Quali sono i maggiori problemi del suo ufficio?

Innanzitutto la carenza di personale. Poi, l’appiattimento nell’ambito delle progressioni professionali (non economiche). Inoltre, chi dirige spesso non si rende conto dell’enorme lavoro che grava sui dipendenti contrattualizzati. I quali che molte volte non sono messi in grado di operare in modo adeguato. C’è sempre una gran distanza tra chi dirige e chi è operatore sul campo. Manca poi una vera innovazione digitale e soprattutto gli strumenti necessari per superare le difficolta quotidiane.  È un ente, a mio parere, abbastanza vetusto, nel senso della mentalità, e poco pragmatico. Ci vorrebbe una maggior attenzione anche al benessere psicofisico dei dipendenti spesso visti come carne da macello. Lavoratori spesso additati non solo dai politici di turno, ma anche dai dirigenti che pretendono di avere al proprio servizio dei veri e propri schiavetti.

Quali le proposte della Uilpa per superare tali difficoltà?

La Uilpa potrebbe proporre una migliore qualità del servizio dialogando con i vertici della P.A. per introdurre corsi professionali per i dipendenti, al fine di migliorare sia il lavoro individuale sia quello fornito all’utenza.

Mi dispiace constatare che la P.A. spesso tralasci questi aspetti che potrebbero migliorare l’efficienza dei servizi offerti. Occorre però anche selezionare perché ritengo che il dipendente abbia dei diritti ma anche dei doveri. La P.A., in fondo, fornisce servizi al cittadino ma spesso questa missione viene dimenticata.

Una causa potrebbe essere la mancanza di stimoli che dovrebbero venire da chi sta ai vertici ma non è tutto. Occorre anche la nostra partecipazione. Ognuno deve portare il suo mattone, dipendenti inclusi. So di essere molto critico ma io per primo lo sono con me stesso.

Si devono inoltre incentivare le carriere anche dei dipendenti, quelli meritevoli, non tutti. Ritengo che l’aspetto meritorio sia fondamentale per accrescere il livello dei servizi forniti e su questo la Uilpa dovrebbe farsi carico per interloquire con l’Amministrazione che quasi sempre, purtroppo, resta sorda.

Perché i lavoratori del suo ufficio dovrebbero preferire le liste della Uilpa rispetto a quelle di altri sindacati?

Ritengo che la Uilpa sia da tempo il solo ed unico sindacato veramente vicino ai lavoratori. Purtroppo le varie riforme, a partire dalla Brunetta, hanno spuntato le armi alle parti sociali. La Uilpa nel nostro Ufficio è la sola, trascinando anche le altre sigle, ad essere sempre attenta alle esigenze dei lavoratori anche se qualcuno di loro non ci sostiene.

Comunque sia, la Uilpa è il solo sindacato che ha a cuore il benessere dei colleghi. È attento da sempre alle esigenze di tutti cercando, per quanto possibile, il dialogo anche con coloro che lo rifiutano.

Come vede la prospettiva e il ruolo del sindacato nel complesso mondo del lavoro contemporaneo?

Come ho accennato, si tende a spuntare le armi del sindacato. Questo, tuttavia, non deve essere un alibi, anzi potrebbe essere un punto di partenza. È un mondo, quello del lavoro, oggigiorno, molto liquido. Siamo dentro a un cambiamento dei processi di produzione e il sindacato deve diventare un mezzo per dare voce a coloro che faticano a far valere i propri diritti.

In questo senso il sindacato deve utilizzare le tecnologie informatiche e digitali per far sentire la propria voce. Deve essere lo specchio dei problemi dei dipendenti attraverso anche delle campagne di monitoraggio sul territorio sui problemi reali. In questo modo si può contrastare il pessimismo di alcuni colleghi.

È necessario recuperare coloro che non credono esistano dei valori per cui lottare anche riflettendo su eventuali errori commessi. Fatte le dovute analisi ripartire occorre ripartire con proposte pratiche. Bisogna essere pragmatici per combattere tutti insieme per il fine comune: il benessere dei dipendenti che, fondamentalmente, chiedono di lavorare in serenità.

17 marzo 2022

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