Sabato 6 febbraio, presso la sala Sant'Anna dell'Associazione "Il coraggio della paura" a Perugia, si è tenuto il seminario "Parliamone... le varie sfaccettature della violenza di genere, in particolare gli aspetti legali e psicologici. Il punto di vista maschile", cui ha preso parte, tra gli altri, il Segretario Territoriale della UILPA Perugia, Carlo Scarantino.

Ecco il discorso della UILPA

Umbria, culla della pace, terra di San Francesco. Incredibile, eppure, anche qui si mostrano i demoni della violenza e della sopraffazione. Il 6 marzo 2013. Un uomo, Andrea Zampi, negli uffici della Regione a Perugia , uccide a colpi d'arma da fuoco due impiegate, Daniela Crispolti, 46 anni (precaria con contratto di collaborazione) e Margherita Peccati, 61 anni, prossima alla pensione. Entrambe lavoravano all'ufficio accreditamento del settore formazione.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 25 novembre 2015, in occasione della giornata contro la violenza  sulle donne, diceva “contrastare la violenza sulle donne è un compito essenziale di ogni società che si proponga la piena tutela dei diritti fondamentali della persona”, così come veniva  auspicata un' azione di «educazione dei giovani al rifiuto della violenza nei rapporti affettivi».

Purtroppo, proprio quel giorno  a Perugia,  un marito,  uccideva in casa  la moglie, Raffaella Presta, avvocato di 43 anni, sparandole con un fucile da caccia. Neanche comincia l’anno nuovo, vicino Città di Castello il 3 gennaio 2016 un figlio uccide a coltellate la madre Anna Maria Cenciarini. Ultima strage, è quella del 30 gennaio avvenuta a Vaiano vicino Castiglione del lago, ove un marito e padre di famiglia Maurizio Palmerini, uccide  i suoi figli di 13 e 8 anni a coltellate, ferisce la moglie e poi si  toglie la vita buttandosi in un pozzo.

Mentre parlo, si verifica forse un’altra tragedia. Questa è una vera emergenza sociale e culturale!

 Sono addolorato come uomo, come marito, padre di famiglia e come sindacalista. Nel corso della mia vita,  ho sempre cercato di diffondere la cultura dei diritti, del rispetto e della legalità e la promozione di un pensiero critico, capace di contrastare gli stereotipi e le discriminazioni a partire da quelle di genere.

RIFLESSIONI SUI DATI ISTAT

Osservando i dati dell’Istat (aggiornati al giugno scorso  2014), sono 6 milioni e 788 mila le donne che hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Praticamente una donna su tre. Il 20,2% è stata vittima di violenza fisica, il 21% di violenza sessuale, il 5,4% di forme più gravi di abusi come stupri (si parla di 652mila casi) e tentati stupri (746mila). Mentre a rendersi responsabili delle molestie sono nella maggior parte dei casi (il 76,8%) degli sconosciuti, il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Il 10,6% delle donne ha subìto violenze sessuali prima dei 16 anni. Purtroppo, aumenta la percentuale dei bambini che hanno assistito ad episodi di violenza sulla propria madre (si è passati dal 60,3% del 2006 al 65,2% del 2014).

Di fronte a questi crudi elementi, in realtà non è possibile sapere il numero esatto delle donne che hanno subito queste terribili esperienze, perché questi dati sono relativi soltanto al numero esiguo di donne che hanno denunciato il fatto alle autorità.

Perché succede? Probabilmente,  perché una vita sentimentale non inizia sulle basi del rispetto. Questo si impara solo dall'infanzia e dall'adolescenza. Quindi, sono le nuove generazioni che devono  imparare a vivere in una società civile, dove il rispetto per l’altro dovrebbe essere la norma.

La crescita dell’individuo oltre che dalla famiglia, deve essere accompagnata dalla scuola e da tutte le altre attività , quali lo sport e gli hobby in cui deve  essere bandita ogni forma di violenza, pregiudizio e discriminazione.

Nel 2013, è stata importante la ratifica da parte dell'Italia della Convenzione di Istanbul contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica ed impedire l’impunità dei colpevoli,  che costituisce un primo e importante tassello per la piena affermazione dei diritti umani.

Tuttavia,  per evitare l'insorgere della violenza sulle donne, bisogna offrire loro strumenti che le consentano di superare le ferite, fisiche e morali, subite, e per arginare il ripetersi di questi fenomeni .

Recentemente con il reato di stalking si sono fatti passi avanti ma si deve fare molto di più. Lo stalking: “identifica una sistematica violazione della libertà personale”.

Stalking,  noto come “sindrome del molestatore assillante”.

Il termine stalking deriva dall’inglese “to stalk”, ed etimologicamente è un termine proprio della caccia, in quanto significa “appostarsi”, “avvicinarsi alla preda di nascosto”. Il comportamento tipico del molestatore assillante o stalker, è infatti, quello di seguire la propria vittima durante tutti i suoi movimenti.

L’uomo che compie violenza se non viene ‘curato’ può reiterare la violenza. Dietro l’uccisione della donna c’è l’idea chiara del possesso tradotto in: tu sei mia e di nessun altro.

Con la parola Mobbing,  si intende invece una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitato attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti, da parte di colleghi o superiori. La vittima di queste vere e proprie persecuzioni si vede emarginata, calunniata, criticata: gli vengono affidati compiti dequalificanti, o viene spostata da un ufficio all’altro, o viene sistematicamente messa in ridicolo di fronte a clienti o superiori. Nei casi piú gravi si arriva anche al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali. Lo scopo di tali comportamenti può essere vario, ma sempre distruttivo: eliminare una persona divenuta in qualche modo “scomoda”, inducendola alle dimissioni volontarie o provocandone un motivato licenziamento.

Esistono casi di mobbing sul lavoro verso le donne che decidono di diventare madri. Per l’ Osservatorio Nazionale Mobbing , negli ultimi due anni le donne che sono state licenziate o peggio costrette a dimettersi perchè incinte o perchè diventate mamme sono state 350.000. Quattro madri su dieci, sempre secondo le ultime stime dell’Osservatorio, sono costrette a dimettersi a causa del “mobbing post partum”.

E non c’è differenza a secondo del lavoro svolto, si può essere segretarie, commesse, manager, l’avere un bambino di fatto mette a rischio il posto di lavoro, che una donna magari si è guadagnata con fatica.

Quando i comportamenti caratteristici del violento emergono nel lavoro o tra le pareti di casa, occorre  rivolgersi subito a strutture specifiche. Bisogna dire,  che anche la Uil ha attivato da tempo degli sportelli anti mobbing e stalking.

Il 25 gennaio 2016, è stato firmato tra Confindustria e CGIL, CISL e UIL L’accordo quadro sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro .

In attuazione dell’Accordo le parti ribadiscono che:

- ogni atto o comportamento che si configuri come molestie o violenza nei luoghi di lavoro, secondo le definizioni dell'Accordo, è inaccettabile;

- è pertanto, riconosciuto il principio che la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori non può essere violata da atti o comportamenti che configurano molestie o violenza;

- i comportamenti molesti o la violenza subiti nel luogo di lavoro vanno denunciati;

- le lavoratrici, i lavoratori e le imprese hanno il dovere di collaborare al mantenimento di un ambiente di lavoro in cui sia rispettata la dignità di ognuno e siano favorite le relazioni interpersonali, basate su principi di eguaglianza e di reciproca correttezza.

Al fine di gestire le suddette situazioni, sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista legale, a coloro che siano stati vittime di molestie o violenza nei luoghi di lavoro, qui a Perugia presso l’Adoc , abbiamo un centro di ascolto retto da Angelo Garofalo che è stato creato  per aiutare le vittime di stalking,  ove collaborano tre psicologi e tre avvocati, tra cui un professore universitario di diritto l'avv. Paolo Rossi .

Lo sportello gratuito anti-stalking,  inaugurato ad aprile 2015 è sito  in via Mario Angeloni n.5 a Perugia e vi viene fornita consulenza legale e psicologica. Tel.  0755730115, Fax 07557321489, Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Attività dell’Adoc in Umbria:

I casi segnalati agli sportelli nel  2012  sono stati  144;                       

Sempre agli sportelli, i  casi segnalati  nel 2013 sono stati 179, nel 2014 sono stati 189.   Di cui 119 donne  e 70 uomini

Telefono anti-stalking :  Nel 2013 -  le chiamate da parte di vittime di stalking sono state 81, di cui donne   75  e 5 uomini.  Una chiamata era da parte dello stalker !

Nel 2014-  le chiamate da parte di vittime di stalking  sono state  92,  di cui   84 donne   e 8 uomini.

Da questi dati, si evince che c’è un trend in aumento delle segnalazioni, soprattutto da parte delle donne, quasi tutte oggetto di molestie da parte di “ex” , che sempre più spesso si avvalgono dei nuovi mezzi di comunicazione, quali i cellulari ed internet.

 Da queste segnalazioni ricevute ,  sono scaturite diverse denunce,  che in alcuni casi hanno portato alla adozione di speciali provvedimenti a tutela delle vittime.

Spesso la vittima della violenza per pudore non parla  con nessuno o non va al pronto soccorso dopo le lesioni subite.

L’Eures stima che oltre il 90% delle vittime non denuncia il fatto, Le donne che hanno subito una violenza da un “non partner” senza denunciare il fatto,  sono  il 96%, mentre il 93% è la percentuale di donne che non denuncia la violenza subita da parte del partner.

Una donna, se è vittima della violenza domestica, può divenire vulnerabile mentalmente anche sul luogo di lavoro a causa del disagio psicologico e fisico L'obiettivo di fondo è quello di rimuovere le condizioni che impediscono la loro piena realizzazione, a partire dall'ottenimento di un lavoro correttamente retribuito, che diventi garanzia dell'indipendenza economica,  mettendole in grado di poter decidere della propria esistenza,  specie se sono vittime di maltrattamento e violenza. Spesso,  succede quando siamo di fronte a mamme di bambini piccoli , che presentano difficoltà economiche ed impieghi precari, per cui sono alla mercè del compagno.

Nelle storie raccontate dalle vittime di violenza ed in particolare in ambito familiare, si apprende che la perseguitata nel tempo impara a “sopportare” eventi orribili, iniziando così a soffrire di problemi psichici che la spingono alla chiusura e ad una riduzione drastica della sua personale autostima ossia ad avere un atteggiamento eccessivamente critico verso se stessa e a sentirsi costantemente insoddisfatta delle proprie qualità.

Ci sono figure come il medico di famiglia che pur avendo il segreto professionale, se vengono chiamate a testimoniare in tribunale, possono confermare la reiterazione della violenza subita dalle proprie assistite.

Uscire da questo problema è possibile. Prima di tutto,  la vittima deve rendersi conto che quello che le sta accadendo è un reato. Per arrivare a questa consapevolezza deve osservare e analizzare quello che le accade attorno, imparare ad essere obiettiva e giudicante nei confronti di chi sta abusando.

Nel contempo, dobbiamo anche fare in modo che questi stalkers  (spesso uomini) non impazziscano all’improvviso e che quindi  che abbiano anche loro il necessario  supporto psicologico.

Concludendo,  in caso di violenza è importante rompere l’isolamento e trovare il coraggio di parlare con qualcuno di ciò che avviene,  soprattutto fra le mura domestiche.

 Ci si deve rivolgere alle Forze dell’Ordine o ai centri di ascolto, oppure si può individuare una persona vicina con la quale si ha confidenza, che possa denunciare il fatto in sua vece.

 L’importante è non chiudersi……PARLARNE !

Così come stiamo facendo oggi, per dare un contributo alla conoscenza del fenomeno e per rendere consapevoli le donne ,  le quali di fronte al fenomeno della violenza non si devono mai sentire sole.

Molta strada resta da fare, ma se c’è l’amore verso il prossimo, non ci può essere violenza, sennò rimane solo odio e sopraffazione.

convegno perugia 2