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Interviste ai segretari regionali Uilpa
Calabria: Loredana Laria

Loredana Laria, Segretaria regionale UILPA Calabria

Iniziamo dal suo ruolo: quali sono oggi le principali difficoltà che incontra come Segretaria regionale?

 

Negli ultimi anni ho registrato una chiusura crescente da parte delle amministrazioni. Un tempo il confronto con il sindacato era considerato naturale, quasi necessario; oggi prevale un atteggiamento autoreferenziale che rende difficile il dialogo. Inoltre, la dirigenza è diminuita sia nel numero sia nella qualità e molte posizioni sono affidate a incaricati privi della formazione tipica dei dirigenti. Come può capire questo incide negativamente sul confronto perché chi ha la responsabilità solo “a tempo” tende a evitare qualunque scelta che comporti assunzione di responsabilità, incluso il dialogo con il sindacato.

 

Può spiegare meglio perché il dialogo con la dirigenza è oggi difficile?

 

Sì. Alcuni giovani dirigenti, con cui inizialmente avevo instaurato un confronto costruttivo, sono stati richiamati dai loro superiori e lo hanno detto chiaramente: il dialogo con il sindacato viene percepito come un “esproprio” del potere decisionale. Non è una mia interpretazione; è ciò che loro stessi mi hanno riferito. È un cambio culturale che pesa molto.

 

Secondo la sua esperienza, questa situazione deriva più dal clima politico o dalla debolezza della nuova classe dirigente?

 

La matrice principale è culturale e politica: l’idea che i corpi intermedi siano un ostacolo ha avuto effetti profondi. Detto ciò, la fragilità della classe dirigente attuale esiste ed è un fattore secondario, ma reale: chi ricopre un incarico temporaneo tende a tutelarsi, evita decisioni impegnative e cerca la riconferma. Questo porta a un rifiuto del confronto, non solo con il sindacato. Ma ripeto: il punto di partenza è il messaggio politico che tende a delegittimare il ruolo di mediazione del sindacato.

 

Come ha influito la mancata firma del CCNL 2022-2024 sulle relazioni sindacali e sugli iscritti?

 

Con gli iscritti non ci sono stati problemi. Ho spiegato perché quel contratto fosse peggiorativo: non portava risorse significative e modificava in peggio diversi istituti, dalle aspettative non retribuite alle ferie. Ma devo dire che i colleghi se ne sono accorti da soli. Con le amministrazioni l’effetto è stato relativo, perché gli spazi di contrattazione erano già ridotti. Per esempio, l’Agenzia delle Entrate ha smesso di convocare quasi chiunque, non solo noi. La cosa più spiacevole è stata l’ostilità di qualche rappresentante di altre organizzazioni sindacali che ha ostacolato in modo anche personale alcune convocazioni a cui ero stata invitata.

 

L’assenza della Uilpa dai tavoli negli ultimi mesi ha inciso sulla contrattazione decentrata?

 

Sì. La nostra assenza ha dato alle amministrazioni il pretesto per convocare solo le sigle più accondiscendenti, che però poi sono state completamente ignorate sulle questioni sostanziali. Le convocazioni si sono limitate quasi esclusivamente alla gestione dei fondi, perché senza un accordo quei soldi non possono essere distribuiti. Per il resto la contrattazione è stata di fatto azzerata. Chi aveva pensato di “crescere” sulla nostra assenza si è ritrovato invece delegittimato: la parte pubblica usa il sindacato compiacente, ma poi non lo rispetta. Questo arretramento, visibile in molte amministrazioni, conferma quanto sia dannoso togliere dal tavolo un sindacato che fa realmente il suo lavoro.

 

E oggi, con il rientro della Uilpa nei tavoli nazionali, come sta evolvendo la situazione?

 

I colleghi hanno accolto bene il rientro. Oggi come ieri si fidano del nostro operato e questo è ciò che conta. Ieri non abbiamo firmato un contratto che presentava troppi svantaggi, oggi abbiamo firmato perché il governo ha accolto una serie di nostre richieste. Per dirla in maniera chiara: non è la Uilpa ad essere tornata sui suoi passi.

 

Parliamo dei giovani neoassunti: che rapporto hanno con il sindacato?

 

È un rapporto complesso. I giovani sono cresciuti in un contesto individualista, abituati a interfacciarsi più con uno schermo che con una comunità. Non hanno interiorizzato il concetto di rappresentanza collettiva. Inoltre, vedono il sindacato come un’estensione della politica e pensano che la loro laurea o i loro master bastino per trattare “uno a uno” con l’amministrazione. Ne abbiamo iscritti molti, ma resta una partita impegnativa, che richiede pazienza e pedagogia.

 

In Calabria qual è la situazione dello smart working?

 

È a macchia di leopardo. L’Agenzia delle Entrate ha previsto da subito fino a nove giorni al mese; il Ministero della Giustizia praticamente nulla. In alcune sedi c’è apertura, in altre nessuna. Pesano due fattori: da un lato la resistenza culturale della dirigenza, soprattutto in ambito giustizia, dove si vuole il personale sempre in presenza; dall’altro la mancanza di strumenti. In alcuni uffici non esistono nemmeno dotazioni informatiche adeguate. Abbiamo insistito molto, ma in alcune realtà il divario è ancora forte.

 

A cura dell’Ufficio comunicazione Uilpa

 

Roma, 19 novembre 2025