L’Archivio di Stato di Frosinone stava per chiudere i battenti al pubblico il prossimo primo novembre per il pensionamento di un funzionario archivista, unico profilo professionale dell’istituto dedicato alla ricerca di documenti richiesti dagli utenti. Parliamo di una struttura con appena 9 dipendenti e tuttavia estremamente importante per il territorio perché si tratta dell’unico ufficio statale culturale della provincia che funge da collegamento tra l’Archivio di Stato di Roma e quello di Napoli.

L’importanza dell’Archivio di Frosinone è decisiva in quanto conserva, tra l’altro, i documenti giudiziari e notarili dello Stato Pontificio e del Regno di Napoli e perché permette le visure catastali relative dell’idoneità dei fabbricati. Visure oggi indispensabili per l’ottenimento del contributo del Superbonus 110% da parte dei tanti cittadini che ne hanno fatto richiesta.

Grazie all’intervento dei sindacati l’Archivio di Stato resterà in funzione. Parliamo dell’intera vicenda con Carlo Campagna, Segretario generale territoriale UILPA Frosinone.

Paventata la chiusura dell’Archivio di Stato qual è stata l’azione dei sindacati?

Per prima cosa vorrei dire che da tempo CGIL, CISL e UIL denunciavano la carenza di personale dell’Archivio. Dinanzi all’inerzia dell’amministrazione e al rischio chiusura abbiamo subito incontrato i lavoratori e ci siamo impegnati per risolvere la questione. Poi, il 15 ottobre scorso, abbiamo incontrato il Presidente della Provincia di Frosinone, Antonio Pompeo. Il quale ha fatto proprio il problema comprendendo quanto la chiusura dell’Archivio di Stato significasse una pesante sconfitta per il territorio.

E dopo cosa è successo?

Il Presidente della Provincia ha immediatamente sollecitato il Ministero dei Beni culturali a intervenire. Cosa che per una volta tanto è avvenuta in tempi rapidissimi dimostrando un’attenzione non scontata se si tiene conto che in altre città gli archivi di Stato sono stati chiusi proprio per carenza di personale.

In concreto cosa accadrà adesso?

All’Archivio di Stato di Frosinone è in arrivo una collaboratrice archivista che prenderà il posto del funzionario in pensione fino alla fine dell’anno. Successivamente sarà indetta una convenzione per altri due anni e nel frattempo verranno banditi dei concorsi per l’assunzione di nuovo personale a tempo indeterminato.

Come lei ha accennato diversi archivi di Stato sono stati chiusi. Aggiungo: nel silenzio generale. A Frosinone i sindacati invece hanno fatto parecchio rumore.

Nel nostro piccolo possiamo dire di aver determinato una svolta proprio perché abbiamo rotto il silenzio sulla chiusura di istituti importantissimi quali gli archivi di Stato. Abbiamo ingaggiato una battaglia e l’abbiamo vinta proprio perché siamo riusciti a convincere i nostri interlocutori a uscire dalla logica secondo la quale si comprende l’importanza di un servizio pubblico solo quando lo si è perso. Gli archivi di Stato sono fondamentali per studiosi, docenti universitari, studenti, architetti, geometri e per i cittadini che oggi chiedono il contributo del Superbonus 110%. Come vede non è solo una questione di memoria storica, che peraltro è fondamentale, ma anche molto pratica. E questo ragionamento vale per tutti i servizi pubblici, perché un territorio si impoverisce una volta che non ci sono più. Un impoverimento che è allo stesso tempo materiale, culturale e sociale.    

Perché in questa vicenda il ruolo dei sindacati è stato determinante?

Perché ci siamo mossi in maniera unitaria. Posso dire davvero come un sol uomo spendendoci in egual misura. A dimostrazione che quando CGIL, CISL e UIL si mobilitano all’unisono sono vincenti. Tenga presente che siamo riusciti a vincere questa battaglia nel giro di pochissimo tempo. Per quanto riguarda la UILPA vorrei aggiungere che il sostegno del Segretario nazionale, Federico Trastulli, è stato decisivo. Mi sono sentito con lui spesso e ha seguito l’intera questione dall’inizio alla fine.

A cura dell’Ufficio comunicazione UIL Pubblica Amministrazione

Roma, 25 ottobre 2021