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Da indiscrezioni giornalistiche apprendiamo che uno dei punti forti del programma di governo del Presidente incaricato Draghi è la riforma della pubblica amministrazione.

Siamo contenti. E ci auguriamo che questa sia la volta buona. Ce lo auguriamo sinceramente dato che negli ultimi 25 anni di riforme “copernicane” della p.a. ne sono state varate talmente tante che abbiamo perso il conto. Nel frattempo i problemi sono rimasti sempre gli stessi: semplificare, snellire, aumentare l’efficienza, premiare il merito ecc. ecc.

Per spiegare come mai le riforme della p.a. non decollassero una volta si dava la colpa ai veti del sindacato. Era un alibi per molti e comunque oggi non regge più perché la caterva di norme introdotte dalla riforma Brunetta in poi ha avuto il solo obiettivo di colpire le organizzazioni dei lavoratori e ridurre ai minimi termini la contrattazione decentrata nella P.A.

Tutto il contrario nel mondo del lavoro privato. Dove il modello vincente è quello che prevede due livelli di contrattazione perfettamente bilanciati e integrati: uno nazionale, dove si fissano principi e regole generali; l’altro decentrato, aziendale o territoriale, dove si realizza il legame covalente tra produttività e retribuzione. Se davvero si vuole riformare la macchina dello Stato perché non applicare questo modello anche al pubblico impiego?

Ecco la nostra proposta: iniziamo dalla contrattazione di secondo livello. Ridiamo valore alla rappresentatività nei luoghi di lavoro, visto che la p.a. è l’unico settore dove tale rappresentatività è misurata e certificata ogni tre anni. Facciamo discutere l’organizzazione del lavoro a chi opera quotidianamente a contatto con gli utenti. Scardiniamo la burocrazia autoreferenziale con la forza innovativa delle soluzioni che scaturiscono dal confronto e dalla partecipazione. Iniziamo da qui a costruire una macchina dello Stato all’altezza dei tempi.

Come si fa? Per prima cosa diamo alla contrattazione decentrata gli strumenti per collegare produttività e retribuzione. Magari cominciando a riversare nei Fondi per le Risorse Decentrate di ogni Ente i risparmi di gestione accantonati grazie allo smart working. Spiegando ai lavoratori e ai loro rappresentati a quanto ammontano esattamente, senza giochi di prestigio né magie contabili.

Sandro Colombi, Segretario generale Uilpa

Roma, 11 febbraio 2021