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L’annunciato aumento della bolletta energetica costituisce una stangata sui bilanci delle famiglie: in media circa 300 euro in più all’anno. Come se non bastasse aumenterà il costo dei trasporti: oltre 5 euro in più per un pieno di benzina, fino a 7 euro in più per i veicoli diesel, mentre GPL e metano toccano storicamente il loro prezzo più alto. Non sfuggono a questa mazzata neanche le auto elettriche plug in, poiché l’energia erogata dalle colonnine costerà più di prima. La conseguenza generale sarà l’aumento di tutti i prezzi della vendita al dettaglio e in particolare della spesa alimentare.

Il governo è intervenuto con misure di salvaguardia per le fasce sociali più deboli andando a compensare una parte dell’IVA sulla fornitura di gas naturale. Sembra che in Europa l’urgenza del problema sia stata avvertita con maggiore sensibilità e in settimana è previsto il varo di un piano che consiste nell’aggregazione fra proprietari di infrastrutture di distribuzione, affinché venga aumentata la capacità distributiva delle fonti d’energia. A latere si sta pensando a sussidi per i meno abbienti o a rimborsi delle bollette in quota parte. Le misure sarebbero finanziate con gli incassi dell’ETS, Emission Trading System, ovvero il tributo che i Paesi membri pagano all’Europa per “poter inquinare”.

Tuttavia, nonostante queste misure la raffica di rincari eroderà inevitabilmente il già magro potere d’acquisto dei dipendenti pubblici. Parliamo di 3 milioni e 200mila lavoratori che attendono il rinnovo del Contratti Collettivi di Lavoro i cui benefici economici saranno quasi sterilizzati.

Il tema impatta con quello della transizione ecologica, delle energie rinnovabili e delle emissioni. Temi trasversali e universali, che dovrebbero vedere la partecipazione delle parti sociali, della cittadinanza, delle associazioni dei consumatori e dei contribuenti.

Da molto tempo si discute di emergenza climatica e se ne vivono quotidianamente le conseguenze negative. Lo stesso Mario Draghi ha dato ragione all’attivista Greta Thunberg sull’urgenza di azioni immediate per evitare il collasso ambientale.

Per il Governo è giunto il momento di osare di più e collocare la transizione ecologica al centro delle politiche pubbliche, rendendo possibile la piena spendibilità dei fondi erogati in base al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza con progetti mirati, duraturi ed efficaci.

Federico Trastulli, Segretario nazionale UIL Pubblica Amministrazione

Roma, 9 ottobre 2021