Gli ultimi dati Istat sull’inflazione evidenziano che l’Italia si trova ancora nel mezzo di una spirale inflazionistica ben lungi dall’arrestarsi, ma che si sta aggravando nella sua intensità.

L’impennata dei prezzi energetici e, in misura minore, anche la crescita sostenuta dei prezzi dei beni alimentari trascinano l'inflazione che da luglio ad agosto 2022 è aumentata dello 0,8% mentre su base annua dell’8.4%. Da notare che a luglio l'incremento sul mese precedente è stato dello 0,4% mentre quello annuale del 7.9%. Dunque, i prezzi sono cresciuti ancor più velocemente rispetto al mese scorso quando i provvedimenti tardo primaverili del governo hanno attenuato leggermente la loro crescita.

Estremamente preoccupante la ricaduta sui salari. L’IPCA non depurato raggiunge quota 9% a fronte di un IPCA depurato a giugno fermo al 4.7%. Una doppia beffa per le lavoratrici ed i lavoratori i cui salari indicizzati solo sulla base dell'IPCA depurato recupererebbero circa la metà del loro potere d’acquisto. Ancora più grave risulta essere la condizione delle retribuzioni dei CCNL non ancora rinnovati.

Occorre inoltre ricordare che la composizione del paniere dei prezzi Istat contempla i prezzi energetici calcolati sul Brent americano e non sul mercato del gas di Amsterdam che, attualmente, sta raggiungendo picchi esorbitanti.

Come UIL riteniamo imprescindibile sia superare l’utilizzo dell’IPCA depurato quale unico indice per il rinnovo dei minimi retributivi sia rinnovare rapidamente i contratti collettivi scaduti come, ad esempio, quelli del commercio e della vigilanza privata che coprono una grandissima platea di lavoratori, per non indebolire il potere d’acquisto e quindi la domanda interna del Pease.

Tiziana Bocchi, Segretaria confederale UIL