La Supercoppa Italiana parla azzurro. A Riad, nel silenzio rarefatto dell’Al-Awwal Park, il Napoli batte il Bologna e aggiunge un altro trofeo alla propria bacheca, a undici anni dall’ultima volta. È una vittoria che profuma di deserto e danza, perché nasce dai piedi leggeri di David Neres, brasiliano cresciuto con la ginga di Pelé e capace di farla vivere ovunque, anche sotto le luci saudite.
Il protagonista assoluto è lui. Due gol, due fotografie diverse dello stesso talento. Il primo è un capolavoro: al 38’ Neres rientra sul sinistro e disegna un tiro a giro che accarezza l’incrocio, il “tiraggir” che a Napoli è ormai lingua madre. Il secondo, al 56’, è più sporco e feroce: pressione alta, recupero nell’area piccola e scavino finale. Estetica e cattiveria, fantasia e disciplina. Una doppietta che chiude la partita e certifica il dominio azzurro.
La chiave del successo sta nella scelta tattica di Antonio Conte. Linee chiuse, esterni alti, pressing immediato: il Napoli non concede respiro e costringe il Bologna a rincorrere. I rossoblù provano a reagire, ma faticano a uscire puliti e sbattono contro una squadra organizzata, compatta, pronta a colpire di prima. Il portiere Ravaglia tiene in piedi i suoi a lungo, poi capitola sul raddoppio.
Per il Bologna resta comunque un viaggio storico, una finale inattesa che non cancella il percorso. Per il Napoli, invece, è la conferma di una mentalità vincente: due partite quasi perfette, zero gol subiti e un altro trofeo in valigia. Conte l’aveva detto: delle finali, alla fine, resta solo chi vince. Nel deserto di Riad, gli azzurri hanno trovato il loro fiore.

