Qual è oggi il problema più urgente che il vostro Ente si trova ad affrontare?
Il tema più pressante è la riorganizzazione interna dell’ENAC. Si tratta di un processo che, per come viene gestito, genera forti criticità. La questione non riguarda tanto la riorganizzazione in sé, quanto il metodo: troppo spesso le decisioni arrivano dall’alto, senza un reale coinvolgimento del personale e delle organizzazioni sindacali. Questo determina un clima di incertezza, perché non si hanno informazioni chiare sulla nuova microstruttura, sugli incarichi o sui regolamenti interni. In più, il personale teme che questa riorganizzazione, così poco trasparente, possa avere ripercussioni sulle carriere e sulle condizioni di lavoro.
Altri problemi di rilievo?
La carenza di organico. L’Ente gestisce funzioni sempre più specialistiche – penso al settore droni, alla mobilità innovativa, alla regolamentazione europea – ma le risorse umane sono state ridotte negli anni. Anche con i piani di assunzione previsti, oggi è difficile coprire adeguatamente tutte le attività istituzionali. Inoltre, resta centrale il tema della valorizzazione professionale ed economica. I lavoratori svolgono compiti sempre più complessi e si aspettano progressioni di carriera, riconoscimenti economici e un vero investimento sulla formazione. In sintesi, l’urgenza è gestire il cambiamento in modo trasparente e partecipato, valorizzando il personale e rispettando la natura pubblica dell’Ente.
Dopo la firma del CCNL 2022-2024, com’è cambiato il rapporto con l’amministrazione?
La firma del CCNL ha avuto un duplice effetto. Da un lato, ha restituito alla UIL PA piena legittimazione nei tavoli di contrattazione integrativa: un passaggio importante, perché consente di partecipare attivamente alle scelte che riguardano l’organizzazione dell’Ente, le politiche del personale e l’utilizzo dei fondi decentrati. Inoltre, ha aperto il nuovo ciclo contrattuale 2025-2027, nel quale potremo incidere sui temi più rilevanti per la categoria.
Dall’altro lato, però, non ha risolto automaticamente le criticità nei rapporti con la dirigenza ENAC. Le difficoltà restano concentrate soprattutto sulla qualità delle relazioni sindacali interne: spesso il coinvolgimento arriva tardi, o arriva solo in parte, e questo rende complicato negoziare con piena consapevolezza. Anche su temi decisivi – come la distribuzione delle risorse del Fondo o l’applicazione dell’ordinamento professionale – emergono resistenze che non sono in linea con lo spirito del contratto nazionale.
La riorganizzazione dell’Ente resta uno dei nodi principali: chiediamo chiarezza sul futuro assetto, perché ogni scelta organizzativa ha ripercussioni dirette sulla qualità del servizio pubblico e sulla vita professionale dei dipendenti. In breve: la firma del CCNL ha rafforzato il ruolo sindacale, ma resta molto da fare per costruire una vera partecipazione interna.
Qual è la vostra esperienza nel coinvolgimento dei giovani neoassunti?
Il coinvolgimento dei giovani è una sfida fondamentale. ENAC assume profili altamente qualificati – ingegneri, tecnici, esperti di sicurezza – che entrano con forte motivazione, ma anche con aspettative molto chiare: percorsi di crescita rapidi, riconoscimento delle competenze e opportunità di specializzazione.
Molti giovani si avvicinano al sindacato quando comprendono che la contrattazione integrativa è determinante per la loro carriera: parliamo di progressioni verticali, indennità specifiche per attività tecniche, formazione certificata. Ma spesso c’è disinformazione: non tutti sanno, ad esempio, che i premi di produttività o le valorizzazioni economiche dipendono proprio dai tavoli sindacali.
Per questo investiamo molto nell’informazione diretta. L’obiettivo è una sindacalizzazione moderna, capace di rappresentare le nuove esigenze: smart working, tecnologia, riconoscimento della performance, tutela in una fase di riorganizzazione che può generare incertezze. Il coinvolgimento dei giovani non è scontato: va costruito mostrando con chiarezza l’utilità dell’azione sindacale.
Qual è, secondo lei, l’aspettativa principale dei lavoratori dal prossimo CCNL?
La valorizzazione economica e professionale. I lavoratori si aspettano un aumento salariale che non sia meramente simbolico, ma che recuperi l’inflazione e riconosca l’alta specializzazione richiesta in ENAC. L’aumento del tabellare e il rafforzamento dei fondi integrativi sono due temi centrali.
Accanto alla parte economica, c’è la richiesta di una piena applicazione dell’ordinamento professionale: accesso rapido alle Aree di Elevata Professionalità, criteri trasparenti per riconoscere le competenze tecniche, progressioni di carriera coerenti con le responsabilità reali.
Infine, i lavoratori chiedono chiarezza organizzativa e un forte miglioramento delle relazioni sindacali. Vogliono un Ente capace di valorizzare il personale e di affrontare la riorganizzazione in modo partecipato. Welfare, formazione, lavoro agile: sono elementi che, se rafforzati, possono rendere l’ENAC un ambiente più moderno, attrattivo e stabile.
A cura dell’Ufficio comunicazione UIL Pubblica Amministrazione
Roma, 25 novembre 2025

