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L'INTERVISTA AL SEGRETARIO GENERALE DELLA UILPA, BENEDETTO ATTILI, SU FUTURO QUOTIDIANO.

"AL VIA NUOVO CORSO PA. LA RIFORMA MADIA E L'EFFETTO BOOMERANG" DI VELIA IACOVINO.

 

Chi risparmia a volte, se non fa davvero bene i conti, spreca. Forse questo è soltanto un luogo comune per il ministro Marianna Madia e per i suoi tecnici che sperano, come noi tutti, che la riforma della Pubblica Amministrazione, fatta in fretta e furia e diventata legge lo scorso 7 agosto, contribuisca ad assottigliare la spesa di uno stato che vive ormai da tempo in apnea e a modernizzare la burocrazia che è un pachiderma sempre più pesante. Ma una prova, la prima, che i luoghi comuni a volte un senso ce l’hanno si avrà presto, dispiace dirlo. In questo specifico settore già dal primo settembre. A partire da quella data, come impone una circolare già firmata e che dà attuazione a uno degli articoli della nuova normativa, le prerogative sindacali, permessi e distacchi, verranno ridotte del 50% con il rientro a lavoro di oltre mille dipendenti su 3 milioni e 200 mila. Poca cosa, dicono le cifre stesse. Nonostante sia stato strillato ai quattro venti, che è una misura sacrosanta che ottimizzerà il sistema e taglierà i costi, a questo primo giro, l’ obiettivo di risparmiare il governo lo mancherà. E non si tratta di gufare.

Benedetto Attili (Uil-Pa): la riduzione delle prerogative sindacali peserà sulle casse dello stato

“I numeri – conferma il segretario generale della Uil-Pa Benedetto Attili, intervistato da FUTURO QUOTIDIANO- danno da soli la misura di quanto poco possa incidere un provvedimento del genere sulle casse pubbliche. Ma fosse solo questo. Paradossale, ma vero, il rientro dei distaccati avrà un effetto boomerang, perché comporterà un esborso maggiore da parte dello stato, che dovrà pagare buoni pasto, salario accessorio e produttività. Chi credeva, dunque, tanto per dire, di risparmiare almeno cento su un milione, spenderà un milione e cento. Ha ragione il nostro segretario generale aggiunto Carmelo Barbagallo, da questa operazione non scaturirà nulla. E’ una scelta che non ha niente a che fare con la spending review”. Ma attenzione, le picconature demagogiche possono lì per lì riscuotere anche successo, ma poi a lungo andare sortiscono i loro cattivi frutti, perché finiscono soltanto per abbassare la soglia della sensibilità ai diritti e per svuotare di significato e prestigio il ruolo di quanti sono preposti a vegliare sulla loro piena attuazione.

Legge Madia non segna passi avanti 

Quanto alla riforma più in generale, Attili non ha dubbi: si tratta di “ordinaria manutenzione”, dice spiegando in questo modo anche il perché non ci sia stata quella levata di scudi violenta che tutti si aspettavano. E’ stata fatta alla meno peggio e se non segna un solo passo in avanti, ne segna alcuni indietro su vari fronti. Cosa va a toccare? Sintetizzando, risponde il sindacalista, “taglia le libertà sindacali; dà luce verde ai trasferimenti coatti e apre al demansionamento. Non è quello che ci aspettavamo, non produrrà quello che i cittadini vorrebbero dalla pubblica amministrazione e non contiene nessuna misura che dà conto delle vere urgenze ed esigenze”. Un esempio per tutti: si parla di staffetta generazionale e di 15 mila nuovi assunti. Forte. Ma come si centrerà quest’obiettivo? Con l’abolizione del trattenimento in servizio che esclude i magistrati e riguarda soltanto 600 dipendenti?

Il sindacalista, lavoratori hanno il contratto bloccato dal 2009

Il “nuovo corso” della pa sbandierato con grande clamore nella famosa lettera in 44 punti di Renzi, si rivelerà per ciò che è, “fumo negli occhi”. In quella lettera il presidente del Consiglio e il suo ministro si rivolgevano a tu per tu ai diretti interessati nell’intento di portarli dalla loro parte. “Ma come è possibile pensare –osserva Attili- di coinvolgere con entusiasmo in un processo di riforma lavoratori che hanno il contratto bloccato dal 2009?”.

L’alternativa: applicare al settore pubblico il sistema dei costi e fabbisogni, riordinare le istituzioni, eliminare i duplicati

Alternative a un provvedimento, che secondo i sindacati porterà poco o nulla, ce ne sono e tante. Non molti mesi fa le tre sigle avevano insieme lanciato la proposta di applicare al settore pubblico il sistema dei costi e dei fabbisogni standard. Non solo. Cifre alla mano, avevano anche spiegato come ridurre la spesa di 5-6 miliardi di euro l’anno, 50 miliardi in un decennio, semplicemente riordinando le istituzioni territoriali, eliminando le duplicazioni di funzioni, attraverso interventi sulle società partecipate, sugli enti intermedi e sugli organismi di consulenza, che sono i principali generatori della moltiplicazione dei costi, incentivando la fusione dei comuni, prevedendo forme di gestione associata di obiettivi, mezzi, risorse e professionalità. E questo senza demolire il welfare e smantellare i servizi. Chi li ha ascoltati?

La scuola francese, un esempio da seguire

“Il problema è che occorre una riforma vera, complessiva, strutturale e anche culturale, dall’alto in basso”, sottolinea Attili, indicando la Francia come modello da seguire, con la sua prestigiosa scuola di formazione dei pubblici dirigenti, dove nascono i veri manager, preparati, competenti e al servizio del cittadino. Altro che colletti bianchi a contratto. A contratto poi di chi, se non di chi il contratto glielo fa, cioè della politica? Lobbisti di interessi dell’una o dell’altra parte, con il cittadino nel mezzo che si trova ogni giorno a dovere fare i conti con una macchina burocratica, che dovrebbe essere smart, snella e veloce, e invece è un pachiderma che lentamente si inabissa nelle sabbie mobili. Quanto risparmio ci sarebbe, se il nostro sistema non fosse farraginoso, e quanti investitori stranieri eviteremmo di perdere? Chiediamocelo.

Il vero nemico da combattere: la farragine delle procedure burocratiche. Il caso Pompei 

“Per intraprendere qualunque cosa qui da noi – dice Attili- hai bisogno di almeno 14 autorizzazioni da 14 amministrazioni diverse. E questo ferma tutto e per di più produce enormi sacche di illecito. La riforma non si è occupata di rendere la filiera delle procedure burocratiche a misura d’uomo e trasparente”. Come pure, aggiunge, non ci ha liberato delle “stratificazioni normative, ridicole ed eccessive che ingolfano e bloccano chiunque abbia voglia di fare qualcosa di nuovo”. I ritardi e la complessità della nostra macchina provocano perdite economiche enormi. Il pensiero va a Pompei, che è un caso emblematico. L’Italia non riesce a utilizzare i finanziamenti comunitari destinati agli scavi, circa 105 milioni di euro. Perché? A ostruire ogni cosa cavilli, leggi, leggine alle quali si appigliano puntualmente le ditte che perdono l’appalto e presentano ricorso. E i ricorsi, si sa, hanno tempi lunghi. “E’ qui che occorre mettere mano”, ribadisce Attili, scegliendo la via della vera semplificazione anche a scapito di un eccesso di garantismo. Solo così si può vincere la paralisi del grande elefante e fare una vera spending review.

28 agosto 2014

http://www.futuroquotidiano.com/via-corso-pa-riforma-madia-l-effetto-boomerang/