Lei è Segretario regionale Uilpa dal 2022. Come valuta questa esperienza?
Positivamente. Sono particolarmente soddisfatto del lavoro svolto finora, soprattutto per la sinergia creatasi tra la mia provincia, Taranto, e le altre realtà territoriali. Insieme abbiamo realizzato molte iniziative importanti, tra le quali il progetto “UILPA In-Formazione” con il quale abbiamo organizzato attività formative e avviato una ricerca col supporto dell’Università del Salento. Un progetto che ha ricevuto grande attenzione dentro e fuori il nostro sindacato.
Qual è la difficoltà principale che ha incontrato nello svolgimento del suo ruolo?
La progressiva erosione delle relazioni sindacali. Le materie sulle quali un tempo potevamo intervenire si sono drasticamente ridotte. Gli istituti di partecipazione sono ormai ai minimi storici, e questo rende difficile dare risposte concrete ai lavoratori. Serve un impegno forte per riconquistare spazi di confronto e migliorare la qualità del dialogo con le amministrazioni.
C’è una materia, in particolare, che vorrebbe veder reintegrata nelle relazioni sindacali?
Senza dubbio l’organizzazione del lavoro negli uffici. Oggi siamo completamente esclusi da questa discussione, ed è un paradosso. In un’epoca di innovazione tecnologica e nuovi modelli organizzativi è impensabile che le rappresentanze dei lavoratori non abbiano strumenti di condivisione delle decisioni con le amministrazioni. Riacquisire un ruolo in questo ambito significherebbe contribuire realmente alla modernizzazione della Pubblica Amministrazione.
Nella sua regione quali sono i tre problemi principali degli enti delle Funzioni Centrali?
Il primo è la cronica carenza di personale. Il ricambio generazionale non sta producendo gli effetti sperati, e questo comporta un aumento del carico di lavoro per chi resta. Il secondo problema riguarda l’esternalizzazione dei servizi, specialmente in settori strategici come quello della Difesa, con il rischio concreto di uno svuotamento del ruolo pubblico. Il mancato ricambio delle professionalità ha già provocato una crescente esternalizzazione al privato. Il terzo è la precarietà: in molte amministrazioni, come quelle della Giustizia e dell’Interno, si ricorre troppo spesso a lavoratori interinali. Ma le carenze strutturali non possono essere colmate con il precariato: serve un piano di assunzioni stabili.
Secondo lei esiste un disegno per ridurre drasticamente il personale civile nel settore della Difesa?
Sì, è evidente. Non si tratta più di un’ipotesi, ma di un processo in corso da almeno 10-15 anni. Le riduzioni d’organico sono state sistematiche: la legge 244/2012 ha portato il numero massimo di personale civile da 30mila a 20mila unità. Oggi siamo a circa 12mila, il che significa che servirebbero almeno altre 8mila assunzioni solo per tornare alla soglia minima di dipendenti.
Perché il personale civile della Difesa dovrebbe essere preferito a quello privato esternalizzato o somministrato?
Per due motivi principali. Il primo è economico: l’esternalizzazione costa il doppio rispetto al personale interno. Il secondo è la prontezza operativa. Il dipendente pubblico garantisce risposte immediate, fondamentali in contesti come gli arsenali o le basi navali. Infine, c’è un fattore etico: chi lavora per lo Stato ha un rapporto di fedeltà e un senso del dovere molto forte, mentre il settore privato è nettamente orientato al profitto.
Qual è lo stato della contrattazione decentrata negli enti delle Funzioni Centrali?
Oggi la contrattazione si è ridotta quasi esclusivamente agli aspetti economici, spesso legati ai sistemi di valutazione, che però sono sotto il controllo unilaterale del datore di lavoro. Di fatto, la parte sindacale è relegata a un ruolo passivo. Il nostro obiettivo deve essere quello di riconquistare un vero spazio negoziale fino a raggiungere un’intesa e non a ratificare decisioni altrui. Senza questa possibilità, il ruolo del sindacato viene indebolito in modo strutturale.
L’assenza della UILPA tra i firmatari del contratto collettivo nazionale sta penalizzando l’azione sindacale?
In parte sì, anche se la contrattazione è oggi limitata. Stiamo cercando di sostenere i nostri RSU al massimo, ma è chiaro che pesa la mancanza della sigla nazionale ai tavoli. È urgente uscire da questa situazione per rafforzare l’azione sindacale in ogni sede.
A cura dell’Ufficio comunicazione Uilpa
Roma, 10 luglio 2025

