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La parola ai coordinatori nazionali Uilpa
INAIL: Giuseppe Paglia

Giuseppe Paglia, Coordinatore nazionale INAIL

Qual è la maggiore difficoltà che incontra nello svolgere il suo ruolo?

 

Le sembrerà strano ma è proprio la possibilità di fare sindacato. Mi spiego.  I lavoratori sono talmente pochi e costantemente sotto pressione che spesso non hanno neppure il tempo per leggere una semplice circolare. Questa situazione, da un lato, ostacola terribilmente la partecipazione e la circolazione delle informazioni; e, dall’altro dà spazio a chi fa del populismo sindacale il proprio cavallo di battaglia, promettendo qualsiasi cosa pur di ottenere consenso.

 

Come si esce da questa situazione?

 

Non è facile. Sicuramente dobbiamo restituire centralità al lavoratore, farlo tornare protagonista del sindacato. Lo strumento c’è: sono le assemblee. Si tratta di momenti essenziali per attivare il dialogo tra i lavoratori e i loro rappresentanti e per cogliere i problemi reali, spesso trascurati, delle sedi più piccole e isolate.

 

Quanto incide la carenza di personale sul funzionamento dell’Istituto?

 

Moltissimo. Nel comparto sanitario, la carenza di medici legali supera il 35% a livello nazionale, con punte oltre il 50% in alcune regioni. Ci sono sedi — circa trenta — in cui non è presente nemmeno un medico. Questo significa che non riusciamo a garantire un servizio dignitoso, né a rispettare il diritto alla salute e all’assistenza degli utenti. Offriamo solo ciò che possiamo, non ciò che meriterebbero i cittadini. Lo stesso vale per la vigilanza, che fino a poco tempo fa sembrava destinata all’estinzione, come i panda. Solo recentemente si è iniziato a rimettere mano alla questione, ma il concorso previsto per 93 unità è assolutamente insufficiente.

 

Perché ritiene insufficiente un bando di concorso per 93 unità?

 

Perché abbiamo una carenza di organico che va tra le mille e le 2mila unità. Il problema principale è che la dotazione organica è stata tagliata nel corso degli anni. Oggi non basta bandire un concorso: bisogna prima aumentare ufficialmente la dotazione organica, altrimenti non si può assumere.

 

E nel frattempo cosa succede?

 

E Una cosa molto semplice: mentre i carichi di lavoro aumentano — basti pensare alla tutela ora estesa a tutti gli studenti e insegnanti italiani, circa 9 milioni di persone — il personale rimane invariato. Tutto viene fatto con le stesse risorse. Il risultato è che si lavora sempre in affanno, spesso solo grazie alla buona volontà dei colleghi. E tenga presente che la nostra vigilanza ha compiti delicatissimi, anche in caso di incidenti mortali, e richiede una preparazione tecnica e umana che non si impara dall’oggi al domani. Servirebbe una riforma strutturale.

 

Come si inserisce in questo contesto la cosiddetta “quarta area” delle elevate professionalità e il nuovo modello organizzativo?

 

Siamo in una fase di discussione iniziale. Il nuovo modello organizzativo dovrebbe superare quello attuale, ormai datato di oltre dodici anni e inadatto alle esigenze dell’INAIL. La “quarta area”, dedicata alle elevate professionalità, esiste sulla carta ma è priva di contenuti reali. Non basta il nome: occorre definire con chiarezza chi fa cosa, con quali strumenti e con quali responsabilità. Se non riempiamo di contenuti questa area, resterà una scatola vuota. Abbiamo chiesto che venga inserita nella revisione complessiva dell’organizzazione, ma è presto per capire se le nostre richieste saranno accolte. La speranza è che si vada verso una valorizzazione vera delle competenze.

 

In che posizione si colloca oggi la Uilpa all’interno dell’INAIL?

 

Siamo la seconda forza sindacale, superiamo le 800 unità in tutta Italia, un numero che ci pone in una posizione di grande responsabilità. Non è stato facile farsi riconoscere come interlocutori di fronte a un’amministrazione che trattava il sindacato come un orpello. Oggi qualcosa sta cambiando, ma ci siamo conquistati il rispetto sul campo, non certo per concessione.

 

A che punto è l’applicazione del nuovo contratto collettivo nazionale, in particolare rispetto alla settimana corta e allo smart working?

 

L’applicazione è pressoché nulla. La settimana corta dei quattro giorni non è stata introdotta e difficilmente lo sarà. L’utenza da servire e la cronica carenza di personale lo rendono quasi impraticabile. In realtà, INAIL già disponeva di una buona flessibilità interna: smart working, lavoro in remoto, telelavoro, tutto regolamentato già dal precedente contratto 2019-2021. Il nuovo contratto non ha portato grandi innovazioni, se non il ticket mensa per il lavoro da remoto, che però l’INPS ha concesso due mesi prima della firma del contratto. La verità è che, nel nostro Istituto, le applicazioni del nuovo contratto si sono viste soprattutto in negativo. Un esempio su tutti: la norma che limita le assemblee sindacali a tre ore ha di fatto cancellato un accordo del 2003 che consentiva assemblee fino a sette ore e undici minuti, con pieno riconoscimento del tempo lavorativo.

 

Com’è il rapporto con le nuove leve?

 

Complicato, com’è normale che sia. Anch’io, quando sono entrato all’INAIL, ho vissuto dei contrasti generazionali. È fisiologico. Dopo dodici anni senza assunzioni, l’arrivo di nuove facce negli uffici è stato quasi straniante. Tocca a noi, come sindacato, fare da ponte. Far capire ai giovani cosa significa davvero il sindacato, liberandolo da quell’immagine distorta di “ufficio trasferimenti”. Abbiamo organizzato corsi specifici per spiegare valori, diritti, strumenti. So che non basta, so che ci sono molte cose da cambiare e so anche che come Uilpa non ci fermeremo.

 

A cura dell’Ufficio comunicazione Uilpa

 

Roma, 1 agosto 2025