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Riportiamo l'articolo del Segretario Generale della UIL PA  Benedetto Attili pubblicato sul numero 7/8-2012 del periodico della UIL "LAVORO ITALIANO".

"Il Parlamento ed il governo cambino la manovra o sarà inevitabile

l’innalzamento del livello dello scontro

Purtroppo i nostri timori, espressi alla vigilia dell’emanazione del decreto sulla spending review, si sono rivelati fondati.

Il governo ha voluto forzare la mano anche di fronte agli avvisi provenienti da più parti, non solo sindacali, rispetto alle voci che circolavano sui contenuti della manovra.

Perché proprio di questo si è trattato: una vera e propria manovra per reperire risorse, fatta con le vecchie e sicure misure per fare cassa, molto utilizzate in questi ultimi anni, tanto che ci chiediamo se per fare questo fosse davvero necessario assoldare un esercito di professori super tecnici.

Per il pubblico impiego una manovra di tagli lineari, non selettivi che lascia inalterati i problemi della pubblica amministrazione: i furbetti continueranno tranquillamente ad evadere il fisco; la corruzione ed il malcostume continueranno ad essere caratteristiche endemiche di uno Stato che non riesce a guardare oltre i propri stretti confini dei saldi di bilancio.

Le misure approvate  contengono certamente alcuni buoni propositi: appunto buoni propositi, come il monitoraggio degli acquisti e la limitazione dei centri di spesa; la gestione del patrimonio immobiliare con criteri economici; la promessa di tagliare le provincie ed i piccoli comuni…. Per il resto, di concreto la solita amara e indigesta ricetta.

Taglio degli organici del 20% del personale dirigenziale e del 10% del restante personale. Il tutto da sommare ai tagli delle passate stagioni politiche, di sinistra e di destra.

Blocco delle assunzioni quasi totale procrastinato fino al 2016, con ulteriore aumento dell’età media dei dipendenti pubblici che non ha eguali negli altri grandi paesi occidentali.

Taglio del valore dei buoni pasto a 7 Euro anche per gli Enti che, sulla base di accordi e con le risorse della contrattazione integrativa, ne avevano aumentato gli importi; ora sembra che le somme recuperate saranno versate all’entrata di bilancio. Una vera e propria sottrazione di risorse contrattuali: furto con destrezza verrebbe da dire.

Destrutturazione della macchina statale, centrale e periferica con gravi ripercussioni sulla qualità dei servizi erogati e con effetti incalcolabili sulla percezione della presenza dello Stato da parte della cittadinanza, per effetto dell’abbandono di presidi storicamente radicati sul territorio.

Dunque nessuna programmazione, nessuna idea nuova, nessun coraggio: tutto per evitare di colpire, insieme ai privilegi, al malcostume, agli sprechi veri, anche le lobbies e gli interessi di chi ha fatto della pubblica amministrazione occasione di illecito arricchimento e terreno  di conquista di potere politico ed economico.

Le ricette che noi della UIL, per primi ed in tempi giusti avevamo suggerito, sono state tutte respinte o ignorate, eppure contenevano spunti di assoluto buon senso e di concreta fattibilità:

- avevamo proposto e proponiamo un taglio vero delle consulenze esterne che oggi valgono, dati del ministero della funzione pubblica, la bella cifra di due miliardi e mezzo l’anno;

- continuiamo a chiedere di abbattere realmente i costi della politica attraverso la cancellazione finalmente, con quaranta anni di ritardo, di tutte le provincie; attraverso la riduzione del 50% di tutti gli organi collegiali elettivi delle istituzioni nazionali e territoriali. E l’accorpamento dei comuni più piccoli. Un esercito di oltre centocinquantamila persone che vivono di politica e sulla politica, sicuramente sovradimensionato, su cui intervenire per ottenere notevoli risparmi e maggiore funzionalità delle istituzioni.

- proponiamo ancora di porre un tetto massimo di 5.000 euro mensili alle pensioni erogate dal sistema previdenziale pubblico.

- chiediamo di introdurre norme che favoriscano il ricorso a forme flessibili di lavoro nella PA come il part-time; o la reintroduzione dell’esonero volontario dal servizio per gli over 60; norme cancellate inopinatamente ed incomprensibilmente.

- proponiamo di abolire le auto di servizio per tutti i dirigenti e di utilizzarle solo per attività istituzionali e per il lavoro fuori sede, come ad esempio le attività ispettive e di controllo che invece continuano ad essere penalizzate e ridotte.

- proponiamo di intraprendere, senza ulteriori ritardi e remore, una seria ed efficace lotta all’evasione ed elusione fiscale e contributiva che tanti danni provoca all’economia reale, alle aziende virtuose, ai lavoratori se, come accertato, il costo totale di questa voce per la collettività supera i cento miliardi all’anno; a questo proposito gli interventi di cosiddetta razionalizzazione del sistema fiscale, con l’accorpamento delle agenzie fiscali o la riduzione degli organici e delle risorse degli enti previdenziali, vanno esattamente nella direzione opposta e impediscono alle amministrazioni di operare in modo efficace.

Inoltre sarei anche disposto a ragionare su una revisione degli accordi sull’articolazione dell’orario di lavoro nella PA, introducendo ad esempio i due rientri settimanali, con sicuro risparmio sui buoni pasto, sugli straordinari e benèfici effetti sull’efficienza dei servizi. E ancora ritengo logico e corretto prevedere, per tutto il periodo in cui permane il blocco della contrattazione, la sospensione del ricorso da parte delle amministrazioni al lavoro straordinario.

Di tutto questo non v’è la minima traccia nei provvedimenti del governo.

Eppure, quando agli inizi di maggio abbiamo concluso il confronto con il Ministro Patroni Griffi e siglato l’intesa per riformare il lavoro pubblico e per ridare slancio alla contrattazione ed al sistema di relazioni sindacali nel pubblico impiego, ci siamo illusi di avere di fronte, finalmente dopo anni di buio totale, interlocutori credibili e rispettosi delle regole e dei patti sottoscritti e che avremmo potuto affrontare apertamente e seriamente nelle sedi di confronto un progetto complessivo di riforma della pubblica amministrazione.

Così purtroppo non è stato, gli accordi non sono stati rispettati e dobbiamo registrare un notevole passo indietro da parte del Governo che ci costringe ora ad immediate ed incisive azioni di mobilitazione e di lotta, che non escludono per il mese di settembre il ricorso allo sciopero generale dei lavoratori pubblici.

Una decisione sofferta ma necessaria di fronte all’accanimento con il quale vengono portate avanti le politiche del personale nei nostri settori, pervase da intenti punitivi e caratterizzate da provvedimenti tesi a destrutturare interi pezzi di pubblica amministrazione, centrale e periferica, a rendere inefficiente ciò che funziona, a favorire l’ingresso di logiche private in una gestione che invece può e deve rimanere pubblica, per assicurare a cittadini, imprese, pensionati e lavoratori, in modo equo e solidale, servizi pubblici efficienti.

Al Governo ed alle forze politiche chiediamo di fermare questa deriva ideologica neo liberista, che fa della Pubblica Amministrazione e dei lavoratori pubblici il nemico da sconfiggere e che già annuncia supplementi autunnali di manovra taglia spese.

Chiediamo il rispetto dei patti ed il rispetto della dignità di milioni di lavoratori che hanno già pagato e stanno tuttora scontando il prezzo di una crisi che non hanno certamente provocato.

Benedetto Attili

Segretario Generale della UIL Pubblica Amministrazione"