Qual è oggi il rapporto tra la vostra organizzazione sindacale e l’amministrazione?
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo impoverimento delle relazioni tra amministrazione e sindacati. Per darle un’idea di quanto il dialogo sia ridotto ai minimi termini basti pensare che dal 2023 a oggi ci siamo incontrati soltanto cinque volte. Scriviamo decine di note e non otteniamo alcuna risposta, nemmeno se segnaliamo infiltrazioni d’acqua in un ufficio. In pratica siamo senza un interlocutore. È veramente frustrante, soprattutto se si pensa che una volta non era così.
Intende dire che una volta l’amministrazione non era sorda nei confronti del sindacato?
Esatto. C’è stata un’epoca in cui avevamo un rapporto eccellente con la dirigenza. Eravamo quelli che chiudevano l’integrativo a dicembre e a gennaio già lo applicavano. I primi a adottare il contratto collettivo 2019-2021, a introdurre le famiglie professionali e le progressioni tra le aree. E già nel 2017, ben prima dell’emergenza Covid, lavoravamo in smart working.
Perché siete passati da una controparte che ascolta il sindacato a una che non lo ascolta?
Perché è cambiato il vertice. Prima avevamo segretari generali con una conoscenza profonda della macchina amministrativa. Poi, nel corso degli anni, sono stati sostituiti da magistrati puri, completamente estranei alla dimensione organizzativa. Magistrati che non sanno cosa sia un contratto collettivo nazionale.
Quando le relazioni sindacali non funzionano bisogna chiamare in causa il vertice politico.
In teoria sì, ma anche lì c’è il vuoto. Specchio perfetto di una classe politica assente, inefficiente e spesso persino ostile alla Pubblica Amministrazione. Una classe politica che non ha alcun interesse per chi lavora nel nostro comparto.
Fp Cgil e Uilpa sono escluse dai tavoli di trattativa pur rappresentando la maggioranza dei lavoratori. Come può l’amministrazione non tenerne conto?
È l’effetto perverso del nuovo contratto collettivo. Insieme a FP Cgil la Uilpa rappresenta il 70% del personale dei nostri uffici, ma l’amministrazione si trincea dietro quella che loro chiamano “direttiva ARAN” e ci tiene fuori da ogni organismo, anche da quelli per l’innovazione. Non contano più la rappresentanza o la partecipazione. Pensi che alcuni soggetti siedono al tavolo delle trattative pur non avendo alcun iscritto. Ma non è solo una questione di clausole contrattuali.
Cosa intende dire?
C’è un pregiudizio strutturale nei nostri confronti, della Uilpa in particolare. Veniamo esclusi perché siamo quelli che disturbano, che denunciano. Anche per questioni storicamente consolidate – lo smart working, i premi di produttività – ci troviamo a lottare da soli.
Sta dicendo che chi denuncia le cose che non vanno subisce delle conseguenze?
Esatto. È il caso di Ancona e di Torino. Dove si assiste a un uso distorto della produttività, all’azzeramento dello smart working “a piacere” da parte del dirigente di turno, dove si respira un’aria pesante. Infatti, ogni giorno riceviamo segnalazioni. Ma senza un vertice che si apra al confronto è difficile affrontare i problemi.
Dalle considerazioni fatte sinora immagino ci sia stato anche un peggioramento dei servizi…
Decisamente. È tutto rallentato. È diventato complicato persino avere la lista dei dipendenti per inviare una mail. Nonostante i dipendenti in servizio oggi siano più di 1.050, l’organizzazione del lavoro appare lenta e ingessata. Il che, tuttavia, non significa che vi sia un calo di produttività del personale. Ad esempio, l’Ufficio per il Processo, anche grazie al supporto dei nuovi ingressi legati al PNRR, ha praticamente azzerato l’arretrato, anticipando addirittura i target previsti.
Come valuta, in generale l’apporto dei giovani?
Sono ragazzi appassionati, brillanti e studiosi. Ma, comprensibilmente, tradiscono una scarsa informazione sui problemi sindacali. Certamente, hanno un diverso modo di approcciare il rapporto tra diritti e doveri. Penso che ciò dipenda innanzitutto dalla distanza culturale che separa le vecchie generazioni lavorative dalle nuove. Il che è una conseguenza, forse la più grave, dell’enorme ritardo con cui viene effettuato un ricambio generazionale che andava iniziato molto prima. La trasmissione delle conoscenze in un’amministrazione complessa come la nostra, anche sul piano sindacale, non si improvvisa in poche settimane o in pochi mesi, ma ha bisogno di tempo e di gradualità.
A cura dell’Ufficio comunicazione Uilpa
Roma, 29 luglio 2025

