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Concorsi pubblici: dal 2026 torna la stretta sugli idonei. Un passo avanti o uno indietro?

Dal 2026 il sistema dei concorsi pubblici italiani tornerà a essere segnato dalla cosiddetta “taglia idonei”, la norma che limita drasticamente il numero di candidati idonei non vincitori ammessi in graduatoria. Dopo i due anni di sospensione introdotti dall’art. 4, comma 9, del decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, la misura rientra in vigore imponendo un tetto rigido: solo il 20% in più rispetto ai posti banditi potrà entrare nella lista degli idonei utili agli scorrimenti. Tutti gli altri, pur avendo superato le prove, resteranno fuori.

 

La decisione segna una netta inversione di rotta rispetto agli ultimi anni, in cui la necessità di accelerare il reclutamento nella Pubblica Amministrazione aveva portato a graduatorie molto più ampie, spesso capaci di coprire fabbisogni emergenti senza indire nuovi concorsi. Questa flessibilità aveva rappresentato un vantaggio per gli enti, ma anche una possibilità concreta per migliaia di candidati che, pur non essendo vincitori, avevano potuto accedere all’assunzione grazie agli scorrimenti successivi.

 

Ora lo scenario cambia. La nuova stretta rischia di tradursi in un forte restringimento delle opportunità, soprattutto per i concorsi più partecipati, dove la competizione è già serrata. In pratica, non sarà più sufficiente essere preparati: bisognerà posizionarsi quasi perfettamente per non scomparire dall’orizzonte delle assunzioni. Una logica che, se da un lato promette efficienza, dall’altro pone interrogativi sulla reale equità del sistema.

 

Il paradosso è evidente: si parla sempre più di meritocrazia, ma si riduce lo spazio per chi ha comunque dimostrato di possedere le competenze minime richieste. Il concorso pubblico, che dovrebbe premiare il merito diffuso, rischia di trasformarsi in una selezione iper-elitaria, poco aderente ai bisogni reali delle amministrazioni, spesso a corto di organico.

 

Alcune eccezioni resteranno in piedi — come per il settore sanitario o scolastico — ma la stretta colpirà la maggior parte dei concorsi ordinari, quelli che rappresentano l’ingresso principale nel pubblico impiego per giovani laureati e diplomati.

 

In definitiva, più che un miglioramento del sistema, la norma appare come un ritorno a un’impostazione rigida e poco lungimirante. Una scelta che rischia di penalizzare non solo i candidati, ma anche la stessa Pubblica Amministrazione, che potrebbe trovarsi con meno strumenti per reclutare rapidamente le risorse di cui ha bisogno.