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Oggi ripercorriamo la presentazione del libro "Il divorzio di San Valentino" di Giorgio Benvenuto e Antonio Maglie, con gli stessi autori e con Gian Maria Fara, Presidente dell'Eurispes, intervistati dalla giornalista Velia Iacovino.

Ecco la recensione del libro, a cura di Simonetta Colaiori.
“Il divorzio di San Valentino” è il volume scritto insieme al giornalista Antonio Maglie da uno dei protagonisti delle vicende di quegli anni. All’epoca Giorgio Benvenuto era infatti Segretario confederale della UIL.
Una narrazione analitica e ricca di documentazione, anche inedita, articoli e foto, con la quale Giorgio Benvenuto ci offre una preziosa ricostruzione storica degli avvenimenti che precedettero l’accordo di San Valentino del 1984 ovvero l’intesa sottoscritta tra il Governo di Bettino Craxi e i Sindacati (solo Cisl e Uil) con lo scopo di ridurre l’incidenza della scala mobile ed arginare l’inflazione, che da tempo viaggiava a livelli sempre più elevati.
Arricchiscono la cronaca le molte testimonianze fornite da coloro che vissero da vicino quelle stesse vicende. Ne esce un volume completo, estremamente particolareggiato nei dettagli, spesso non noti. Una narrazione in cui lo stile del repor-tage si fonde con la trasposizione giornalistica del vissuto.
Il racconto assume carattere evocatorio, grazie alla diretta testimonianza dell’autore e di coloro che comparteci-parono a quegli eventi o che, semplicemente, ne furono attenti osservatori.
Un testo prezioso per coloro che vissero quel momento storico pur senza avere piena contezza dei discorsi, dei retroscena, degli stati d’animo di coloro che si muovevano, gioco-forza, sulla scena politico-economica e sindacale. Una lettura altrettanto indispensabile per coloro che all’epoca erano ancora troppo giovani.
Il clima e lo scenario politico-econo-mico, la profonda spaccatura sindacale, la trepida attesa degli esiti del referendum abrogativo, le rivolte in piazza, la contestazione dei sindacati che avevano firmato l’accordo, l’assassinio dell’economista Ezio Tarantelli, assumono connotati e-stremamente realistici, quasi estrapolati dai limiti della sintesi storica, seguendo un climax ascendente di profonda intensità.
“Chi ha vinto e chi ha perso?” È la domanda lecita che pone Benvenuto alla fine della lunga ricostruzione.
Le sue considerazioni sono altrettante lecite:
“Sicuramente quel provvedimento ha consentito al Paese di battere l’inflazione e su questo possono correre veramente pochissimi dubbi”.
“Quel decreto richiamava inevitabilmente la riforma del welfare e del mercato del lavoro. Ne avremmo avuto bisogno perché stiamo precipitando, come Stato, in una sorta di illegalità”.
“Lo spirito di quel decreto avrebbe potuto favorire la definizione di una riforma del mercato del lavoro più coerente, una riforma in cui la flessibilità fosse vista come strumento e non come principio ideologico e cartina tornasole di una modernità che ha portato solo a uno sviluppo incontrollato e, probabilmente, ingovernabile della precarietà; un mercato del lavoro ricostruito per fare incontrare domanda e offerta, per valorizzare le capacità e le competenze, le qualità umane e professionali”.