La povertà continua ad essere un grave problema che affligge il nostro Paese.

Gli ultimi dati riportati dall’Eurostat delineano un quadro in costante peggioramento dall’avvento della pandemia da Covid-19. Il rischio di povertà o di esclusione sociale registra un sensibile aumento, passando dal 24,6% del 2019 al 25,2% del 2021, per un totale di quasi 15 milioni di persone, e creando quasi un quarto di nuovi poveri. Oltretutto, a vivere questa condizione di disagio sono anche i minori. Il tasso di rischio di povertà o di esclusione sociale relativo ai minori ha visto un importante aumento a seguito degli effetti causati dal Covid-19, passando dal 27,8% del 2019 al 28,2% del 2020. Sono numeri importanti che destano preoccupazione e che impongono un’attenta riflessione.

Inoltre, capita spesso che anche lavorando, un nucleo familiare si trovi al di sotto della soglia di povertà, a causa di fattori che vanno dalla stagnazione retributiva ai contratti precari. È il fenomeno della cosiddetta povertà lavorativa, che ha visto un incremento percentuale dal 10,8% del 2020 all’11,7% del 2021, secondo quanto riportato dalle tabelle Eurostat. L’avvento della pandemia ha aggravato il fenomeno, esponendo a più alti rischi di disoccupazione chi aveva contratti atipici e riducendo il reddito disponibile di coloro che hanno avuto accesso agli ammortizzatori sociali e alle misure emergenziali introdotte dal governo.

Compito dello Stato è quello di garantire un reddito minimo a supporto delle famiglie che versano in condizioni di indigenza, investendo allo stesso tempo sulle politiche attive, di formazione e sui servizi pubblici. Non dimentichiamo che la gran parte della platea dei “poveri assoluti” è composta da minorenni, o adulti che non sono in condizione di essere attivati all’occupazione per malattia, disabilità o pesanti carichi familiari.

Il reddito di cittadinanza

L’Italia, fino al 2017, era l’unico Paese UE a non avere una legge espressamente a contrasto della povertà. L’introduzione del Reddito di Inclusione prima e del Reddito di Cittadinanza nel 2019 hanno finalmente colmato questo vuoto. Solo nel 2021 sono arrivate più di un milione di domande, a testimonianza di un grave problema sociale. Come ogni tipo di misura presenta sicuramente delle criticità, ma è innegabile l’apporto che questo strumento ha dato nella lotta contro la povertà e le disuguaglianze e l’ulteriore spinta che potrà dare con le proposte di miglioramento al vaglio atte ad estendere il raggio di applicazione dell’istituto.

Come combattere la povertà?

Dare una risposta adeguata a questa domanda è un esercizio difficile tanto quanto definirne pienamente le cause. La povertà è un fenomeno multidimensionale, costituito da un insieme di più fattori correlati tra loro e che genera ed è generato dalle disuguaglianze presenti in ogni società: disuguaglianze di reddito, disuguaglianze sociali, disuguaglianze di genere.  Si può nascere poveri, ma questo non significa doverlo rimanere per il resto della propria vita.

Lo Stato gioca un ruolo fondamentale, quello di garantire una più equa distribuzione delle risorse. Bisogna agire sulle cause che determinano una distribuzione ineguale del reddito e, compito dello Stato, è assicurare l’accesso a servizi pubblici di qualità a tutte le fasce della popolazione. Un’istruzione di qualità è propedeutica ad una carriera professionalmente soddisfacente e ad un reddito elevato. Per questo, l’economista premio Nobel Amartya Sen riteneva che il benessere delle persone non dipendesse solo dalle capacità individuali di ciascun soggetto, ma anche dalla concreta possibilità di utilizzarle e di metterle a frutto, cosa difficilmente realizzabile in assenza del soddisfacimento di bisogni fondamentali.

Bisogna, dunque, attuare politiche specifiche e mirate, ma coordinate, che coniughino interventi economici diretti e servizi radicati sul territorio, perché solo con un approccio multidimensionale si può combattere la povertà, dando un’alternativa concreta alle persone.

Servizio politiche sociali di cittadinanza e del welfare UIL