a disposizione del sindacato come scioperi e manifestazioni.

 

A cura dell’Ufficio comunicazione UIL Pubblica Amministrazione

 

Roma, 23 agosto 2023

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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