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Popolo e sovranità, democrazia e liberalismo. Le profonde trasformazioni che sta attraversando la società di inizio millennio sono testimoniate anche dall’utilizzo ripetuto, quasi inflazionato, di queste parole e dal racconto che si fa delle categorie concettuali, molto delicate, che esprimono. Il liberalismo ha il merito di aver messo l’individuo al centro dell’intero sistema relazionale e, quindi, reso possibile il diffondersi della democrazia ma, nella sua estremizzazione, ha minato tutte quelle strutture sociali intermedie che si sono succedute e affiancate, anche in forme diverse, nel corso della storia dell’umanità. Parafrasando Eliot verrebbe da chiedersi se “è la democrazia che ha abbandonato il popolo o il popolo che ha rinunciato alla democrazia”.

Certamente, la rivoluzione tecnologica ha giocato un ruolo fondamentale in questa corsa nel perseguire l’idea che si potesse fare a meno di ogni struttura di mediazione delle quali, al contrario, la democrazia non può fare a meno. Molto spesso chi governa, alla fatica della ricerca di una solida condivisione con e tra le parti sociali più rappresentative, preferisce percorrere strade più semplici quali il sondaggio via web o il moltiplicare task force, comitati e gruppi di esperti il cui contributo, pubblicizzato mediaticamente sul momento, finisce quasi sempre dimenticato esaurendo la sua funzione “nell’effetto annuncio”.

Il Sindacato si trova, quindi, di fronte un’altra sfida epocale, quella della rappresentanza nella sua dimensione digitale, senza perdere di vista quella reale. La prossimità fisica, tangibile, visiva, penso sia e sarà sempre il terreno di gioco preminente nell’azione sindacale. Mettere insieme ed organizzare è il fondamento della forza di un Sindacato confederale ma va delineandosi, ogni giorno sempre più velocemente, il bisogno di creare e occupare in rete uno spazio, di presidiare la piazza digitale. In un contesto di forte accelerazione dell’innovazione tecnologica, potenziata dalla pandemia, il rischio che si producano ampi processi di emarginazione sociale risulta elevato, ad esempio per tutte le categorie deboli poco formate o con difficoltà di accesso agli strumenti digitali.

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di Claudia Mazzucchelli - Segretaria generale Uil Marche