ROMA - Il nuovo numero del periodico statistico Dati Inail è dedicato ai dati sull’andamento di infortuni e malattie professionali contenuti nella Relazione annuale 2021 dell’Istituto, presentata lo scorso 25 luglio alla Camera dei deputati. L’analisi della Consulenza statistico attuariale (Csa), in particolare, conferma il forte impatto della pandemia sul trend infortunistico. Come illustrato dal presidente Bettoni a Montecitorio, infatti, il decremento dell’1,4% delle denunce rilevato nel 2021 rispetto all’anno precedente, da 572.191 a 564.089 infortuni, e il calo del 19,2% dei casi mortali, da 1.684 a 1.361, sono dovuti esclusivamente alla significativa contrazione dei contagi sul lavoro da Covid-19, anche se i dati provvisori del 2022 indicano una recrudescenza del fenomeno. Al netto dei casi da contagio, nel 2021 gli infortuni denunciati all’Inail sono aumentati rispetto all’anno precedente di circa il 20% e i casi mortali di quasi il 10%.

Le infezioni di origine professionale sono passate da 150mila a 50mila. Se nel 2020 le numerosissime denunce da contagio hanno ridimensionato nel saldo complessivo il calo delle denunce “tradizionali” e, viceversa, la forte letalità del virus nelle sue prime varianti ha aggravato il confronto 2020-2019 nei casi mortali, nel 2021 si è assistito a una notevole diminuzione dei contagi di origine professionale (passati dai quasi 150mila del 2020 a circa 50mila), compresi quelli con esito mortale (da circa 600 a circa 200), a fronte di una ripresa delle denunce tradizionali. Aumento, quest’ultimo, con una componente di “rimbalzo” rispetto ai dati del 2020, caratterizzato dal rallentamento, se non blocco totale, di molte attività produttive e dal massiccio ricorso allo smart working, con una conseguente e consistente riduzione degli infortuni tradizionali avvenuti sia in occasione di lavoro sia in itinere, nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro.

Con la ripresa delle attività torna a crescere il “rischio strada”. La riduzione dell’1,4% delle denunce in complesso è sintesi, però, di due andamenti differenti per le due modalità di accadimento degli infortuni. Quelli in occasione di lavoro (oltre 480mila) sono infatti diminuiti del 5,2%, nonostante la presenza delle nuove denunce da Covid-19, mentre quelli in itinere (circa 84mila) sono aumentati del 27,5%. L’incremento del “rischio strada” nel 2021 si conferma anche tra gli infortuni in occasione di lavoro, dove i quasi 16mila incidenti che hanno coinvolto mezzi di trasporto, come quelli guidati da camionisti e tassisti, sono stati oltre duemila in più rispetto al 2020 (+17,4%).

Quasi la metà dei decessi sono avvenuti “fuori dell’azienda”. Gli infortuni riconosciuti sul lavoro nel 2021 sono stati 349.643 (il 62% del totale delle denunce), di cui circa il 17,4% avvenuto “fuori dell’azienda”, cioè “in occasione di lavoro con mezzo di trasporto” o “in itinere”. Prendendo in considerazione solo i casi mortali, la stessa percentuale sale al 43,5%. Dei 1.361 decessi denunciati nel 2021, infatti, alla data dello scorso 30 aprile ne sono stati accertati positivamente 685 (57 sono ancora in istruttoria), di cui 298 avvenuti “fuori dell’azienda”. Le percentuali di riconoscimento degli infortuni da Covid-19 hanno raggiunto circa l’88% nel 2020 e il 70% nel 2021 (66% e 53% per i casi mortali). Come ricordato dalla Csa, per la definizione finale delle conseguenze di un infortunio in termini di menomazione, e a maggior ragione per quelli da contagio professionale, è necessario tuttavia un adeguato periodo di tempo per la stabilizzazione dei postumi.

In occasione di lavoro l’86,2% degli infortuni riconosciuti. Quasi nove infortuni su 10 (86,2%) dei casi riconosciuti nel 2021 hanno riguardato infortuni avvenuti in occasione di lavoro, una quota superiore a quella registrata negli anni precedenti la pandemia per effetto della concentrazione in questa modalità di accadimento dei contagi da Covid-19 di origine professionale, caratterizzati da percentuali di riconoscimento più elevate. Di conseguenza nel 2021 resta più bassa rispetto agli anni pre-pandemia la quota di infortuni in itinere accertati positivamente, pari al 13,8% del totale, percentuale comunque in ripresa rispetto a quella del 2020 (10,2%), su cui hanno inciso i blocchi alla circolazione stradale e il ricorso al lavoro agile.

L’incremento delle malattie professionali denunciate è del 22,8%, il 69% riguarda l’apparato muscolo-scheletrico. I dati del 2021 indicano un notevole aumento delle denunce di malattia professionale rispetto al 2020, “depresso” dall’emergenza sanitaria anche nel ricorso alla tutela assicurativa delle tecnopatie. Le denunce di patologie lavoro-correlate nel 2021 sono state poco più di 55mila, in crescita del 22,8% rispetto alle circa 45mila del 2020 e in calo del 9,8% rispetto alle oltre 61mila del 2019. L’aumento ha riguardato, tra le altre, le malattie muscolo-scheletriche, che con poco più di 38mila casi, pari al 69% di tutte le denunce protocollate nel 2021, hanno registrato un +24,8% sul 2020, quelle del sistema nervoso, soprattutto sindromi del tunnel carpale, che sono state quasi settemila (+22,6%), le ipoacusie (circa quattromila, +22,1%) e i tumori (circa 1.800, +5,9%), mentre le patologie respiratorie denunciate sono state poco meno di 1.800, in calo dell’8,1% rispetto all’anno precedente.

I lavoratori ammalati sono più di 38mila. Dall’analisi territoriale emergono aumenti delle malattie denunciate in tutte le aree del Paese. L’incremento maggiore è quello rilevato nel Nord-Est (+29,3%) seguito da Sud (+26,4%), Nord-Ovest (+22,9%), Centro (+22,2%) e Isole (+6,2%). A livello regionale gli aumenti più significativi hanno interessato la Provincia autonoma di Bolzano (+75,4%), il Molise (+60,9%), la Puglia (+48,3%), la Basilicata (+43,2%) e il Piemonte (41,2%). La percentuale di riconoscimento della causa professionale dei casi protocollati nel 2021 al momento è pari al 37,2%, mentre il 5,7% è ancora “in istruttoria”. Il numero di denunce si riferisce a quello delle patologie segnalate e non a quello dei soggetti che le hanno denunciate, che sono oltre 38mila, di cui il 40,3% con causa professionale riconosciuta. I lavoratori con malattia asbesto-correlata riconosciuta sono stati 948, quelli deceduti nel 2021 con riconoscimento di malattia professionale 820 (il 23,6% in meno rispetto all’anno precedente), di cui 154 per silicosi/asbestosi.
 
  • Luglio 2022

    Argomenti
    Gli effetti della pandemia sull’andamento degli infortuni sul lavoro - Infortuni sul lavoro 2021: la lettura dei dati - Infortuni mortali sul lavoro negli anni della pandemia - Malattie professionali nel 2021
    (.pdf - 1,67 mb)