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La parola ai Coordinatori nazionali Uilpa
Massimo Ausanio, Ministero della Salute

Massimo Ausanio, Coordinatore generale UILPA Salute

La sua amministrazione è considerata una delle più aperte al dialogo col sindacato. Quindi, andate d’amore e d’accordo?

 

Non esageriamo. Diciamo che siamo sempre riusciti a creare una sinergia positiva con l’amministrazione e, aggiungo, anche con le altre organizzazioni sindacali. Solitamente le trattative partono da posizioni distinte, ma tendono a trovare un punto di equilibrio, e nel tempo abbiamo sottoscritto numerosi accordi decentrati di grande utilità per tutto il personale. Negli ultimi tempi, tuttavia si è registrato un forte allontanamento del governo dal dialogo con le parti sociali. Una linea politica che si è riflessa in particolare anche nel Ministero della Salute.

 

C’è un evento che ha causato il deterioramento dei rapporti sindacali?

 

Sì, la mancata sottoscrizione del CCNL 2022-24. Non potevamo accettare un aumento del 5,6% a fronte di una perdita del potere d’acquisto di circa il 15%. Come è noto, altre sigle sono state più accomodanti. Il risultato è stato che, non essendo tra i firmatari, siamo stati esclusi da qualsiasi attività e informativa sindacale. Ho scritto più volte all’Ufficio relazioni sindacali chiedendo di ricevere informative sulle principali questioni di interesse del personale, anche solo per correttezza istituzionale, ma non ho ricevuto risposta. Un comportamento che mi ha amareggiato. Ma d’altro lato, sono stato rincuorato dal sostegno dei lavoratori.

 

Ora siete rientrati in gioco con la firma del contratto il 4 novembre scorso. Cosa è cambiato?

 

Per il momento mi sembra molto poco. Consideri che subito dopo l’annuncio della nostra firma ho chiesto la documentazione relativa alle trattative in corso, e dalle quali eravamo stati esclusi, per riprendere i lavori con spirito propositivo. Finora non ho ricevuto alcuna risposta. Ora attendiamo di sederci nuovamente al tavolo per discutere le questioni economiche ancora sospese: FESI (Fondo per l’Efficienza dei Servizi Istituzionali, n.d.r.), e FRD (Fondo Risorse Decentrate n.d.r.), oneri accessori, che sono tutti fermi da tempo.

 

Ci parli dell’organizzazione del Ministero della Salute. Negli ultimi tempi ci sono stati molti cambiamenti?

 

Sì, abbiamo assistito a una vera e propria proliferazione di posizioni apicali. Siamo passati da 14 a 20 direttori generali, ciascuno con un costo medio annuo di circa 270.000 euro. Questo ha prodotto una “piramide rovesciata” con una base sempre più ristretta e un vertice eccessivamente ampio. Inoltre, la recente riorganizzazione ha introdotto quattro dipartimenti, ciascuno con tre o quattro direzioni generali. Di fatto, abbiamo creato quattro piccoli ministeri autonomi in uno solo. A questo si aggiungono dodici uffici di direzione compartimentale, i cui dirigenti, investiti di funzioni datoriali, agiscono in modo spesso discrezionale. Questo porta a forti disomogeneità territoriali, soprattutto nell’applicazione delle clausole contrattuali, ad esempio sul lavoro agile.

 

Passiamo agli organici. Si sta tornando ad assumere?

 

Sì, finalmente si stanno cercando nuovi professionisti – medici, veterinari, biologi e tecnici della prevenzione – ma la capacità assunzionale è molto limitata. I giovani funzionari assunti in area terza, fascia F1, percepiscono stipendi iniziali intorno ai 1.500 euro. Se vengono assegnati in regioni come la Lombardia, dove una stanza costa 1.200 euro, spesso rinunciano o lasciano dopo poco. Questo crea squilibri enormi e un sovraccarico di lavoro per chi è in servizio. Credo che la soluzione sia bandire concorsi regionali.

 

Può indicare un tema relativo alla contrattazione decentrata nel suo ente?

 

Sì. Attualmente si parla di 130 posizioni organizzative con un riconoscimento di 2.200 euro lordi annui. Ma le macroaree territoriali sono dodici, quindi avremo appena dodici posizioni per tutto il territorio, mentre al centro se ne prevedono molte di più. Abbiamo chiesto una revisione di questo assetto, segnalando che ruoli come l’agente contabile o l’RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione n.d.r.) meritano riconoscimenti specifici.

 

Recentemente si è parlato dell’invio di personale sanitario in Albania. Che posizione avete assunto?

 

Il Ministero della Salute ha istituito un ufficio di sanità marittima aerea in Albania, in collaborazione con la Croce Rossa. Tuttavia, i primi medici inviati non avevano garanzie giuridiche né assicurative, perché l’Albania non fa parte dell’UE. Noi come sindacato abbiamo subito segnalato la mancanza di tutele. Solo dopo il nostro intervento sono stati firmati accordi tra il Ministero degli Esteri italiano e quello albanese, stabilendo che quegli hotspot siano considerati territorio italiano.

 

I giovani mostrano interesse per il sindacato?

 

Sì, e questo è molto incoraggiante. Le nuove generazioni sono istruite e curiose. Abbiamo tra gli iscritti non solo amministrativi, ma anche molti medici e dirigenti sanitari. Un buon segno per il futuro.

 

A cura dell’Ufficio comunicazione Uilpa

 

Roma, 12 novembre 2025