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P.A. Molise. «La carenza di distacchi
limita l’attività sindacale». Intervista a Vincenzo Bredice

Vincenzo Bredice, Segretario regionale UILPA Molise

Nelle Funzioni Centrali la scarsità di personale non sembra sia risolvibile con le assunzioni previste da qui al 2026. Cosa può fare il sindacato per risolvere questo problema?

 

A livello nazionale il sindacato deve persistere nella richiesta di assunzioni di personale qualificato. A livello regionale invece si dovrebbero pressare le amministrazioni per imporre una revisione dei carichi di lavoro di ogni singolo dipendente. Dopo i pensionamenti degli ultimi anni, la P.A. non ha adeguatamente sostituito gli uscenti, creando difficoltà nel gestire le amministrazioni sia qualitativamente che quantitativamente. Dalla quantità, cioè da una giusta ripartizione dei carichi di lavoro, dipende la qualità dei servizi resi agli utenti.

 

Nella sua regione quanto incidono le privatizzazioni e le esternalizzazioni sull’efficienza e sulla qualità dei servizi resi all’utenza?

 

Privatizzazioni ed esternalizzazioni sono processi comuni a tutto il comparto pubblico. Sono fenomeni che danneggiano la Pubblica Amministrazione, ma danneggiano ancora di più i destinatari dei servizi. Purtroppo, in alcuni casi la carenza di personale costringe la P.A. a rivolgersi all’esterno, ma occorre fare in modo che questa ricerca di esperti esterni non diventi la soluzione ai problemi di organizzazione delle amministrazioni.  All’interno del settore pubblico abbiamo delle professionalità che possiedono le capacità e le competenze per svolgere al meglio le attività esternalizzate. Mentre, al contrario, le esternalizzazioni non garantiscono all’utenza la stessa qualità dei servizi forniti dal pubblico.

 

In quali condizioni logistico-strutturali versano gli uffici delle amministrazioni centrali nella sua regione?

 

Penso che il decadimento degli uffici pubblici sia un fenomeno nazionale. Sotto questo aspetto il Molise riscontra gli stessi problemi di tutte le altre regioni, ovviamente rapportati a una realtà di appena 300mila abitanti. Lo stato delle infrastrutture, piccole e mal curate, influenza pesantemente l’efficienza e la qualità dei servizi. D’altra parte, se gli organici sono insufficienti, se aumentano i carichi di lavoro e se le strutture risultano inadeguate va da sé che i risultati saranno al di sotto delle aspettative. Per fare un solo esempio: negli ultimi anni l’Agenzia delle Entrate nella mia regione ha visto andare in pensione più del 50% del personale, ma è stato rimpiazzato solo in minima parte.

 

Qual è lo stato delle infrastrutture tecnologiche degli uffici della P.A. centrale presenti nella sua regione?

 

Le nuove tecnologie sono ormai diffuse e operanti in quasi tutte le strutture della P.A. presenti in Molise, tranne in alcuni settori come, ad esempio, gli uffici del Ministero della Cultura. È ovvio che non possiamo affermare di essere arrivati a un livello ottimale di digitalizzazione, ma grazie alle nuove tecnologie l’interfaccia con l’utenza è decisamente migliorata. Certo, molto dipende dall’efficienza dei CED delle varie amministrazioni. In alcune realtà si riscontrano spesso problemi di connessione che non consentono di sfruttare pienamente tutte le potenzialità dei nuovi sistemi informatizzati.

 

Teme che sul breve-medio termine nelle amministrazioni pubbliche il lavoro umano possa essere sostituito dalle macchine e dall’intelligenza artificiale?  

 

No, non lo temo. Oggi, soprattutto dopo il periodo pandemico, le persone hanno bisogno di contatto. Le piattaforme di servizi automatizzati, grazie a sistemi di accesso diretto e personalizzato come lo SPID, agevolano gli utenti ad entrare in contatto con le strutture che forniscono i servizi. Ma questi servizi on-line non potranno mai sostituire del tutto il contatto diretto. Enti come l’INPS, che si occupano di previdenza, non potranno mai prescindere dal confronto diretto con l’operatore in carne e ossa allo sportello. E questo vale non solo per i comuni cittadini, ma anche per i professionisti che si interfacciano con la P.A.

 

Negli enti della sua regione dove si applica il CCNL Funzioni Centrali il sistema delle relazioni sindacali funziona in maniera soddisfacente?

 

Purtroppo funziona a stento. Le cause sono da ricercarsi nella sottrazione per legge delle materie contrattuali più importanti. Tale mancanza ci ha condotto ad avere oggi un sistema di relazioni sindacali incentrato sull’informazione e sull’eventuale confronto fra le parti, che però non implica l’obbligo di concludere un accordo.  Ma anche la stessa informazione in molti casi è difficile da ottenere. Un esempio è il Ministero della Cultura dove l’adozione degli atti organizzativi conseguenti alle assunzioni di nuovo personale non è stata nemmeno oggetto di comunicazione alle organizzazioni sindacali. Per fortuna non dappertutto è così. Ad esempio negli uffici del Ministero della Giustizia il confronto sindacale è costante e aperto su ogni problema. Ma sono tante le realtà dove siamo costretti a lottare contro un muro di gomma. E dove la mancanza di informazione rende poi difficile anche aprire le vertenze sindacali.

 

Il sindacato è escluso dal trattare materie decisive come l’organizzazione del personale. Su questo tema cosa pensa che si dovrebbe fare?

 

Innanzitutto, si dovrebbe recuperare la contrattazione sull’organizzazione del lavoro, ma non solo. In Molise il grande problema del sindacato è la carenza di distacchi sindacali che determina una notevole difficoltà a muoversi sul territorio per svolgere la nostra funzione. Anche perché in un periodo in cui il sottorganico si traduce in un sovraccarico di lavoro per i dipendenti, diventa complicato incontrare i nostri colleghi nei vari uffici per discutere dei loro problemi, perché non hanno il tempo di farlo. Ci si sente per lo più tramite messaggini telefonici o al di fuori dell’orario di lavoro. Oggi assistiamo a forme gravi di sperequazione di trattamento fra i dipendenti delle varie P.A. dovute alla rigidità di alcune amministrazioni sotto l’aspetto organizzativo. Ci sono amministrazioni in cui i dirigenti si rifiutano di concedere lo smart-working ai propri dipendenti, a volte anche con un atteggiamento intimidatorio, malgrado le leggi e le norme contrattuali vigenti. Ma per fortuna nella maggior parte degli enti le leggi e gli accordi sindacali nazionali vengono ancora rispettati.

 

Roma, 6 agosto 2023

 

A cura dell’Ufficio comunicazione UIL Pubblica Amministrazione

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