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Intervista segretari regionali Uilpa
Marche: Paolo Santaniello

Paolo Santaniello, Segretario regionale Marche

Lei ha assunto il ruolo di Segretario regionale da meno di un anno. Com’è stato l’impatto?

 

Difficile. Sono entrato a ottobre dell’anno scorso e ho trovato una situazione critica: mancava un archivio, non esisteva una rubrica di contatti con mail e numeri di telefono, insomma ho dovuto ricostruire da zero una rete di relazioni. Ogni territorio agiva per conto proprio, senza coordinamento. Perciò ho iniziato a visitare gli uffici a uno a uno. Mi sono costruito una mappa della regione e ho avviato la riorganizzazione. È stato un lavoro enorme, ma necessario. Perché, se non si ha un rapporto diretto con le persone il ruolo di Segretario non ha senso.

 

Come ha ricostruito questo rapporto?

 

Attraverso un’attività quotidiana molto concreta. Assemblee, colloqui individuali, programma di appuntamenti. Ho utilizzato i fondi del sindacato non per rimborsi personali, ma per organizzare momenti di confronto. Riunioni, incontri con candidati e delegati e la scelta ha pagato. Solo ad Ancona, da novembre, abbiamo avuto circa 75 nuove iscrizioni. Alle elezioni per le RSU, ho presentato quasi il doppio delle liste e ottenuto l’85% di voti in più rispetto al 2022. Le persone rispondono se sentono che qualcuno le ascolta davvero.

 

“Qualcuno che ascolta davvero”, cosa intende?

 

Intendo che molti dipendenti faticano a credere nel sindacato perché non vengono ascoltati nel modo giusto. Vedono la nostra istituzione come distante e inefficace quando invece è esattamente l’opposto. Il nostro lavoro deve essere allora quello di riconquistare la fiducia di questi lavoratori scoraggiati e giorno dopo giorno rimboccarci le maniche affinché capiscano l’importanza del sindacato. È faticoso, certo, ma è l’unica strada.

 

Quali sono le difficoltà principali che incontra nello svolgere il ruolo di Segretario regionale delle Marche?

 

La prima è la carenza drammatica di personale nella Pubblica Amministrazione. Questo genera un sovraccarico di lavoro insostenibile sui dipendenti. I dirigenti lo sanno, ma spesso invece di cercare soluzioni, aumentano la pressione creando tensioni all’interno degli uffici che poi devo sistematicamente risolvere. La seconda difficoltà è il clima politico: l’attuale governo ha ridotto gli spazi di azione del sindacato. C’è un atteggiamento di delegittimazione continua. La terza è la disillusione, la distanza. I lavoratori hanno smesso di credere che qualcosa possa cambiare. E proprio per questo è essenziale esserci, ascoltarli, intervenire.

 

Crede davvero che ci sia una volontà politica di indebolire il sindacato?

 

Sì, lo vedo ogni giorno. Dopo lo sciopero di dicembre, il clima è cambiato. Lettere ignorate, appuntamenti che non vengono concessi, dirigenti che si sentono autorizzati a non rispondere. È come se si sentissero protetti “dall’alto”. È un atteggiamento pericoloso, perché chiude ogni canale di dialogo e alimenta il conflitto.

 

Ci sono episodi che lo dimostrano?

 

Ne cito uno su tutti. Al TAR delle Marche, una dirigente ha negato le ferie a una lavoratrice con la 104, sostenendo che a gennaio non avesse ancora maturato il numero dei giorni richiesti. Un’assurdità. Per questo con la nostra coordinatrice nazionale stiamo preparando una denuncia. Ma ci sono altri esempi: alla Soprintendenza delle Belle Arti un dirigente ci ha addirittura impedito l’accesso agli atti. Siamo dovuti intervenire con azioni formali. È una situazione sempre più diffusa e sempre più grave.

 

Ma immagino ci siano anche dirigenti con cui si riesce a collaborare, giusto?

 

Sì, e sono quelli che capiscono il valore del benessere organizzativo. Il Questore di Ancona, ad esempio, mi ha chiesto aiuto per coprire alcune posizioni rimaste scoperte. Siamo riusciti, grazie alla collaborazione con la Uil Fpl, a individuare delle soluzioni. All’Avvocatura dello Stato il clima è ottimo: c’è collaborazione, rispetto, responsabilità. È la prova che, quando il dirigente ha una cultura del lavoro al passo coi tempi, si lavora bene, anche in condizioni difficili.

 

Questione giovani. Come li sta coinvolgendo?

 

Sto cercando di inserirli il più possibile nella Segreteria. Oggi ho una Segreteria composta da lavoratori molto giovani. L’80% dei candidati proposti per le recenti elezioni RSU erano nuovi iscritti. Il sindacato deve rinnovarsi, deve diventare scuola di partecipazione e di responsabilità. Bisogna creare un percorso per chi verrà dopo, affinché non si perda la forza e l’identità della UIL. E questo percorso si deve necessariamente fondare sui giovani.

 

A cura dell’Ufficio comunicazione Uilpa

 

Roma, 16 luglio 2025