Quali difficoltà incontra nello svolgimento del suo ruolo?
Le difficoltà riguardano il fatto che il MIT è una macchina enorme: comprende la Motorizzazione civile, le direzioni aeroportuali, la rete portuale, i provveditorati alle opere pubbliche e una moltitudine di uffici territoriali. Questo significa dover coordinare realtà molto diverse tra loro e affrontare esigenze specifiche. Oltre che muoversi continuamente tra le sedi territoriali. Gli incontri diretti sono fondamentali per capire i problemi veri e mantenere un rapporto umano con i colleghi.
Quali sono oggi i maggiori problemi sindacali all’interno del MIT?
Il problema principale è legato alla mancata firma del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Una scelta che ritengo giusta e coerente, ma che oggi viene usata come alibi dall’Amministrazione per escluderci da qualsiasi forma di partecipazione. Ogni volta che chiediamo una riunione o solleviamo una questione, la risposta è sempre la stessa: “non avete firmato”. Questo atteggiamento è inaccettabile, perché noi rappresentiamo la maggioranza dei lavoratori del Ministero. Una forma di chiusura totale al dialogo e al confronto. Certo come delegato RSU partecipo alle riunioni, ma non ho la libertà e l’autonomia che avrei come Coordinatore nazionale. È frustrante, perché molte proposte costruttive non vengono neanche ascoltate.
Le elezioni RSU hanno risentito della mancata firma del CCNL?
No, hanno dato risultati ottimi. Personalmente ho ricevuto oltre duecento preferenze e a livello complessivo abbiamo raggiunto risultati eccellenti. La mancata firma del contratto non ha inciso sul consenso perché i lavoratori hanno capito le nostre scelte e premiato la coerenza di non aver firmato qualcosa che andava a loro discapito.
In sintesi, come descriverebbe la situazione attuale del MIT?
Un ministero, strategico per il Paese, ma afflitto da gravi carenze organizzative. Servono assunzioni, chiarezza nelle regole e un ritorno al dialogo sindacale. E serve soprattutto rispetto per chi rappresenta la maggioranza dei lavoratori: perché senza confronto non c’è crescita e senza partecipazione non c’è servizio pubblico. Ogni comparto del MIT vive carenze strutturali: dalla motorizzazione ai trasporti ferroviari, fino al settore aereo. Ovunque mancano personale e risorse. L’aumento dei carichi di lavoro è evidente e si riflette sulla qualità del servizio offerto ai cittadini.
Come giudica l’evoluzione dello smart working nella pubblica amministrazione?
Purtroppo, assistiamo a grandi disomogeneità. In alcune direzioni si lavora da remoto cinque giorni su cinque, in altre si concede un solo giorno o addirittura nulla. Ogni dirigente decide in autonomia, spesso senza criteri oggettivi. Lo smart working è stato uno strumento prezioso durante la pandemia e potrebbe continuare a esserlo, ma manca una visione unitaria. Ridurlo o limitarlo senza regolamentazione significa creare disservizi non solo ai lavoratori, ma anche ai cittadini: penso a chi attende patenti, permessi o documenti per mesi.
Come si comportano i nuovi assunti nei confronti del sindacato?
All’inizio arrivano con un po’ di diffidenza. Spesso vengono illusi dall’idea di potersela cavare da soli, senza l’aiuto di nessuno, ma presto si rendono conto che il sindacato serve eccome. Il nostro compito è avvicinarli, ascoltarli e coinvolgerli. Io li considero non solo destinatari dell’azione sindacale, ma protagonisti: devono entrare nei meccanismi e diventare parte attiva. Per questo ho voluto costruire una Segreteria nazionale con molti giovani, per dare un segnale di rinnovamento. E stando a contatto con loro giornalmente mi accorgo che in realtà hanno tanto entusiasmo, ma devono essere maggiormente coinvolti.
A cura dell’Ufficio comunicazione Uilpa
Roma, 22 ottobre 2025

