È da circa un anno ormai che nel processo tributario sono state introdotte le udienze da remoto e la redazione del processo verbale e delle sentenze in formato interamente digitale, ma anziché semplificare e snellire il lavoro al personale e ai giudici delle Commissioni Tributarie, è stata complicata la vita a tutti.

Non è raro che, durante le udienze a distanza, i collegamenti si interrompano a causa di linee che non garantiscono la qualità idonea. In diverse Commissioni non si riescono a fare più UaD contemporaneamente per l’inadeguato potenziamento della fibra, insufficiente per la velocità di trasmissione richiesta dai nuovi servizi.

Le interruzioni e i rallentamenti della connessione di rete, insieme alle complicate procedure della firma digitale, provocano quotidiane difficoltà particolarmente nelle sedi che hanno i maggiori carichi di lavoro. Ci sono problemi sia in udienza, durante la redazione dei processi verbali e la firma da parte del Segretario e del Presidente con tempi che si dilatano, sia con il deposito e la firma delle sentenze. Che senso ha firmare ad uno ad uno i verbali d’udienza e i provvedimenti quando si potrebbero firmare massivamente con un’unica firma?

Gli applicativi non vengono aggiornati come sarebbe estremamente necessario. Il vecchio SIGiT e il nuovo SIGiT Web non dialogano tra loro o, se dialogano, lo fanno male; non è ancora avvenuta, dopo tutto questo tempo, la definitiva migrazione al SIGiT Web. Incomprensibilmente, o forse si può capire il perché. Sono tanti, infatti, coloro i quali si lamentano di un programma che già ritengono obsoleto, lento e con una veste grafica da far rincitrullire chiunque.

Anche nell’utilizzo degli altri applicativi da parte del personale i disservizi sono quotidiani, non c’è un solo giorno che non ci siano problemi, quasi sempre neanche segnalati da Sogei come sarebbe opportuno.

Il protocollo documentale, di frequente, presenta anomalie nel funzionamento. Le Pec in entrata spesso rimangono “sospese” per diverse ore tra i “messaggi non elaborati”. Per le Pec protocollate, quasi giornalmente, non si riesce ad effettuare il download del documento principale in PDF timbrato, costringendo a stampare il documento allegato e ad apporre manualmente il numero di protocollo.

Per non dire delle volte in cui si verifica l’impossibilità di inviare gli inviti di pagamento del contributo unificato. Invio che, quando avviene, è spesso parziale, ovvero non allegando il previsto mod. F23 che, di conseguenza, viene richiesto successivamente dai difensori dei ricorrenti agli uffici di segreteria per poter effettuare il versamento con i dati necessari (es. ID dell’avviso, ovvero il codice univoco che consente di collegarlo al fascicolo amministrativo).

Di tutto ciò a farne le spese sono i lavoratori, le ricadute di tutti questi rallentamenti, malfunzionamenti e disservizi sono solo ed esclusivamente sul personale, che è abbandonato a se stesso.

I colleghi trascorrono ore nel vano tentativo di completare un lavoro iniziato, e magari pure in scadenza, provando contemporaneamente a parlare con gli operatori del Contact Center. Ma la risposta la conosciamo già, soprattutto i malcapitati referenti informatici, degli scalognati di professione: “Buongiorno, siamo spiacenti! Tutti gli operatori sono momentaneamente occupati. La preghiamo di riprovare più tardi. La ringraziamo per la sua attenzione. Arrivederci!

Intanto la Direzione della Giustizia Tributaria è completamente assentemagari presente in qualche convegno a vantarsi di com’è bello e veloce il PTT!

Roma, 4 maggio 2022