Dobbiamo tornare indietro di 45 anni per trovare un così alto livello di occupazione temporanea come quella che fotografa l'Istat. Una platea di circa 3,2 milioni di lavoratrici e lavoratori che cresce mese dopo mese con percentuali molto più forti rispetto a quelle dell'occupazione stabile. Negativo, inoltre, il segnale di aumento delle persone inattive dove tra le molteplici cause che ben conosciamo non può non evidenziarsi il senso di scoraggiamento nella ricerca di un lavoro che non arriva. E allora occorre con forza incentrare ogni sforzo in termini di politiche e di risorse, nella stabilità dell'occupazione.

Precarietà lavorativa significa meno diritti e più working poors; significa maggiore insicurezza dell'oggi e del domani, ma non solo per i lavoratori, bensì per tutto il sistema produttivo. È veramente questo il mercato del lavoro che vogliamo?

La UIL insisterà a portare avanti in tutte le sedi, in primis quella contrattuale, il contrasto alla precarietà, ma è chiaro che anche la politica deve svolgere il suo ruolo verso questo obiettivo.