52 anni fa nasceva lo Statuto dei Lavoratori: la "madre" dei diritti sul lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori, la "madre" dell'articolo 18.

Una norma, quest'ultima, che nello scorso decennio ha subito sostanziali modifiche, con la riforma Fornero del 2012, prima, e con il Jobs Act del 2015, poi.

La Uil, sin da subito, ha espresso forti criticità sui sistemi di flessibilità in uscita, scaturiti da quelle modifiche.

In questi ultimi anni, gradualmente, alcune sentenze, anche della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale, hanno fatto affiorare quelle criticità. Peraltro, proprio ieri, ne è stata depositata un'altra secondo la quale, ai fini della reintegra, sarà sufficiente che le ragioni che hanno determinato il licenziamento siano risultate "insussistenti", anche se non in modo manifesto.

In sostanza, con il passare del tempo, sono emersi una violazione del principio di uguaglianza e uno squilibrio tra le parti del rapporto di lavoro, che più volte avevamo avuto occasione di denunciare.

Se è vero, dunque, che in 52 anni tante sono state le trasformazioni nel mondo del lavoro, per la Uil vale il principio secondo cui il tema dei diritti e delle tutele sancite dallo Statuto dei Lavoratori non può essere trasformato, ma solo rafforzato.