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Abbiamo ricevuto e trasmesso la bozza di lavoro dell’Aran sulla revisione dell’ordinamento professionale. Un fatto positivo che senza dubbio segna un cambio di passo importante dell’Aran che sembra volersi finalmente riappropriare del suo ruolo negoziale. Un documento che ci è stato presentato come bozza sulla quale lavorare, che tuttavia necessita di una attenta valutazione sia sotto il profilo del metodo sia sotto quello del merito.

Nel metodo rileviamo che qualsiasi ipotesi di lavoro si voglia percorrere, per noi è indispensabile che questa sia in grado di risolvere i problemi. Non è sufficiente che l’impianto sia “ragionevole”, è necessario che sia in grado di recepire i modelli organizzativi oggi esistenti e di inquadrare correttamente il personale oggi operante nelle Amministrazioni delle Funzioni centrali.

Per questo abbiamo evidenziato come nell’analisi delle criticità il documento sia carente per non aver menzionato il problema del mansionismo che oggi affligge le Amministrazioni. Non condividiamo l’impostazione che la possibilità della soluzione al problema debba essere rinviata alla negoziazione del rinnovo contrattuale. Riteniamo infatti che preliminarmente si debbano condividere le regole che porteranno alla prima applicazione del nuovo ordinamento. Non vogliamo costruire un edificio senza prima aver scavato le fondamenta.

Questo rileva sulla cosiddetta architettura delle aree, sui contenuti delle stesse. Non possiamo cimentarci su questo lavoro se non sappiamo quali strumenti e soprattutto quante risorse siano disponibili per collocare ogni lavoratore nella casella che gli appartiene in ragione della professionalità riconosciuta.

Nel merito non condividiamo la necessità di conservare un’area di supporto: là dove è ancora situazione marginale, nell’ipotesi proposta sembra voler ampliare le attuali competenze.

Così come riteniamo interessante e condivisibile una ridefinizione della struttura della retribuzione laddove siano certe le regole con le quali queste retribuzioni sono conseguite.

Una analisi che non può essere un esercizio teorico, accademico: l’ordinamento professionale è il cuore del contratto, rileva sulla definizione delle competenze di ognuno di noi nello svolgimento della prestazione. Ne connota il livello di professionalità, di responsabilità, di possibilità e di crescita. E’ cosi indispensabile conoscere come queste retribuzioni possano trovare sviluppo, a quali regole siano sottoposte, con quali risorse siano finanziate.

Per questo stiamo ricercando un confronto, il più possibile unitario, che dia piena consapevolezza circa gli effetti che il lavoro di revisione ordinamentale produce.

Se lo strumento contrattuale è una leva essenziale per il buon funzionamento della macchina pubblica, l’ordinamento professionale deve essere coerente ad una organizzazione del lavoro che faccia premio delle competenze che sono acquisite ogni giorno anche in seguito alle esigenze di innovazione. La formazione è uno strumento che dovrà essere la vera leva di accrescimento professionale, anche con l’individuazione di percorsi di carriera.

Per questo vogliamo il confronto prima delle scelte.