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“A Bari, la città senza tribunale, in cui si è passati dalla giustizia in tenda al fermo attività fino al prossimo mese di ottobre, si accumuleranno ben 70mila notifiche”. Lo afferma il Segretario Generale della Uilpa, Nicola Turco, commentando l’attuale situazione della Giustizia e citando al riguardo anche l’emblematico caso di Reggio Calabria, “la città con gli uffici dalle cancellerie invivibili dove - nonostante le segnalazioni - permangono  situazioni di disagio estremo a causa del malfunzionamento degli impianti di climatizzazione e della sigillatura delle finestre in attesa della loro sostituzione mentre continuano ad essere sparsi ed accatastati lungo i corridoi i faldoni dei fascicoli, che in caso di emergenza impedirebbero le vie di fuga”.
 
Prosegue Turco: “Per non parlare poi del Tribunale di Termini Imerese, che nell’Ufficio notifiche esecuzioni e protesti ospita addirittura i topi. E potremmo aggiungere ancora Napoli, Roma, Milano e altre città, un  lungo elenco di sedi ove oltretutto è forte  la presenza della criminalità organizzata, che impone carichi di lavoro di gran lunga superiori alla media”.
 
“Tutto questo in presenza di un silenzio assordante sia da parte dei datori di lavoro – che nella fattispecie sono dei magistrati – sia da parte della politica nonché da quella dei media che si affannano invece a ricercare notizie di altra natura nel mondo del lavoro pubblico”  rimarca Turco, evidenziando come “tali   ultimi esempi del totale degrado in cui versano alcuni luoghi di lavoro pubblici non ci hanno certamente lasciato indifferenti e come UILPA li abbiamo presi in carico perché meritano interventi immediati. E, amaramente, diciamo anche che essi mostrano tutta l’ironia della sorte!” 
 
“Infatti”, incalza il Segretario Generale della Uilpa, “lo Stato fa e conosce le regole, censura e punisce giustamente chi non le rispetta, poi però lo stesso Stato - di fronte alle proprie lavoratrici, ai propri lavoratori e agli utenti che ogni giorno affollano le Aule dei Palazzi di Giustizia - dimentica le regole e, beffardamente, le viola”.
 
“Noi, a questo Stato, vogliamo  ricordare che è una legge dello Stato stesso a disporre che, pubblico o privato che sia, il datore di lavoro ha un debito di sicurezza, che è quello di eliminare o ridurre al minimo i rischi per la salute, la sicurezza ed il benessere delle lavoratrici e dei lavoratori”, puntualizza Turco rilevando che ”è sempre lo Stato che deve garantire ambienti salubri, sicuri e confortevoli, attrezzature adeguate e una organizzazione del lavoro efficiente e sostenibile e che ancora deve preparare le lavoratrici e i lavoratori ad affrontare il lavoro ed a riconoscere e a saper proteggersi dai rischi non eliminabili. Anche lo Stato, quindi, in qualità di datore di lavoro pubblico deve controllare e vigilare, in modo costante, che in tutti i luoghi di lavoro che ad esso si riferiscono, vengano rispettate le regole di sicurezza”.
 
“Tutti coloro che hanno delle responsabilità di vertice non possono pensare di rimanere impuniti”, sottolinea Turco ricordando che “la UILPA è da tempo impegnata sul fronte della prevenzione, consapevole che lavorare in sicurezza garantisca salute e benessere alle persone che lavorano. Proseguiremo, dunque, sulla strada già tracciata, coscienti che, oltre il giusto riconoscimento economico, sia necessario ridare dignità  ai lavoratori pubblici. Se poi prevarrà il dialogo o la lotta – chiosa il Segretario Generale della Uilpa  - dipenderà soltanto dalla capacità di ascolto e di decisione dei nostri interlocutori” .