Se il Ministro Salvini vuole veramente puntare sul sistema degli appalti pubblici come strumento essenziale per il PNRR e quindi per lo sviluppo del Paese, il sindacato è pronto a fare la sua parte ed aspetta la convocazione urgente di un tavolo di confronto, per approfondire le questioni che riguardano le lavoratrici e i lavoratori coinvolti nel sistema degli appalti pubblici.

A nostro avviso, il nuovo testo del codice non è in linea con le circolari, le normative, le sentenze e le dichiarazioni dei tecnici e degli specialisti. Sembra dimenticare, infatti, che già nel 2021 la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo evidenziava al Parlamento il rischio di infiltrazioni mafiose connesso a semplificazioni eccessive e a controlli non sufficientemente incisivi.

Ecco perché noi riteniamo che sia necessario varare un codice improntato alla legalità, all'anticorruzione e non alla discrezionalità della stazione appaltante. Inoltre è opportuno segnalare che la bozza del nuovo codice degli appalti pubblici, uscito dal Consiglio di Stato, non sempre rispetta le linee guida impostate dalla Legge delega 78/22.

Le maggiori differenze sono nelle disposizioni normative che riguardano la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, che non hanno più la garanzia della stabilità occupazionale. Inoltre, non c'è più traccia dello scorporo del costo del lavoro dall'importo assoggettato al ribasso e, soprattutto, non c'è più la garanzia della responsabilità in solido. Infine, emerge l'impossibilità o la grande difficoltà di partecipazione ai bandi delle piccole e medie imprese, che costituiscono il 98% del nostro tessuto industriale e produttivo, andando a favorire sempre i soliti aggiudicatari. Insomma, c'è bisogno di correttivi sostanziali al codice degli appalti se vogliamo puntare allo sviluppo del Paese, nel rispetto dei diritti e della legalità.

Tiziana Bocchi, Segretaria confederale UIL