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Egregio Direttore,

a pagina 3 del Sole 24 Ore del 2 gennaio scorso abbiamo letto due articoli tra loro complementari. Uno di Gianni Trovati intitolato “Per i contratti degli statali aumenti da 65-191 euro, 2,3 volte l’inflazione”, l’altro di Claudio Tucci intitolato “Il confronto sugli ultimi rinnovi. Nel privato solo la sanità ha superato i 100 euro”.

Si tratta di una pagina estremamente istruttiva per la dovizia di particolari con cui, in merito agli aumenti contrattuali, si fanno i conti in tasca ai lavoratori, soprattutto quelli pubblici.

Noi del sindacato non abbiamo né le possibilità tecniche né le entrature presso il Mef di cui gode il quotidiano di Via dell’Indipendenza. Pertanto, nell’interesse del mondo del lavoro e del Paese tutto, con la presente chiediamo un supplemento di indagine sui punti che seguono.

  • Trovati ci informa che gli aumenti arriveranno “fino a” 191 euro, ossia “2,3 volte l’inflazione”. Ci domandiamo: su circa 2 milioni di dipendenti pubblici contrattualizzati, quanti sono quelli che nel 2021 prenderanno 191 euro lordi di aumento in busta paga? Il 60%? Il 40%? Il 15%? Di meno? E quanti sono quelli che nel 2021 prenderanno 65 euro lordi di aumento in busta paga? Più del 30%? Più del 70%?
  • Tucci ci informa invece che nel privato gli aumenti sono più contenuti e dunque gli statali sono degli esosi. Infatti la media dei loro stipendi non è altissima, ma niente male dati i tempi che corrono. La media, appunto. Purtroppo, a quanto ne sappiamo noi, la gran parte dei dipendenti pubblici guadagna cifre molto modeste e di gran lunga inferiori alla media generale. Sarebbe pertanto interessante scorporare i dati e far sapere, sia a noi che all’opinione pubblica, qual è, in media, la differenza di stipendio tra un impiegato e un dirigente della pubblica amministrazione. Per esempio di un Comune o di una Asl.
  • Assetati come siamo di una completa informazione, che per scarsità di mezzi non possiamo reperire, vorremmo sapere due cose: 1) La rappresentatività delle organizzazioni che firmano gli accordi collettivi nazionali nel settore privato non viene misurata con gli stessi criteri oggettivi che valgono per il settore pubblico eppure si parla spesso di volontà di ridurre il dumping contrattuale, come avviene quindi tale misurazione? 2) Qual è la percentuale di rappresentatività di Confindustria nelle imprese dei vari settori produttivi?
  • Per chiudere, sempre a proposito di soldi pubblici e sempre a proposito di un’informazione intellettualmente onesta, chiederemmo agli stessi Trovati e Tucci, o a chi Signor Direttore vorrà assegnare questo compito, di informarci sull’evasione fiscale e contributiva delle imprese private, sia quelle con sede in Italia sia quelle che operano nel nostro Paese, ma hanno la sede legale dove più conviene in termini fiscali. Riteniamo utile per tutti contabilizzare a quanti rinnovi contrattuali degli statali e relativi aumenti equivale l’evasione fiscale e contributiva delle aziende private. Siamo sicuri che anche in questo i giornalisti del Sole 24 Ore sapranno dare prova sia di grande professionalità sia di amore per la verità. 

Avremmo molte altre cose da chiederle Signor Direttore. Ma non vogliamo abusare della sua disponibilità. Certi di una sua risposta porgiamo i nostri più distinti saluti.

Sandro Colombi, Segretario Generale Uilpa

Roma, 6 gennaio 2021

In allegato, la lettera in PDF.