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“Sullo schema del decreto delega per la riforma della dirigenza pubblica nulla è dato sapere. Il termine per l’esercizio della delega scade il prossimo 29 agosto ed, a quanto si vocifera, il provvedimento dovrebbe essere presentato  a breve in Consiglio dei Ministri per il preventivo esame,  tuttavia le indiscrezioni su quanto contenuto nella bozza di decreto sono trapelate unicamente attraverso le pagine di un importante quotidiano nazionale romano cui, evidentemente, è stato affidato il ruolo di cassa di risonanza delle politiche di Governo sulla Pubblica Amministrazione considerato che ormai – sistematicamente – viene posto in grado di anticipare all’opinione pubblica i dettagli e le informazioni contenuti nelle bozze dei provvedimenti in progress, di cui sarebbe invece normale rendere edotte le Organizzazioni Sindacali del Pubblico Impiego, al fine di consentire un opportuno confronto su tematiche di rilevante importanza che, nel caso specifico, rischiano di incidere in modo significativo sulla natura stessa del rapporto di lavoro degli interessati”. Lo afferma, in una nota, il Segretario Generale della UILPA, Nicola Turco, ribadendo le perplessità più volte manifestate sull’argomento ed evidenziando come  “i criteri indicati dalla delega siano fortemente improntati a snaturare lo status del dirigente pubblico rischiando di dar vita ad una nuova forma di precariato che mal si coniuga con i tratti distintivi del rapporto di lavoro pubblico che costituiscono espressione diretta dei principi sanciti  nell’articolo 97 della Costituzione”.
 
Prosegue Turco: “La figura del dirigente, delineata nella legge delega, si configura come una sorta di ibrido, non più rispondente ai canoni fissati dal legislatore costituzionale e che connotano gli impieghi pubblici; e qualora la delega stessa dovesse estrinsecarsi secondo le previsioni anticipate dai bene informati i contorni della vicenda potrebbero assumere tratti ancora più inquietanti”. 
 
Il Segretario Generale della Uilpa ricorda come “con la privatizzazione del rapporto di lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione, il legislatore avesse posto dei paletti ben precisi allo scopo di preservare l’autonomia gestionale del dirigente, tracciando una netta separazione tra l’azione di indirizzo riservata agli organi di vertice politico e quella di attuazione delle direttive e del raggiungimento degli obiettivi,  spettante alle figure di vertice amministrativo e, a cascata, alla dirigenza tutta”,  puntualizzando altresì come “soltanto l’istituzionalizzazione del fenomeno dello spoil system abbia in un certo senso generato degli sprazzi di preoccupazione  sulla  interdipendenza  tra politica  e alta amministrazione,  ma che comunque ciò sia avvenuto in presenza di ampie tutele per i dirigenti interessati, ad iniziare dal diritto all’incarico”.
 
“La cosa più assurda – incalza Turco - è che le previsioni della riforma intendono abbattere proprio quest’ultimo caposaldo  - il diritto all’incarico - anche in assenza di valutazioni negative sull’attività svolta, il che equivale di fatto a rendere il rapporto di lavoro, pur acquisito attraverso un pubblico concorso, del tutto aleatorio e correlato unicamente agli umori del politico di turno.  In sostanza, dunque, si apre uno scenario inquietante attraverso la legittimazione di una nuova forma di precarietà e finanche di demansionamento, che non potrà che generare la tendenza ad un pericoloso asservimento politico della dirigenza, non sottacendo peraltro che con le nuove regole  verrà favorito in ampia misura l’accesso di personale esterno”.  
 
“Si tratta di un sistema profondamente lesivo della dignità e della professionalità dei dirigenti della Pubblica Amministrazione che si configura, oltre che con profili di ingiustificata onerosità, con palesi tratti di illegittimità costituzionale”. Conclude Turco: “i dirigenti pubblici non possono essere assimilati a quelli dei settori privati in quanto non producono beni e ricchezze bensì servizi e prestazioni per la collettività, quali welfare, fisco, previdenza, assistenza e quant’altro necessario per la gestione, lo sviluppo e la competitività del sistema Paese. Dunque, da tale operazione di grave metamorfosi  non potranno che derivare ripercussioni negative sul buon funzionamento, sulla efficacia, sull’efficienza e sull’economicità dell’azione amministrativa”.