Il genere viene creato dalla società nel momento in cui la sessualità biologica viene trasformata in prodotto dell’attività umana e inglobata all’interno del sex-gender system, ovvero in quell’insieme di “processi, adattamenti, modalità di comportamento e di rapporti, sulla base dei quali si “organizza la divisione dei compiti tra gli uomini e le donne”.

Il processo di emancipazione del genere femminile avvenuto sia a livello normativo che sociale di fatto occulta il persistere di discriminazioni fondate sul genere continuando ad alimentare pregiudizi e stereotipi che ledono la dignità individuale e sociale delle donne fino ad arrivare a forme estreme quali la violenza e i femminicidi.

La violenza contro le donne è, infatti, una violenza di un genere, quello maschile su quello femminile, riconosciuta oggi dalla comunità internazionale come una violazione fondamentale dei diritti umani.

 L’art. 1 della Dichiarazione Onu sull’eliminazione della violenza contro le donne del 1993 individua tale brutalità in ogni atto di violenza fondata sul genere, portando danno o sofferenza fisica, sessuale o psicologica comprese la coercizione o la privazione della libertà nella vita pubblica e nella vita privata.

Sulla base dei dettati di questo articolo l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito per il 25 novembre di ogni anno “la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”.

Anche l’Italia si è mobilitata per promuovere la cultura della parità di genere e della non violenza. In tanti hanno formulato proposte e idee e si sono assunti la responsabilità di fare qualcosa di simbolico, ma anche di concreto, per dichiarare in maniera chiara e forte di essere contro le violenze di genere.

Nel Tempo l’evoluzione normativa delle leggi sulla violenza di genere ha spostato lo strumento giuridico, a garanzia della donna, dalla morale pubblica a quella della persona partendo da disposizioni sul delitto d’onore, sul matrimonio riparatore, al reato di stalking, all’introduzione dei congedi per le donne vittime di abusi fino alla recente proposta di legge di dare una scorta alle donne perseguitate.

Importante tassello sull’emancipazione femminile è stato posto il 29  Ottobre 2021 con la ratifica nel nostro Paese della Convenzione OIL n. 190 del 2019 e la Raccomandazione n. 206 sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro, comprese la violenza e le molestie di genere. L’approccio della Convenzione è quello preventivo, agendo sul cambiamento culturale ispirato alla parità di genere e con misure specifiche di prevenzione e protezione nei casi di violenza. L’OIL, a giugno, in occasione della Campagna di azione ha lanciato una guida che individua i principi fondamentali e le misure che i Paesi possono adottare per prevenire e contrastare la violenza e le molestie nel mondo del lavoro, compresi esempi di leggi, regolamenti e politiche nazionali.

Altra novità, non meno importante, è stata la pubblicazione della Legge 162 del 5 novembre 2021 che apporta importanti modifiche al Codice delle Pari opportunità del 2006.

Tra le tante, l’istituzione dal 1 gennaio 2022 della “certificazione della parità di genere” che sarà legata alle retribuzioni corrisposte a donne e uomini, opportunità di carriera, con la precisazione sulla definizione di “discriminazione” che produce effetti sui percorsi di carriera, una norma che prevede l’equilibrio della parità di genere nella composizione dei consigli di amministrazione delle società controllate dalla P.A., capacità di favorire la conciliazione vita/lavoro anche con particolare riguardo alle lavoratrici in stato di gravidanza.

Le Istituzioni, i Sindacati e le Associazioni dei Centri antiviolenza, hanno lanciato campagne informative per fornire alle donne riferimenti chiari a cui rivolgersi in caso di bisogno, allo scopo di non farle sentire sole nel contrasto alla violenza. Durante il lockdown la forzata convivenza ha acuito le liti e i comportamenti violenti tanto che in contesti anche internazionali si è parlato di doppia pandemia: epidemiologica e di violenza.

Importante è stato pubblicizzare maggiormente l’uso del numero di pubblica utilità 1522 per segnalare violenze e soprusi, per ottenere supporto e aiuto fattivo, per accompagnare le donne verso i servizi che meglio si adattano alla loro situazione. Non dimentichiamo quante richieste sono arrivate nelle farmacie per le mascherine 1522.

Anche nel mondo sportivo, per sostenere e incoraggiare tutti gli atleti e le atlete a praticare “BEACH HANDBALL” indipendentemente dal loro genere e dal loro background la Federazione internazionale di pallamano (IHF) ha cambiato il regolamento sulle divise femminili previste per praticare la pallamano da spiaggia per motivi legati non solo ad una maggiore comodità di movimenti fisici ma anche per l’uguaglianza di genere e per evitare messaggi sbagliati di strumentalizzazione del corpo delle donne.

Tanto sembra essere stato fatto ma ancora tanto resta da fare tenendo conto che il contrasto alla violenza di genere parte dalle donne ma non può prescindere dalla consapevolezza maschile.  

Sembra evidente come un’“educazione di genere”, fondata sul rispetto delle differenze e sul rispetto degli orientamenti e delle preferenze di ciascuno di noi sin dall’infanzia, debba rappresentare uno dei presupposti alla base di un sistema educativo capace di garantire un superamento degli stereotipi legati al genere e la costituzione di una società basata sull’accettazione delle differenze reciproche, il rispetto reciproco e le pari opportunità.

Per questo e per tanto altro è un bene che nella società si lavori ad una continua riflessione collettiva affinché le  istituzioni, i sindacati e le associazioni private, integrando le rispettive competenze e gli strumenti a loro disposizione,  diventino non solo un sostegno per le vittime , per prevenire e proteggere,  ma anche uno stimolo a denunciare i soprusi subiti, garantendo loro un percorso certo di reinserimento nella società attraverso l’autonomia economica che gli consenta di riappropriarsi  della propria vita.  

Non è facile, lo sappiamo, ma insieme ce la possiamo fare!

Adele Silvestri
Segretario Nazionale UILPA