Quali sono le principali difficoltà che incontra nello svolgimento di questo ruolo?
La principale è quella di coordinare in maniera ottimale tutte le realtà territoriali. D’altra parte, il Piemonte è una regione molto estesa e si avverte la necessità della presenza di un referente di categoria in tutte le province. Allo stato attuale, l’attività della Uilpa è incentrata soprattutto sul capoluogo di regione, che fa da traino a tutte le altre province. Io, nel mio doppio ruolo di segretario regionale e territoriale Uilpa, cerco di coordinare l’attività in tutto il Piemonte e, ho cercato di mettere ordine nell’organizzazione sui territori. In alcune realtà è difficile perché, nel corso degli anni, hanno dovuto affrontare molte modifiche a livello amministrativo, con accorpamenti, soppressioni, e così via. Altre realtà sono invece più consolidate sotto l’aspetto amministrativo e quindi sul piano sindacale riusciamo a presidiare meglio le strutture presenti in quei territori.
Le sembra che questo lavoro stia portando buoni risultati?
I risultati si sono visti in occasione delle ultime elezioni per le RSU. Siamo riusciti a coprire circa il 70% delle sedi elettorali. Abbiamo registrato un incremento di voti in quasi tutte le provincie, oltre alla crescita del numero di iscritti che già era in atto un po’ dappertutto. Questo vuol dire che la strada è quella giusta, ma bisogna comunque continuare a lavorare. A Torino siamo nettamente cresciuti sia in termini di voti che di seggi e adesso ci attestiamo intorno al 20% di rappresentatività. Ma un dato simile emerge anche dalle sedi sul territorio. Dovunque siamo riusciti a presentare la nostra lista, abbiamo ottenuto ottimi risultati.
Pensa che la UILPA sia stata penalizzata dalla mancata firma del CCNL?
Per niente. Anzi, devo dire che la scelta di non firmare il contratto ha avuto un riscontro positivo sul territorio. Ovunque siamo stati accolti dai colleghi con benevolenza e la mancata firma del CCNL si è trasformata per noi in un segno distintivo della nostra serietà. I problemi, semmai, sono stati altri. E sono proprio problemi, come dire, materiali, tecnici. Ad esempio, l’impossibilità per molti colleghi di scegliere di candidarsi a delegato RSU a causa dei carichi di lavoro che non consentono loro di sottrarre tempo alle attività d’ufficio.
Quali sono i tre problemi più importanti che si riscontrano nelle Funzioni Centrali del Piemonte?
Il primo problema è la carenza di personale che, come ho già accennato, si ripercuote sulla possibilità di fare sindacato in tutti gli uffici, visto che sono semivuoti. Si sono fatti diversi concorsi, ma i nuovi assunti si trovano poi alle prese con il secondo problema: l’impoverimento del lavoro pubblico. Abbiamo stipendi bassi rispetto al privato, da cui deriva una scarsa appetibilità del posto pubblico. Il terzo problema è l’esclusione della Uilpa dai tavoli della contrattazione decentrata, dovuta alla mancata firma del CCNL. Questo aspetto, a sua volta, rimanda a un problema più ampio che, in generale, investe il rapporto con la dirigenza. Rapporto che in alcune amministrazioni diventa sempre più difficile.
Può spiegare in che termini il rapporto con alcune amministrazioni è difficile?
Il più delle volte alzano un vero e proprio muro rivendicando le loro prerogative datoriali. Ma nelle realtà dove siamo riusciti ad aprire un confronto serio i benefici per l’attività lavorativa sono stati tangibili. Benefici riconosciuti dagli stessi dirigenti. Senza contare il fatto che in molti uffici siamo ancora costretti a riscontrare gravi lacune in ordine alle questioni della salute e della sicurezza sul lavoro. Abbiamo strutture tenute male che presentano seri problemi di sicurezza. Non dappertutto è così, sia chiaro: per fortuna abbiamo tante realtà dove la salubrità degli ambienti di lavoro è ad alti livelli. Però ci sono amministrazioni che lasciano davvero molto a desiderare. Penso, per esempio, al Ministero dell’Interno che a Torino il Ministero dell’interno ha un ufficio situato in un palazzo fatiscente.
Qual è la risposta dei giovani e dei neoassunti alle sollecitazioni del sindacato?
I nuovi assunti hanno un’idea diversa del sindacato rispetto ai più anziani. Molti arrivano da realtà lavorative di tipo privatistico, hanno vissuto esperienze di sfruttamento e guardano alla pubblica amministrazione quasi con un senso di riconoscenza. Per questo non vogliono mettersi ‘contro’. È difficile convincerli a metterci la faccia, perché vuol dire entrare in conflitto con la dirigenza, vuol dire essere penalizzati sul piano personale e professionale. Specie se si intende il sindacato come lo intendiamo noi della Uilpa: un sindacato con la schiena dritta.
A cura dell’Ufficio comunicazione Uilpa
Roma, 18 luglio 2025

