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Le patologie dello smartphone

I telefoni cellulari hanno conquistato il mondo. È quanto emerge dal rapporto “Digital 2023. Global Overview Report” che evidenzia la diffusione planetaria dello smartphone. Di 8,01 miliardi di popolazione mondiale, il 68% usa uno smartphone (5,44 miliardi), mentre 4,76 miliardi utilizzano i social media.

 

Tali dati mostrano come a partire dalla posta elettronica fino agli acquisti online, dalla messaggistica ai social media, dai giornali online fino alle piattaforme streaming di film e serie tv, i cellulari abbiano esponenzialmente monopolizzato la nostra quotidianità tanto da diventare vere e proprie patologie. Se contiamo poi che oggi i lavoratori, pubblici e privati, ricevono un telefono aziendale, si capisce come la maggior parte dei lavoratori sia soggetto a tali patologie.

 

Una delle più comuni è la Fomo (Fear of missing out), una sorta d’ansia che incute il timore di restare fuori dagli accadimenti del mondo. Diversa dal Doomscrolling, un disturbo compulsivo che consiste nella voglia incessante di scrollare le pagine social fino a provocare disturbi del sonno. O ancora il phubbing, cioè il non prestare attenzione all’interlocutore per destreggiarsi sullo smartphone. Per non parlare delle disfunzioni fisiche che colpiscono il collo, la schiena e gli occhi a causa dell’eccessivo utilizzo dei dispositivi elettronici. Alcuni esperti parlano di “acrasia digitale”, cioè l’incapacità di agire secondo principi ragionevoli se di mezzo c’è uno smartphone.

 

Tali affezioni digitali sono state incrementate dalla pandemia di Covid-19 che ha causato un ulteriore fenomeno negativo, il Revenge travel. Cioè la voglia di recuperare le vacanze non fatte a causa della reclusione pandemica. Ma come? Continuando a lavorare a distanza mentre si è in viaggio grazie a tecnologie come lo smartphone. È così nato il neologismo workation, “work” (lavoro) e “vacation” (vacanza).

 

Neologismo che trova conferma dal fatto che nell’ultimo anno l’88% dei lavoratori ibridi ha viaggiato e lavorato contemporaneamente. Per alcuni potrebbe essere un vantaggio, per altri la condanna a non avere mai un periodo di tempo tutto per sé.

 

Redazionale

 

Roma, 1 ottobre 2023

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