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Colombi-De Fazio. Le condizioni di lavoro nelle carceri sono insostenibili. Occorrono interventi straordinari

In Italia esiste un problema di cui si parla poco e male: le condizioni di lavoro degli agenti di polizia penitenziaria. Si tratta di condizioni spesso estreme che chiamano in causa l’intera organizzazione del sistema carcerario italiano. Utilizziamo il termine sistema, ma si tratta di un eufemismo perché di sistematico – ossia organizzato, prevedibile e strutturato – c’è ben poco. E c’è ben poco perché ciò che manca a coloro che devono controllare e dirigere la vita carceraria è la sicurezza del lavoro, mentre il benessere organizzativo appare come una chimera.

 

La UILPA intende avviare una “Operazione verità” per denunciare, numeri alla mano, le reali condizioni in cui gli operatori penitenziari sono costretti a svolgere quotidianamente la loro attività. Solo nei primi 4 mesi del 2024 ben 1.187 agenti di polizia penitenziaria sono rimasti vittime di aggressioni da parte dei detenuti. È un vero e proprio bollettino di guerra quello che giunge ogni giorno alla nostra attenzione: agenti picchiati, feriti, minacciati.

 

Sempre nei primi quattro mesi di quest’anno si sono registrati 3.149 casi di resistenza e ingiuria a pubblico ufficiale. Insomma, nelle carceri italiane c’è un alto tasso di violenza e a farne le spese sono i servitori dello Stato che si trovano in prima linea. Questa situazione comporta uno stress terribile che provoca tra il personale di custodia frequenti crisi psicologiche, depressioni e persino il ricorso al suicidio.

 

Le cause di questo malessere sono dovute proprio al fatto che il sistema carcerario non funziona. E non funziona da troppo tempo. È ovvio che celle superaffollate, strutture cadenti e carenza di attività di recupero per riempire le giornate dei detenuti provocano tensioni che tendono spesso a degenerare. E così anche tra i detenuti si registrano suicidi, atti di autolesionismo, risse.

 

Il quadro sommariamente descritto ha un responsabile: il corpo politico italiano. Per parlarci fuori dai denti le carceri sono ormai concepite dalla politica come vere e proprie discariche sociali e a farne le spese sono proprio gli operatori. Quante volte ci siamo sentiti dire dagli agenti di polizia penitenziaria che anche loro si sentono imprigionati. Ma come si fa a non vivere questo stato d’animo quando si è aggrediti ogni giorno, quando la mattina si va al lavoro e non si sa la sera si rientra a casa interi o con le ossa rotte? Come si fa a non vivere questo stato d’animo quando, per la spaventosa carenza di personale, bisogna tappare tutti i buchi e fare continuamente ore in più?

 

Dei circa 54mila posti necessari in organico, quelli effettivamente coperti risultano essere 36mila, mentre nelle carceri italiane sono presenti oltre 61mila detenuti a fronte di una capienza “massima” dei nostri Istituti di pena pari a 47mila posti. Solo noi leggiamo in queste cifre il segno di un annoso e preoccupante disinteresse dei governi verso una categoria di lavoratori pubblici che svolge una funzione essenziale per collettività?

 

Non stiamo a dilungarci, ma davvero nelle carceri italiane le condizioni di lavoro degli operatori è diventata insostenibile. E a una situazione straordinaria la politica non può che rispondere con misure straordinarie.

 

Sandro Colombi, Segretario generale UIL Pubblica Amministrazione

 

Gennarino De Fazio, Segretario generale Uilpa Polizia Penitenziaria

 

Roma, 25 giugno 2024

 

AGGRESSIONI AGLI AGENTI DI POLIZIA PENITENZIARIA – DATI UFFICIALI

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