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La parola ai Coordinatori nazionali Uilpa
Antonio Bianco, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE)

Antonio Bianco, Coordinatore nazionale Uilpa MASE

Il suo ministero è in una fase di crescita. A che punto siete con gli organici?

 

Siamo in continuo divenire. Si è appena concluso un concorso per 298 posti, ma già nel 2021 eravamo cresciuti acquisendo dall’ex Ministero dello Sviluppo Economico (MISE, oggi MIMIT, ndr) tutto il personale che afferiva alla Direzione generale per l’approvvigionamento, l’efficienza e la competitività energetica e alla Direzione generale per le infrastrutture e la sicurezza dei sistemi energetici e geominerari. Con i concorsi pubblici dal 2019 fino ai più recenti del 2024-2025 stiamo diventando una realtà molto grande, sia come competenze che personale. A breve potremmo superare le 800 unità. È previsto inoltre un ulteriore concorso per 50 funzionari.

 

Quindi non avete problemi di personale?

 

In realtà qualche carenza c’è. Dal 2022 abbiamo registrato molte dimissioni, spesso legate alla vincita di altri concorsi, ma anche a insoddisfazione verso la nostra amministrazione. Questo a causa di assegnazioni non gradite, mancanza di coinvolgimento nell’organizzazione del lavoro, funzioni poco chiare. A ciò si aggiunge un dualismo storico e, a mio avviso, deleterio con le assistenze tecniche. Parliamo di società in house come SOGESID e, più di recente, Invitalia. Questo dualismo è stato alimentato nel tempo dalla dirigenza e si è tradotto nell’internalizzazione di molto personale proveniente da quelle realtà.

 

Quali sono le principali difficoltà che incontra nello svolgere il suo ruolo di Coordinatore nazionale?

 

Rispetto a qualche anno fa la situazione è peggiorata. L’attuale controparte amministrativa non convoca le organizzazioni sindacali non firmatarie del contratto e intrattiene rapporti problematici anche con la RSU, nonostante questa sia a maggioranza UILPA e CGIL (8 membri su 13). Le difficoltà maggiori riguardano dunque le relazioni sindacali: mancano dialogo e disponibilità al confronto su temi centrali come il fondo risorse decentrate, lo smart working, le trasferte, gli straordinari.

 

Da cosa dipende questo peggioramento delle relazioni sindacali?

 

Dalla riorganizzazione ministeriale. Abbiamo un nuovo capo del personale e un nuovo capo di gabinetto, ma si avverte una scarsa apertura al confronto. In precedenza, invece, c’era maggiore sensibilità per i problemi sindacali e più disponibilità all’ascolto.

 

Quali sono le problematiche principali che, come Uilpa, deve affrontare nel suo Ministero?

 

Uno dei più gravi riguarda la formazione. Il problema sono le 40 ore annuali da svolgere senza programmazione. I corsi spesso si sovrappongono al lavoro ordinario e questo penalizza i dipendenti, perché la performance influisce anche sul trattamento accessorio. Abbiamo chiesto che la formazione venga svolta fuori dall’orario di lavoro o che ad essa vengano dedicate giornate intere sospendendo le attività lavorative, ma al momento non veniamo ascoltati.

 

Quali altre criticità rileva?

 

Oltre alla formazione e alla mancanza di dialogo con l’amministrazione, ci sono due grandi problemi: la totale assenza di mobilità interna, che impedisce ai lavoratori di valorizzare competenze ed esperienze, e le difficoltà logistiche dovute alla ristrutturazione della sede di via Cristoforo Colombo, dove sono emerse problematiche serie come la presenza di amianto.

 

Il fatto di non aver firmato il contratto collettivo vi penalizza nei rapporti con i lavoratori?

 

È un’arma a doppio taglio. Molti colleghi ci hanno ringraziato per non aver firmato un contratto che riteniamo insufficiente. Altri ci hanno chiesto perché non l’abbiamo fatto, soprattutto considerando che alcune norme in esso contenute sono utili ai lavoratori. La verità è che questa scelta ci ha impedito di partecipare pienamente alla contrattazione integrativa, dove avremmo potuto portare soluzioni concrete ai problemi specifici della nostra amministrazione.

 

Qual è lo stato di applicazione degli istituti contrattuali come smart working e settimana di quattro giorni lavorativi?

 

Lo smart working funziona e copre gran parte del personale, ma c’è resistenza per i neoassunti, esclusi dai dirigenti fino al termine del periodo di prova, senza che esista una norma che lo preveda. Restano invece disattesi molti altri istituti: settimana corta, lavoro da remoto, coworking, telelavoro. In particolare, chi è in telelavoro riceve un rimborso spese esiguo e non ha diritto al buono pasto, una discriminazione che stiamo cercando di correggere.

 

Come state gestendo i nuovi ingressi, molti dei quali giovani?

 

Abbiamo fatto una campagna elettorale capillare per l’elezione delle RSU, incontrando i colleghi di persona, girando nei corridoi, parlando direttamente con loro. Questo ci ha permesso di coinvolgere anche i più giovani, molti nati dopo il 2000. È stata una boccata d’aria, l’età media del personale è scesa drasticamente. Il contatto umano resta la chiave per avvicinare i giovani al sindacato. Certo, avere il telefono sempre disponibile o la casella mail sempre attiva è importante. Ma quello che conta di più è la relazione diretta e quotidiana con le persone.

 

Molti nuovi assunti però si sono dimessi. Perché?

 

In parte per motivi economici. Alcuni avevano aspettative superiori, ingannati da informazioni scorrette sulle retribuzioni, ritenute più alte della realtà. Al primo stipendio molti hanno scoperto di guadagnare meno di quanto previsto e, se già provenivano da altre amministrazioni, sono tornati indietro. È un problema non solo nostro ma di tutta la Pubblica Amministrazione.

 

A cura dell’Ufficio comunicazione Uilpa

 

Roma, 24 settembre 2025