Quali sono oggi le principali difficoltà che incontra nello svolgimento del suo ruolo?
Sicuramente le difficoltà maggiori derivano dalla situazione generale di stallo e tensione interna all’ente. Prima della mancata elezione del Presidente Angelo Sticchi Damiani c’era un quadro tutto sommato gestibile, ma poi il Governo ha deciso di dichiarare illegittima la sua quarta rielezione. E ora gli otto mesi senza una guida politica hanno reso la condizione all’ACI insostenibile.
Per cui, di fatto, l’ACI non ha un vertice?
Fino al 9 luglio siamo stati sotto la guida di un commissario straordinario, il generale Tullio Del Sette. Solo recentemente è stato eletto Antonino Geronimo La Russa, figlio del presidente del Senato. Ma questo periodo di immobilismo ha pesantemente bloccato le relazioni sindacali e le dinamiche interne. Nessuna contrattazione vera, nessun confronto costruttivo, solo operazioni burocratiche, spesso imposte dall’alto, in linea con i dettami ARAN.
Sta dicendo che in ACI, oggi, non si contratta praticamente nulla?
Diciamo che si fanno gli accordi minimi, quelli obbligati, come il contratto integrativo di parte economica, ma senza nessun reale confronto. Spesso sono documenti-fotocopia del passato, senza vere migliorie per i lavoratori. E questo è inaccettabile per un ente pubblico con oltre 2.100 dipendenti.
La Uilpa come interviene in questa situazione?
Sollecitiamo costantemente l’amministrazione a fare passi avanti, ma ci scontriamo con l’inerzia delle sigle firmatarie del CCNL che non riescono a portare risultati concreti e con una direzione che si trincera dietro l’immobilismo.
Nel concreto, quali sono i problemi più gravi oggi negli uffici dell’ACI?
La carenza drammatica di personale. Sticchi Damiani, tre anni fa, ha bloccato un concorso fondamentale per l’assunzione di 200 unità. Su una pianta organica già sottodimensionata, questa scelta ha avuto effetti devastanti. Abbiamo uffici con cinque o sei persone, dove un solo direttore è costretto a gestire compiti delicatissimi come la conservazione degli atti del Pubblico Registro Automobilistico. Tutto senza un riconoscimento professionale adeguato.
Insomma, i problemi maggiori si riscontrano nelle sedi territoriali?
Esattamente. Ci sono sedi territoriali dove basta un’assenza improvvisa per rischiare la chiusura. Alcuni colleghi, con grande senso del dovere, rinunciano alle ferie per garantire il servizio. È una situazione non solo insostenibile, ma indegna per un ente pubblico come ACI.
Dal punto di vista della dotazione tecnologica com’è la situazione?
Noi guardiamo con interesse all’innovazione tecnologica, ma la realtà è che i sistemi informatici che utilizziamo – gestiti da una società in house – sono spesso inaffidabili. Si verificano blocchi nazionali, non locali. Quando questo accade, l’attività si paralizza. E ogni ticket di malfunzionamento ha anche un costo per l’amministrazione. Una situazione paradossale. Non possiamo trasformare il servizio pubblico in una scommessa giornaliera sul sistema informatico.
I disservizi, tecnologici e no, possano favorire le esternalizzazioni?
Assolutamente sì. Quando il sistema pubblico non funziona, chi ha bisogno urgente di un servizio si rivolge a un’agenzia privata. Pagando di più, ovviamente. Ma noi non possiamo accettare che il mancato funzionamento interno favorisca indirettamente il privato. Questo è un tema su cui Uilpa è pronta a dare battaglia.
Nel frattempo, cosa chiede al nuovo presidente La Russa?
Chiediamo che dimostri, nei fatti, di voler fare qualcosa per i lavoratori. Che non si limiti a far parlare i giornali. Serve un cambio di passo. Serve riportare ACI al centro del panorama pubblico non per le vicende di potere, ma per il valore del suo servizio.
Passiamo allo smart working? È una realtà operativa o, come in altri enti, non è visto di buon occhio?
Lo smart working continua ad essere utilizzato, anche se con limiti. Alcuni uffici – per carenza di personale – non possono permetterselo. Ma come strumento è vivo. Certo, l’amministrazione ha provato a introdurre delle linee guida che secondo noi sono state una provocazione: volevano impedire l’attacco della giornata di ferie al giorno di lavoro agile. Un’assurdità. Il problema non è il lavoratore, è l’organizzazione interna. E questo devono risolverlo i dirigenti.
E la tanto discussa settimana lavorativa su quattro giorni?
Guardi il personale è già al limite. Concentrare 36 ore su quattro giorni significherebbe appesantire ulteriormente chi lavora. ACI è un ente che ancora, tutto sommato, tutela alcune fragilità e consente modalità di lavoro flessibili. Ma su certe idee, per fortuna, l’amministrazione non ha ancora messo mano.
Cosa serve per uscire dalla paralisi in cui si trova l’ACI?
Serve una governance vera. Serve personale. Abbiamo chiesto almeno 300 assunzioni per ricostruire una pianta organica decente. Per ora sono stati autorizzati solo 70 posti, da bandire a breve, da ripetere l’anno prossimo. Ma nel frattempo molti colleghi andranno in pensione. L’età media è alta. Il rischio è di perdere definitivamente il passo. Servono decisioni politiche chiare. Servono risorse. Serve che la società informatica inizi a funzionare davvero. E serve ascoltare il sindacato. Speriamo che nel 2026 si possa finalmente vedere un cambiamento concreto. Ma bisogna iniziare subito.
A cura dell’Ufficio comunicazione Uilpa
Roma, 3 agosto 2025

