Il 1° febbraio un colpo di stato militare in Myanmar (Birmania) ha rovesciato il governo del paese regolarmente eletto e installato una dittatura.

Da allora i militari hanno ucciso più di 1.000 manifestanti pacifici e sfollato 175.000 persone. 7.000 persone sono state arrestate, detenute e condannate. 300.000 lavoratori sono stati licenziati e la maggior parte dei sindacalisti sono stati costretti a nascondersi.

Il Consiglio dei sindacati globali ha chiesto alla comunità internazionale di agire con urgenza contro il colpo di stato militare e di porre fine alle atrocità e alla catastrofe dei diritti umani in Myanmar.

In giugno, sotto la spinta del gruppo dei lavoratori dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, la Conferenza Internazionale del Lavoro ha respinto le credenziali dell'illegittima giunta militare di Myanmar e ha chiesto il ripristino della democrazia nel paese.

È ora che le Nazioni Unite facciano lo stesso.

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