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Avremmo sinceramente voluto che il PNRR costituisse una svolta storica per la pubblica amministrazione italiana. Purtroppo non è così. Il Piano è caratterizzato da una lunga serie di debolezze. A iniziare dall’impianto, per così dire filosofico, che lo presiede. È lo stesso di sempre: riformare la pubblica amministrazione senza aggredire i problemi che la attanagliano e non le permettono di fare quel salto di qualità necessario a renderla efficace, efficiente e all’altezza delle sfide future.

Ancora una volta si fa sfoggio dell’inglesorum per nascondere il vuoto di idee. Ancora una volta si adotta l’aziendale come se le parole magicamente si tramutassero in fatti. Sono trent’anni che si va avanti così con un immenso sperpero di denaro pubblico e senza cavare un ragno dal buco. Come abbiamo detto i punti di debolezza sono tanti. Ne elenchiamo alcuni.

  • I fondi per il reclutamento di nuovo capitale umano ammontano a malapena a 210 milioni di euro. Un’inezia se si considera un investimento complessivo di circa 8 miliardi. Per di più si tratta in larghissima misura di assunzioni a tempo determinato. Il che significa che lo Stato non intende creare buona occupazione e continua a incentivare il precariato. Dulcis in fundo, non è accennato a quante unità corrispondono le nuove assunzioni a termine né la durata del loro impiego.
  • Verranno introdotte nuove forme di valorizzazione del personale che decretano il fallimento dei costosissimi criteri di valutazione Brunetta & Madia. I quali saranno sostituiti da un’ampia discrezionalità della dirigenza.  Possiamo ben immaginare cosa accadrà.
  • Incredibile ma vero: con la solita tiritera di rendere la p.a. semplice, snella e utente-centrica si stanziano 480 milioni per censire i provvedimenti e non per fornire servizi ai cittadini. Da questo capitolo si comprende l’obiettivo è adottare una sorta di “modello Genova” per le opere pubbliche, impianti produttivi e per la transizione energetica. Sarà festa grande per tutti gli speculatori d’Italia.
  • L’istituzione dei PTA (poli territoriali per il coworking, lo smart working il reclutamento e la formazione) rappresentano la ciliegina di una torta avvelenata. Costeranno 100 milioni di euro è non è affatto chiaro a cosa serviranno.

Il capitolo del PNRR intitolato “Digitalizzazione e modernizzazione della pubblica amministrazione” è un vecchio abito tirato a lucido. Ci pare costruito su misura per dispensare risorse pubbliche ai privati sotto forma di aziende che avranno il compito di implementare le infrastrutture tecnologie e di famelici consulenti esterni. Peggio ancora ci sembra sia stato pensato per impedire alla p.a. di funzionare. Pertanto lo bocciamo su tutta la linea. Riteniamo necessario che il sindacato si impegni in una battaglia per rivedere questa parte del PNRR nell’interesse della collettività e dei lavoratori.

Roma, 27 gennaio 2021