di Guido Melis

Francesco De Sanctis, neo-ministro nella Pubblica istruzione nel 1861, interviene per la prima volta alla Camera su una interpellanza riguardante la libertà d’insegnamento. Ne trae occasione per esporre la sua desolata relazione sullo stato nel quale ha trovato il Ministero e sui vizi burocratici che già lo affliggono.

Dichiaro, o Signori, che l’amministrazione della pubblica istruzione non è una macchina che cammini, dichiaro che vi ha un sovraccarico e complicazione di ruote. (…) Guardate un po’. Ho trovato nel Ministero un cumulo di regolamenti, i quali, vi dico la verità, mi hanno spaventato (si ride) e mi sono detto: piuttosto che ficcarmi in capo questa roba, vorrei gittare per la finestra dieci portafogli (si ride). Cosa è avvenuto? Questi regolamenti, ammassati gli uni agli altri, dalle precedenti amministrazioni, a poco a poco hanno costituito una specie di scienza arcana, di cui alcuni si sono fatti depositari, comunicando, secondo le occasioni, il pane della scienza. Io non ho bisogno di spiegare alla Camera l’origine e la necessità di questa complicazione dell’amministrazione, e gli abusi che ne sono nati (…). Gl’ispettori generali, poiché bisogna pur dire la parola, gli ispettori generali sono persone per esperienza, per coltura, per integrità stimatissime, e che io da lungo tempo ho in pregio. È l’istituzione che io biasimo, è essa di cui deploro i cattivi effetti. Sì, o Signori, è questa ingerenza minuta in tutte le cose, è questa mania d’istruzioni, di circolari, per regolare ogni minimo passo che deve fare il professore; sono queste nomine, queste deliberazioni, spesso prese senza saputa quasi del ministro; è tutto questo cumulo di attribuzioni (…) che fa sì che l’insegnamento, per troppo zelo dei medici, si trova ammalato.

Quest’ingerenza (desidero darne un’idea alla Camera) giunge persino a questo, che non più tardi di questa mattina un impiegato domandava seriamente di modificare i fregi del diploma che aveva creduto d’adottare l’onorevole presidente della Commissione dei testi di lingua; quest’ingerenza giunge fino a regolare qual dev’essere il fregio di un diploma (si ride). Si deve per esempio venire a fare un esame? Voi credete naturalmente che si raccolga una Commissione per gli esami di promozione dei ginnasi e dei licei e che questa Commissione dia i temi. Sapere, o Signori, che cosa impone il regolamento? Che i temi debbano partire da Torino.

Atti Parlamentari Camera dei deputati, Leg. VIII, sess. 1861, Discussioni, tornata del 13 aprile 1861, pp. 505-506.

Fonte: Irpa - Istituto di ricerche sulla Pubblica amministrazione